Cultura
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15/02/2008 01:18

Terzani in Cambogia: il diario di un abbaglio

di Redazione

Uomini e donne vestiti di nero, con la pelle grigia per la malaria e gli stenti della vita nella giungla, i fucili a tracolla, gli sguardi assenti, pronti a ripetere alle loro vittime: “A tenerti in vita non c’è niente di guadagnato, a ucciderti non c’è niente di perso”.

Tiziano Terzani descrisse così i khmer rossi quando li vide per la prima volta. Le sue corrispondenze dalla Cambogia sono raccolte ora in un libro, Fantasmi (Longanesi), uscito il 14 febbraio, a quasi quattro anni dalla morte del giornalista e scrittore.

“Mi sono resa conto che in questi ultimi anni era stato posto l’accento sul Tiziano degli ultimi libri, ma in realtà non c’è stata mai cesura con il suo passato”, ha spiegato la moglie, Angela Terzani Staude.

Di qui la decisione di pubblicare in italiano i tre scritti usciti in Germania come Olocausto in Cambogia, ma anche i dispacci inviati da Terzani come corrispondente dal Paese asiatico a Der Spiegel, al Giorno, all’Espresso, al Messaggero, a Repubblica, al Corriere della Sera.

 Testi che documentano “il fascino che Tiziano, uomo di sinistra e appassionato dei fatti” ha sottolineato la moglie “avvertì per un mondo trasognato, pieno di fantasie e superstizioni. Ma anche la sua disillusione nei confronti dei khmer rossi, che aveva sostenuto e che poi si macchiarono di un genocidio che fu uno degli eventi più terrificanti del secolo scorso”, costato la vita a due milioni di persone.