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17/06/2026 19:05

Terapia del dolore, all’ospedale di Vittoria la neurostimolazione del ganglio della radice dorsale

Al Guzzardi di Vittoria.

di Redazione

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Ragusa – Una possibilità terapeutica avanzata per i pazienti che convivono con forme di dolore cronico persistente, difficili da trattare con i percorsi tradizionali. All’ASP di Ragusa viene eseguita la neurostimolazione del ganglio della radice dorsale, una procedura mini-invasiva che consente di modulare la trasmissione del dolore lungo le vie nervose e di migliorare la qualità di vita dei pazienti.
La procedura viene effettuata dallo Spoke di Terapia del Dolore, diretto dalla dottoressa Jessica Naimo, al Guzzardi di Vittoria ed è indicata in alcune forme di dolore neuropatico e cronico localizzato, soprattutto quando il dolore non risponde in modo adeguato alle terapie farmacologiche e riabilitative. Può essere presa in considerazione, tra gli altri casi, anche per dolori cronici persistenti successivi a interventi chirurgici, come quelli ortopedici o di altra natura, e per condizioni in cui la lesione o l’irritazione di un nervo determinano una sofferenza prolungata.
Il ganglio della radice dorsale è una struttura nervosa coinvolta nella trasmissione degli impulsi dolorosi dalla periferia verso il midollo spinale e i centri superiori. La stimolazione elettrica mirata consente di modulare questi segnali, riducendo la percezione del dolore e favorendo un miglioramento della funzionalità della persona. Il trattamento viene eseguito in anestesia locale e prevede l’inserimento di un elettrodo in prossimità del canale spinale, vicino alla struttura nervosa interessata.
“Una delle caratteristiche più rilevanti della procedura – spiega la dottoressa Naimo – è la possibilità di effettuare una fase di test: il paziente può verificare l’efficacia della stimolazione prima dell’impianto definitivo. Quando il test dà esito positivo, l’elettrodo viene impiantato sottocute e collegato a un neurostimolatore, una sorta di “pacemaker del dolore”, posizionato generalmente in regione sovraglutea o addominale. L’obiettivo – aggiunge – non è soltanto ridurre l’intensità del dolore, ma restituire al paziente una migliore qualità di vita: camminare con maggiore sicurezza, recuperare autonomia, dormire meglio e riprendere attività quotidiane che il dolore cronico può compromettere in maniera significativa”.
La stimolazione può essere monitorata nel tempo dai medici del Centro di Terapia del Dolore, che seguono il paziente anche dopo l’impianto, regolando il dispositivo in base alla risposta clinica e all’evoluzione del quadro.