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10/03/2026 10:31

Tangenti alla Regione anche per appalto porto Donnalucata: arrestati un imprenditore e un dirigente regionale

Ad aggiudicarsi le commesse pubbliche un condannato per mafia.

di Redazione

Palermo – Un imprenditore, mafioso e massone, di Favara avrebbe stretto un patto corruttivo con un dirigente regionale per ottenere alcuni appalti pubblici. Commesse in cambio di tangenti e silenzio. La condanna per mafia e gli anni in carcere sarebbero stati tenuti nascosti.

Su richiesta del procuratore Maurizio de Lucia e dell’aggiunto Vito Di Giorgio della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sono stati arrestati l’imprenditore Carmelo Vetro e il dirigente regionale Giancarlo Teresi in servizio all’assessorato alle Infrastrutture.

Altri rischiano gli arresti domiciliari e attendono di conoscere il loro futuro che sarà deciso dopo interrogatori preventivi da parte del giudice per le indagini preliminari. Sono Salvatore Vetro, fratello di Carmelo, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e gli imprenditori Antonio Lombardo e Giovanni Aveni.

Indagando su Vetro sono emersi i rapporti con il manager della sanità siciliana Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Venerdì sarà interrogato.

Sono tutti indagati per corruzione con l’aggravante di avere agevolato Cosa Nostra. Nella fedina penale di Vetro, figlio di un boss, c’è infatti una condanna definitiva a 9 anni per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Favara. Ha scontato più di sette anni in carcere. Era stato arrestato nel 2012 per avere avuto un ruolo di primo piano nella ricostituzione della Cosa Nostra agrigentina dopo l’arresto dei latitanti Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone. Una macchia che gli avrebbe dovuto impedire di fare affari con la Regione siciliana ed invece ha continuato a ricevere commesse pubbliche.

Gli investigatori della squadra mobile e della Dia di Trapani assieme ai poliziotti della Sisco di Palermo si sono concentrati sulla “An.sa Ambiente” che si è occupata del dragaggio del porto di Marinella di Selinunte. Teresi, dirigente nel dipartimento regionale delle Infrastrutture marittime e portuali, è stato il responsabile unico del procedimento. In cambio avrebbe ricevuto una tangente da 1.500 euro.

Il modus operandi si sarebbe ripetuto per i lavori nel porto di Donnalucata e per gli interventi contro l’erosione delle spiagge di Spinasanta a Scicli (entrambi in provincia di Ragusa), e a Terrasini nel Palermitano. In questo casi le tangenti ammonterebbero a 8 mila e 20 mila euro. Il Gip ha disposto anche il sequestro di 228 mila euro ritenuti il profitto del reato di corruzione.

Tra gli indagati c’è anche Lombardo, cognato di Vetro e amministratore della “An.Sa Ambiente” dietro cui ci sarebbe la regia dei fratelli Carmelo (che risulta fra i dipendenti) e Salvatore Vetro. Sono emersi dei contatti anche con Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro, chiamato in subappalto dall’imprenditore Giovanni Aveni per trasportare le alghe ammassate nel porticciolo di Selinunte. Ci sarebbe stata la complicità sia del dirigente Teresi che del funzionario Mangiapane.