Cronaca
|
12/10/2010 17:06

Ucciso dal figlio lo scillitano Michele Greco

Alla base dell'omicidio vecchi rancori familiari

di Redazione

Pisa – Non è sciclitano, ma scillitano, di Scilla, Reggio Calabria, Michele Greco. Le fonti investigative avevano sbagliato nel primo lancio della notizia.

Ucciso ad Agnano un uomo originario di Scilla. Il giallo dell’omicidio è stato risolto in pochissime ore. I carabinieri, però, nell’annunciarne la soluzione e la dinamica del tragico fatto, premettono subito di essere “rammaricati, anziché che soddisfatti — come dovrebbe essere — di aver identificato il colpevole”, reo confesso di questo efferato delitto . C’è quasi incredulità nei militari dell’Arma, che pure ne hanno viste e sentite tante – per quanto accaduto domenica notte. Un crimine di una violenza inaudita che in pochi attimi ha distrutto una famiglia, tre vite. Stroncata quella del cinquantaquattrenne Michele Greco, originario di Scicli, ma ormai da 30 anni a Pisa, primo maresciallo della 46ª Aerobrigata.

Rovinata quella di suo figlio Simone, 19 anni, da qualche mese tossicodipendente e con problemi psichici, che ha ucciso il padre con una cinquantina di coltellate e, forse, anche una bastonata sulla testa. Devastata quella di Angela Testai, per la quale la tragedia è duplice. La donna in pochi secondi ha infatti perso per sempre il convivente (da oltre vent’anni) per mano del frutto del loro amore, quel figlio diventato all’improvviso assassino, che solo con il tempo la madre troverà forse la forza di perdonare.

Simone è un ragazzo difficile. Fino a oggi, però, non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Unico neo un Daspo — il divieto di assistere alle manifestazioni sportive — che gli era stato notificato dalla Questura di Pisa, in seguito al suo comportamento in occasione di una partita di qualche mese fa della squadra nerazzurra, della quale è un grande tifoso. A scuola si era fermato al terzo dell’Ipsia ‘Fascetti’, poi si era iscritto all’indirizzo sportivo del ‘Pesenti’ di Cascina, ma solo formalmente. Per lui, però, il problema più pressante – e ovviamente con conseguenze devastanti – era la sua tossicodipendenza. Il ragazzo veniva infatti seguito dal Sert perché almeno dall’estate scorsa – hanno spiegato i carabinieri – faceva uso di droghe (pare di tutti i tipi). Di recente era anche caduto in una forte depressione che aveva reso necessario il suo ricovero in Psichiatria.

Pare che da tempo Simone chiedesse aiuto ai genitori, i quali nonostante gli impegni di lavoro — la mamma è dipendente delle Terme a San Giuliano, ma da qualche mese è in cassa integrazione — hanno cercato di ascoltarlo, tentando in tutti i modi di ‘salvare’ quel figlio pieno di problemi. Litigandoci anche, ma senza mai rinunciare a offrire un sostegno. In questa ottica è da leggere la gita di domenica scorsa di Michele e Simone in moto a San Gimignano, conclusasi tragicamente a poche decine di metri dalla loro abitazione. Dove ieri mattina si è rifugiata Angela Testai: “Grazie per le condoglianze — ci ha detto al telefono con la voce distrutta — e per avermi dato la possibilità di parlare, ma in questo momento non me la sento. Grazie comunque”. Il maresciallo Michele Greco lascia un altro figlio — che oggi ha 26 anni e abita a Pontedera — avuto da una precedente relazione con un’altra donna. Alla base della 46ª Aerobrigata ricordano il sottufficiale con grande affetto. “Era un uomo generoso, pieno di altruismo — dicono commossi i colleghi — e sempre vicino a quel figlio che era diventato la sua ‘pena’”. Ma Simone, per lui non era una ‘mela marcia’: era un ragazzo tormentato. Da aiutare più che da punire. Bisognava stargli vicino. Lo aveva fatto dopo il Daspo e quando si era infilato nel tunnel della droga. Lo ha fatto ogni giorno e anche domenica. E sicuramente lo avrebbe fatto ancora. Lo ha fermato solo la furia cieca, omicida, di un figlio che – forse sentendosi trascurato e pieno di rabbia – ha ucciso il padre dopo quella che doveva essere una giornata di pace. E che invece si conclusa con una tragedia.