In natura solo l’amore omosessuale è puro e gratuito
di Un Uomo Libero
Verso la fine di giugno di quest’anno, un insolito Prof. Veronesi ha letteralmente sbalordito quanti assistevano alla conferenza nella quale si presentava il suo ultimo progetto “The future of science” affermando, senza peli sulla lingua e con l’autorità e il peso della sua scienza, che in natura solo l’amore omosessuale è puro e gratuito.
Lo aveva fatto per rispondere polemicamente alle affermazioni di due sindaci.
Virginio Merola, sindaco di Bologna, e Fabio Federico di Sulmona, infatti, nei giorni precedenti alla sua conferenza, si erano espressi contro le richieste della comunità omosessuale italiana. I due politici erano andati ben oltre una semplice critica, avevano addirittura rispolverato antichi luoghi comuni e pregiudizi sull’omosessualità definendola come aberrazione e patologia del sentimento.
Si può immaginare, dunque, l’immenso polverone suscitato da questa importante, autorevole e inattesa apertura di Veronesi.
Come sempre succede in Italia, subito qualche politico di basso profilo e di alta incompetenza sentì il bisogno di pontificare dalla cattedra del suo ministero criticando pesantemente il professore e le sue affermazioni, definendo offensivamente queste ultime il frutto di un colpo di calore o, meglio, una sbandata d’estate.
Molto più aggressiva fu, invece, la stampa cattolica che ha additato senza mezzi termini Veronesi a picconatore instancabile della morale civile italiana. La corrente più intransigente e intollerante si è premurata di invitare, per un autentico eccesso di zelo, i suoi adepti a diffidare delle parole dello scienziato (è ovvio!). Li ha anche esortati a rintuzzarle con tutti i modi permessi e possibili nel desiderio di arginare un laicismo serpeggiante che da anni ha trovato, secondo quella tesi, incarnazione, voce e pensiero nella figura di Umberto Veronesi, guru e demonio della nuova morale laica italiana.
In buona sostanza alcuni circoli cattolici rimproveravano a Veronesi una saccenteria che esula dalle sue competenze scientifiche e invade campi non propri e, per ciò, estranei a tutto quello che poteva essere la sua preparazione di oncologo prima e di scienziato poi. Dimenticando con disinvoltura che il papa, fine teologo, ha pontificato in lungo e in largo non solo su delicati argomenti riguardanti la medicina ma anche su altre e fondamentali discipline nelle quali la sua competenza e conoscenza sono solo e comprensibilmente suggerite e indotte.
Veronesi, in effetti, ha soltanto sollevato il velo sull’”amore oscuro”, l’amore che non può e non deve rivelare il suo nome. L’amore bandito inspiegabilmente dalla ragione degli uomini ma che esiste, che vive dentro di noi e spesso ci terrorizza e ci inquieta con le sue istanze, i suoi turbamenti, le sue gelosie.
Davide amò Jonathan e da lui fu riamato suscitando le ire e le gelosie di Saul che per questo voleva ucciderlo.
Nel corso di un pubblico dibattito nel Parlamento Israeliano, una parlamentare qualificò apertis verbis tale legame come omosessuale scatenando comprensibilmente le ire bacchettone di rabbini, teologi e intransigenti ebrei.
Ma la Bibbia è esplicita. Saul, nel rimproverare al figlio un affetto eccessivo nei confronti di David, usa dei termini inequivocabili con i quali un tempo si adombrava il peccato della sodomia.
L’amore di Jonathan per David fu un amore puro, totale e ricambiato. David piangerà lacrime disperate sul suo cadavere, inconsolabile.
Così pure l’amore di Achille per Patroclo. È tanta la disperazione del figlio di Teti per la morte del suo amico che non si lascerà commuovere dalle suppliche di Licaone. Lo sacrificherà, infatti, a sangue freddo accecato da una vendetta per cui non sa darsi pace.
E che cosa fu il legame tra Alessandro Magno ed Efestione se non puro amore? Alessandro impazzì dopo la morte del suo amante. Fece uccidere il medico che non la aveva saputa impedire, interrogò l’oracolo, poi, per adorare Efestione come dio. Alessandro nella sua follia aveva per primo intuito il vero e autentico valore di quello strano sentimento.
L’amore puro non può non condurre alla nozione di divinità, dunque. Prescinde dalla sessualità materiale per raggiungere una perfezione che solo l’Unico Perfetto può dare. È l’oblazione di una vita che trova in un’altra vita, non importa il sesso, il colore della pelle e la cultura, la sua completezza, il senso di una spiritualità universale che la carne da sola non potrà dare mai: il volto e l’immagine di Dio stesso.
L’amore puro è un roveto ardente che brucia senza consumarsi nel cuore dei mistici di tutti i tempi. Paolo, Teresa di Gesù, Giovanni della Croce, Teresa del Bambin Gesù, tutti amavano di quest’amore esclusivo e “perverso” perché oblativo e totale.
Questo era il profondo significato, credo, che il Professore voleva trasmettere attraverso la sua “provocazione”. Sostenendo che l’amore omosessuale (a somiglianza dell’amore mistico) è il più puro tra tutte le forme dell’amore voleva significare, in fondo, che il rapporto omosessuale vero e sincero prescinde anche dall’ineluttabile umano tornaconto, svincolato com’è dall’urgenza di assicurare una prole. Non una parola di più né una parola di meno. Purtroppo non a tutti è dato capire.
L‘età senile ci rende più saggi e più distaccati dalle prosaiche cose del mondo. Veronesi avrebbe potuto tacere o, semplicemente, disapprovare le parole dei due sindaci. Si è voluto spingere oltre. Si è inoltrato, con l’ardimento di un venerabile profeta biblico, quasi al di là della soglia dell’ombra, in una terra di confine nella quale lo spirito soffia come vento della creazione e la Terra tocca il Cielo per un anelito sublime, necessario.
Là, in quel deserto eterno dell’anima, sconfinato e remoto, non si odono cicalecci amplificati da megafoni stolti, non suoni tintinnanti di monete sacrileghe e inutili ma appena si percepisce il vento leggero che sfiorò, come una rassicurante e tenera carezza, il viso e la barba di Elia all’improvviso e solitario passaggio di Dio.
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