Aumentano i furti durante i voli (soprattutto notturni e lunghi).
di Redazione
I furti in volo sono diventati così significativi in alcune aree del mondo, e in particolare su determinate rotte, che diverse compagnie hanno iniziato a introdurre segretamente dei guardiani a bordo dei propri aerei per contrastare il fenomeno. È quanto spiegano almeno cinque amministratori delegati di altrettanti vettori sparsi tra Asia ed Europa, a margine dei lavori dell’assemblea annuale della Iata che si è svolta a Rio de Janeiro.
La situazione non è ancora allarmante, precisano tutti, ma ha raggiunto numeri tali da aver portato una trentina di aerolinee da tutto il mondo ad affrontare il tema dei ladri in alta quota poche settimane fa a Doha, in Qatar. “Purtroppo quasi ogni giorno riceviamo report di viaggiatori che hanno denunciato la sparizione sui nostri voli di oggetti preziosi, portafogli, computer, tablet, cellulari, cuffie”, raccontano due ceo.
Loro, come gli altri, hanno chiesto l’anonimato per non fornire informazioni ai criminali e per non alienarsi parte delle prenotazioni future. “Nei nostri briefing settimanali ormai facciamo il punto anche sulle rotte più esposte a questo tema che è oggettivamente complicato da gestire”, rivela un altro amministratore delegato. “Si tratta di criminali abili, portano a segno il colpo anche in pieno giorno con decine di passeggeri svegli”.
Il fenomeno dei furti in volo era emerso in particolare dopo la pandemia, come raccontato nel 2024 dal Corriere. Si è aggravato, sostengono i ceo e gli addetti ai lavori, con l’aumento significativo delle persone che viaggiano soltanto con il bagaglio a mano, oltre allo zaino o alla borsetta. “In questo momento aumentano le valigie potenzialmente interessanti per i ladri”, dicono i manager consultati.
Ad accentuare il tasso di rischio è anche il fatto che in diverse occasioni il trolley – per ragioni di spazio – non finisce nella cappelliera subito sopra al proprio sedile, ma diverse file dietro, “togliendo così ogni possibilità di controllo costante dei propri effetti personali”. E con una media di 155 persone a bordo “è impossibile per altri viaggiatori capire se qualcuno sta maneggiando la propria valigia o quella di un altro”.
E se ci si accorge del furto in volo, non è nemmeno semplice individuare il colpevole. Ne sanno qualcosa gli oltre 250 passeggeri del volo Zurigo-Hong Kong del 22 gennaio scorso. Quando un viaggiatore ha denunciato la sparizione di un oggetto personale, i piloti hanno chiesto la presenza della polizia all’arrivo. A quel punto le forze dell’ordine hanno perquisito tutti quelli a bordo prima dello sbarco.
Nick Careen, senior vice president Operations, safety and security della Iata, conferma il fenomeno e, a margine dei lavori dell’associazione dei vettori, sottolinea che “tende a riguardare determinati mercati”. “L’Asia è la più grande area di preoccupazione e in molti casi si tratta di una cosa organizzata”. Sono in particolare i collegamenti lunghi e quelli notturni ad essere nel mirino dei ladri, dicono i ceo consultati, i quali sottolineano anche come le vittime sembrino venire scelte poco prima di salire a bordo.
Da qui l’iniziativa di alcuni vettori, soprattutto asiatici, di imbarcare uno dei loro addetti alla sicurezza sui voli particolarmente esposti al fenomeno dei furti in alta quota. Una “sentinella” che non è individuabile, che si muove come un normale passeggero – come avviene da tempo con i poliziotti presenti su alcune rotte sensibili sotto il profilo terroristico -, ma che in realtà sorveglia e cerca di capire se a bordo c’è un ladro.
La questione sta riguardando sempre di più pure l’Europa, a sentire due ceo di vettori low cost che raccontano di un aumento delle segnalazioni e delle denunce. Non sembra esserci un mercato più colpito di altri, sostengono, “perché i ladri si muovono in lungo e in largo per l’Unione europea, spesso volando 2-3 volte al giorno e con diverse aerolinee e in un sistema dove non esistono i controlli alle frontiere”.
Particolarmente esposte appaiono per ora le rotte turistiche e quelle “business”. “Dai dati interni emerge la forte correlazione tra presenza di viaggiatori di un paio di etnie e la segnalazione della scomparsa di oggetti di valore”, segnalano i due amministratori delegati delle low cost che però rifiutano di fornire ulteriori dettagli sugli autori.
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