di Redazione
Un libico, un albanese e un tunisino. Spacciavano cocaina, nascosta in un sacchetto insieme a dell’aglio, adescando clienti in piazza Italia e usando come quartier generale l’abitazione di uno dei tre in via Porticale, a San Nicolò, dove un fido pastore tedesco fungeva da allarme anti intrusione.
Sono stati arrestati dagli uomini del commissariato di Modica, coordinati dal vice questore aggiunto Antonietta Malandrino, in seguito a un’attività di intelligence durata qualche settimana. I tre erano soliti trasferirsi spesso di residenza per non dare troppo nell’occhio in quartieri in cui il controllo sociale è elevato. I clienti giovani sciclitani ed extracomunitari. Il punto di riferimento delle relazioni sociali in cui avviene lo spaccio a Scicli è sempre la centralissima piazza Italia, diventata da salotto a luogo di degrado.
I movimenti erano ripetitivi: l’aggancio del cliente in piazza, il trasferimento in via Porticale. Lunedì notte gli investigatori hanno deciso di fare irruzione, seppur consci di trovarsi di fronte un agguerrito pastore tedesco, tenuto appositamente all’interno dell’abitazione dagli extracomunitari per “tutelarsi” dai controlli delle forze dell’ordine. I tre sono stati bloccati, mentre tentavano la fuga, rendendo vano il tentativo da parte di Saber Jaida, di fuggire a piedi per le viuzze. Durante l’immediata perquisizione domiciliare presso l’abitazione di Topi Veiz, 24enne di origine albanese, residente in Italia da qualche mese, gli agenti rinvenivano 35 grammi di cocaina pura ripartita in varie dosi da smercio, ed un’ingente somma di denaro contante. Venivano sequestrati anche due bilancini di precisione, utilizzati per l’illecita attività. Al termine dell’operazione, i tre sono stati condotti nella Casa Circondariale di Modica con l’accusa di concorso in detenzione finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Al termine dell’attività, peraltro emergevano altri fatti reato addebitabili ai due cittadini magrebini. In particolare, ghorab Ossama, risultava latitante ovvero colpito da ordine di carcerazione, per reati specifici in materia di stupefacenti, emesso dalla Procura di Trento. L’altro, invece, seppur destinatario di un provvedimento di espulsione emesso nell’anno 2004, perché trovato irregolare su questo territorio, non vi aveva volontariamente ottemperato continuando a permanere nel territorio di scicli in stato di clandestinità. Per tutti i tre, in virtù della recente normativa di Legge in materia di stranieri, si configura l’aggravante per il fatto di avere commesso il reato principale in stato di clandestinità.


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