Il filo rosso del patrimonio dell'Umanità
di Redazione
Scicli – Cognome russo, nata a Sofia, in Bulgaria, torinese di fatto, nonna di Noto. Tatiana Kirova è cittadina del mondo e forse per questo motivo l’Unesco l’ha scelta come proprio referente per valutare le nomination, le candidature dei nuovi siti che vogliono diventare patrimonio dell’umanità. Fu lei dieci anni, fa, insieme a Ray Bondin, a decretare il riconoscimento Unesco per il val di Noto. Dieci anni dopo Tatiana, che insegna all’Università della Mole, è tornata a Scicli. Ha tenuto una lectio magistralis a palazzo Spadaro, a Scicli, nell’ambito di un corso ASS.I.R.C.CO. sul tema: “Patrimonio architettonico e rischio sismico. Metodi e strumenti dalla prevenzione agli interventi sell’edilizia storica e monumentale”.
La Kirova ha parlato di paesaggio: “A Scicli la cornice è entrata dentro il quadro. L’orografia delle cave e delle colline fa parte dei monumenti, in esse le chiese e i palazzi si sono innestati in un connubio mirabile fra natura e cultura. La difficoltà oggi è far comprendere ai progettisti che i manufatti che realizzano non devono essere monumenti al loro ego, ma interventi in punta di matita”.
La Kirova ha parlato della difficoltà di includere nel Patrimonio Unesco delle otto città del Val di Noto comuni come Militello Val di Catania, o Palazzolo Acreide. Può essere solo un monumento, solo una chiesa, il tessuto connettivo di un sito complesso che si articola su otto città? La risposta, due lustri fa, fu no. Allora cosa contribuisce a creare l’identità paesaggistica, oltre alla ricostruzione tardo barocca post terremoto del 1693? “I muretti a secco, i fichi d’india, ma anche la marmellata di fichi d’india”. La marmellata? “Si, la marmellata. Perché il paesaggio è sedimentazione culturale, ma nella identità comune ci sono le prassi, le abitudini, i momenti immateriali, che rappresentano tratti distintivi di quella identità”. Tatiana rintracciò il filo rosso che legava Ragusa, Modica, Scicli, Noto, Palazzolo Acreide, Caltagirone, Militello Val di Catania e Catania. Le chiese di Rosario Gagliardi, e i muri a secco, i fichi d’india, e la marmellata che se ne fa. Questa complessità di ingredienti ha fatto del Val di Noto un patrimonio dell’Umanità. Il corso è stato seguito da un nutrito numero di architetti e ingegneri, oltre che di paesaggisti, attenti alle buone prassi del costruire. Tema quanto mai sentito oggi, alla luce della terribile esperienza che il Paese sta vivendo in Emilia. Preservare vite umane e patrimonio architettonico è un must per chi progetta e costruisce nuova architettura o si occupa del recupero di quella esistente e che i nostri avi ci hanno consegnato in eredità.
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