Attualità
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07/01/2011 16:58

Terremoto de L’Aquila, Pierangelo: Io non crollo

Pierangelo è un dottorando all'Università de L'Aquila

di Telenova

Pierangelo Bellio
Pierangelo Bellio

Santa Croce Camerina – La rinascita de L’Aquila raccontata sulle pagine de L’Espresso, nel primo numero del 2011, dal giornalista Emiliano Fittipaldi passa anche dalle parole di un santacrocese, Pierangelo Bellio, che nel capoluogo abruzzese vive e studia da qualche anno. Pierangelo è un dottorando all’Università de L’Aquila. Quando il terremoto devastò la città, lui fortunatamente non era in Abruzzo, ma ha vissuto in prima persona la fase della ricostruzione. Oggi il centro storico de L’Aquila è disabitato, la città non ha più un cuore pulsante e i suoi cittadini, quasi come in una diaspora, sono stati dislocati nella periferia e nell’hinterland del centro urbano. Anche Pierangelo ha dovuto abbandonare la casa che aveva in affitto; la serie di scosse sismiche l’avevano resa inagibile. Accompagnato dai Vigili del Fuoco, col caschetto in testa, ha raccolto le proprie cose e le ha spedite a Santa Croce; per sè ha tenuto una valigia con lo stretto necessario per poter studiare. A settembre del 2009 è stato costretto a migrare negli Usa per continuare gli studi; vi è rimasto sei lunghi mesi. Quando torna a L’Aquila la situazione non è mutata: Pierangelo è costretto a girare da un B&B all’altro, chiedendo a volte ospitalità ad alcuni amici. La valigia sempre pronta per spostarsi da una camera all’altra degli alberghi aquilani e la dura, incessante ricerca di una casa da affittare. “Il problema è l’affitto – dichiara Pierangelo Bellio -. I prezzi sono schizzati alle stelle. Ci sono speculazioni incredibili”. Pierangelo rimpiange il “giovedì aquilano” quando gli universitari si ritrovavano in centro città per stare insieme e chiaccherare. Oggi la “via del passeggio” è una strada periferica, via della Croce Rossa, dove pub e bar sono sorti in piccoli locali. Qualcuno preferisce via Corrado, altro luogo di aggregazione; in tanti si vedono in un centro commerciale, il nuovo nucleo de L’Aquila. A novembre Pierangelo ha trovato casa, anche se paga d’affitto molto più di quanto pagava prima del terremoto. Nei primi tempi si è adattato e in attesa dell’allaccio del gas metano ha dovuto fare la doccia riscaldando l’acqua in pentole e cucinare sul fornello a gas. I suoi familiari lo scorso mese hanno potuto rispedire a L’Aquila tutti i pacchi che dopo il terremoto era stato costretto a mandare in Sicilia. I suoi studi procedono con profitto. Pierangelo torna a mettere radici in una terra che finalmente gli offre stabilità e certezze; gli mancano le passeggiate in centro, assiste alla lenta rinascita di una città che pare non trovare un fulcro vitale attorno a cui svilupparsi, è testimone di quanto sia difficile “ricostruire”.