L’ASP di Ragusa investe su software, dati e piattaforme. Sicuri che non non c’era già la centrale di telemedicina?
di Gabriele Giannone
Ragusa – Nove milioni di euro per la telemedicina. Ma quanto di questo investimento arriverà materialmente nelle case degli anziani?
È la domanda che emerge leggendo la delibera n. 2040 del 29 settembre dell’Asp di Ragusa, con la quale viene avviato un appalto specifico nell’ambito del progetto PNRR dedicato alla telemedicina per i “grandi anziani”, gli over 80 affetti da almeno una patologia cronica.
L’operazione coinvolge complessivamente quattro aziende sanitarie. Ragusa è capofila del raggruppamento con Messina e Caltanissetta, mentre un secondo lotto riguarda Agrigento. Il primo vale 6.119.821 euro, il secondo 1.223.964 euro. Complessivamente sono 7.343.785 euro più IVA e, considerando IVA e incentivi tecnici, il quadro economico arriva a 9.065.154 euro per 18 mesi.
I destinatari sono 3.500 anziani per il progetto guidato da Ragusa.
Un rapporto puramente aritmetico di circa 2.158 euro per anziano, considerando l’intero quadro economico.
Ma leggendo la delibera si scopre un particolare significativo. L’oggetto della gara non viene descritto come l’acquisto di apparecchiature sanitarie da consegnare agli anziani.
Milioni per Business Intelligence e Data Governance
L’ASP scrive che l’appalto è finalizzato all’acquisizione di una “piattaforma e dei relativi servizi interaziendali di Business Intelligence, Data Governance e Centro Servizi in ottica Smart Health”.
L’obiettivo sanitario annunciato è importante: permettere agli anziani cronici di essere seguiti a casa, migliorare l’aderenza alle terapie, prevenire il deterioramento cognitivo e contrastare l’isolamento sociale. L’Asp aveva presentato pubblicamente il progetto come un intervento da circa 8 milioni per prendere in carico 3.500 persone.
Ma tra l’obiettivo sanitario e la struttura economica dell’appalto resta da comprendere quanto denaro servirà direttamente all’assistenza dell’anziano e quanto finanzierà l’infrastruttura digitale che dovrà gestirla.
Nella delibera dell’Aspo ragusana da oltre sette milioni di imponibile, l’accento è posto su Business Intelligence, Data Governance e Centro Servizi.
Ma c’è un’altra questione che merita di essere approfondita.
C’è già un’altra piattaforma finanziata per 2,4 milioni. Nel giugno scorso, infatti, la Regione Siciliana ha ammesso a finanziamento un altro progetto dell’ASP di Ragusa per 2.428.440 euro. Il titolo è: “Strumenti e supporto per la creazione di una Centrale Operativa tecnica per i servizi di telemedicina rivolti ai pazienti fragili”.
Diventa quindi legittimo chiedere quale sia il rapporto tra i due investimenti, se le piattaforme siano complementari, quali funzioni svolga ciascuna e soprattutto se vi siano servizi tecnologici sovrapponibili.
Perché da una parte abbiamo oltre 9 milioni di quadro economico per il progetto Grandi Anziani gestito da Ragusa per quattro ASP; dall’altra altri 2,428 milioni destinati proprio a una Centrale Operativa tecnica di telemedicina dell’Asp ragusana, con utilizzo anche dell’intelligenza artificiale.
E dire che la Sicilia dispone già di un Piano operativo regionale di Telemedicina, che prevede una piattaforma regionale destinata proprio all’erogazione a distanza dei servizi sanitari e al monitoraggio domiciliare dei pazienti.
La tecnologia, inoltre, corre molto più velocemente delle procedure amministrative, ma rende però ancora più importante una domanda di trasparenza: perché servono oltre sette milioni di euro di software e servizi? Quali sono esattamente le prestazioni acquistate? Quanto costa ciascuna?
E soprattutto: alla fine dei 18 mesi, cosa resterà concretamente nelle case dei 3500 anziani?
Perché la telemedicina ha senso se la tecnologia diventa uno strumento per portare la sanità dentro casa. Il rischio è che, mentre milioni di euro viaggiano tra piattaforme, Business Intelligence, Data Governance e Centri Servizi, il paziente resti davanti allo stesso telefono di prima.
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