di Redazione
Minacce all’ex sindaco Piero Torchi.
A più riprese, a distanza di tempo l’una dall’altra, denunciate all’autorità giudiziaria ma rese pubbliche soltanto ieri mattina.
“Non l’ho fatto prima – ha detto Torchi – perché non volevo turbare le istituzioni che in quel momento rappresentavo. L’ho fatto per serietà, una serietà che però adesso sconto! Sono convinto infatti che se avessi creato, allora, il caso eclatante, non ci troveremmo a questo punto”.
Torchi, nel corso della conferenza stampa svoltasi stamattina assieme ai due legali Bartolo Iacono e Luigi Piccione, ha reso pubblico il contenuto solo di una delle minacce ricevute.
“Mi si diceva: “ti stiamo ammazzando senza bisogno di pistole”, questo era il contenuto delle lettere”.
L’ex primo cittadino, assieme ai suoi difensori, ha preferito glissare sull’eventuale collegamento con la sua attività politico-istituzionale o se, il momento che sta attraversando, può avere alle spalle una regia di carattere politico.
Difficile però non comprendere una lapidaria dichiarazione dello stesso Torchi: “se qualcuno, al di fuori delle istituzioni preposte – ha detto – pensa che tutto questo serva a farci scomparire, ha sbagliato! Tante persone credono in me e vogliono che prosegua nella mia attività politica, con la stessa grinta, con un rinnovato entusiasmo, ma anche con la consapevolezza che in questo Paese, oggi è più facile uccidere un uomo con altri strumenti che con le armi da fuoco”.
Nel corso della conferenza stampa, convocata per “fare chiarezza” attorno alla vicenda che lo vede iscritto nel registro degli indagati assieme ad altri dodici tra funzionari comunali, politici ed imprenditori, Piero Torchi ha anche ribadito l’intenzione di voler tutelare e salvaguardare la dignità della sua famiglia.
“Di cose ne sono state dette davvero tante in questi giorni, adesso – ha sorpreso – mi umilierò: questi sono i miei possedimenti, il mio patrimonio ed i miei conti in banca” e via all’elencazione di cifre, dati e date.
I legali, Bartolo Iacono e Luigi Piccione, scelti da Torchi perché “scevri da eventuali condizionamenti politici”, hanno poi puntato il dito contro la “colonna infamante politico-mediatica” eretta contro il proprio assistito.
“Siamo in possesso solamente – hanno spiegato – della richiesta di proroga delle indagini, datata gennaio. Da questa apprendiamo l’ipotesi di reato che riguarda l’associazione a delinquere ed il riciclaggio, ma anche la data d’iscrizione nel registro degli indagati del nostro assistito che risale a settembre, mentre altri undici sono stati iscritti a giugno. Siamo fiduciosi nella Magistratura a cui chiediamo indagini attente e approfondite ma anche tempi celeri per giungere alla verità dei fatti”.
Per intanto Torchi ha chiesto ufficialmente alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modica, di essere ascoltato sulla vicenda.
Giorgio Caruso
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