In tre consorzi le maggiori 21 aziende italiane (e sono tutte del Centro-Nord)
di Redazione
In Libia ci sono in ballo 5 miliardi del governo italiano per la costruzione dell’autostrada costiera. E non solo quelli, perché la Libia ha un grande programma di altre costruzioni civili. Si sono costituiti tre consorzi che comprendono le 21 maggiori imprese italiane.
Nessuna, direi ovviamente, che sia siciliana perché nel campo delle costruzioni, finita l’epoca dei cavalieri del lavoro, non abbiamo imprese di livello nazionale. E tuttavia arrendersi a questo stato di cose non si può per due motivi: il primo è che siamo la regione più vicina alla Libia, il secondo è che da noi c’è fame di lavoro. Se in Libia c’è lavoro per le aziende del Centro-Nord ce ne dev’essere anche per noi. Quindi sarebbe necessario un pressing politico da parte dei tre ministri siciliani Alfano, La Russa, Prestigiacomo e anche del presidente del Senato Schifani, oltreché del viceministro per lo Sviluppo Urso e del sottosegrtario Micciché, per chiedere a Berlusconi di porre attenzione anche ai problemi della Sicilia, quanto meno nella ripartizione dei subappalti. E se i rapporti tra il governatore Lombardo e il Cavaliere non sono idilliaci è in momento di chiedere un colloquio su cose concrete. Davanti al lavoro la politica può attendere.
Tra le grandi imprese che avranno appalti in Libia c’è anche quella di Enrico Maltauro che lavora pure in Sicilia e in previsione dovrebbe realizzare la Catania-Ragusa. «Ancora i contorni degli appalti non sono stati definiti – dice – , vedremo. Lavoriamo in Libia da 30 anni e abbiamo fatto ospedali, strade, ponti. E lavoro da tempo anche in Sicilia. Lei mi chiede se c’è spazio per le maestranze siciliane. Io dico di sì, perché le apprezzo e avremo bisogno di personale di qualità, non di bassa manodopera perché quella l’affidiamo a coreani, thailandesi, rumeni. Certamente, appena apriremo i cantieri, mi rivolgerò ai siciliani che conosco, geometri, ingegneri, capomastri. C’è la difficoltà del trasporto perché dovranno partire da Roma, ma pazienza se il lavoro è buono».
Pietro Agen, presidente delle Camere di commercio siciliane, dice: «Territorialmente la Sicilia è la più vicina (alla Libia), ma tecnicamente la più lontana. Dobbiamo partire in aereo da Roma, o da Trieste se andiamo via nave. Questo è il dramma della Sicilia. Noi dieci anni fa tentammo di dare vita ad una linea settimanale di traghetti, allora il presidente degli industriali era Ennio Virlinzi, anche quello era un tentativo di rompere l’isolamento, perché in realtà la Sicilia è al centro del Mediterraneo, ma resta isolata, è più vicina Roma o Milano. Però nei subappalti la Sicilia ha sempre avuto una sua forza, purtroppo non riesce a vincere le gare a livello nazionale, perché spesso viene esclusa a priori a causa delle dimensioni delle sue aziende. Comunque contatti con la Libia ci sono già, fra l’altro la Libia come popolazione è come la Sicilia. E’ un Paese interessante, un mercato ricco. Se avessimo nuovamente un volo diretto come per il passato saremmo molto più presenti, altrimenti i lavoratori che dovessero recarsi in Libia dovrebbero sobbarcarsi a spese di trasporto notevoli. In questo settore ci sono i cambi, si sta tre mesi, poi si torna a casa: le difficoltà di collegamenti è anche un costo per le aziende. Per certi versi scoraggerà l’assunzione di operai siciliani».
Quindi dei voli diretti da Catania, come un tempo, sarebbero di fondamentale importanza. Al presidente dell’Enac Vito Riggio diciamo che Wind Jet vorrebbe la concessione di volare in Libia. «Ho visto che c’è una domanda della Wind Jet per la Libia. Siccome attualmente l’Alitalia fa due voli in più da Roma per Tripoli possiamo vedere se può cederli a Wind Jet. Ho parlato con l’ambasciatore libico a Roma, Gaddur, per sondare la disponibilità della Libia, visto l’interesse della Sicilia ad avere facile accesso. Stiamo seguendo la situazione. Anche a me interessano i voli diretti con la Libia, ovviamente bisogna capire bene com’è questo trattato. Noi siamo disponibili a tutte le forme di allargamento che si possono realizzare».
Franco Pecci, patron di Blue Panorama, dice: «Abbiamo volato in Libia per tre anni, abbiamo anche fatto lo start up per la compagnia aerea libica Afrikia, quella con cui viene il presidente Gheddafi in Italia. Abbiamo giù anche gli uffici. Però, avendo estrema difficoltà per i visti, il traffico è diminuito e quindi abbiamo sospeso. Penso che il problema dei visti si possa sbloccare, appena si risolve abbiamo previsto uno o due voli la settimana da Catania. Noi abbiamo quattro voli al giorno su Fontanarossa, ci vuole poco ad allungare il volo per fare Roma-Catania-Tripoli, però dobbiamo avere il supporto dell’associazione industriale, della Camera di commercio. Noi siamo disponibili, ne ho parlato anche con il viceministro Urso».
In sostanza in Libia ci sarebbe lavoro per i siciliani, ma occorrono i collegamenti aerei diretti. A noi chi farà i voli diretti da Catania per la Libia, Blue Panorama oppure Wind Jet (meglio tutti e due), interessa poco, l’importante è che si realizzino. Ma torniamo a dire che è sul piano politico che la Sicilia deve porre le sue richieste, altrimenti tutto si svolgerà sull’asse Roma-Milano, saranno assegnati appalti e subappalti e la Sicilia sarà tagliata fuori da questa grande occasione.
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