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26/02/2026 20:30

Un batterio sta sviluppando una forte resistenza ai farmaci

Se non trattata, la febbre tifoide può essere fatale fino al 20% dei casi.

di Redazione

Un pericolo antico torna a crescere. Per secoli la febbre tifoide ha rappresentato una delle malattie infettive più temute. Oggi, nei Paesi sviluppati, viene spesso percepita come un problema del passato. Tuttavia, questa antica infezione continua a rappresentare una seria minaccia globale, soprattutto a causa della crescente resistenza agli antibiotici.

Lo studio del 2022 e l’allarme sulla resistenza
Una ricerca pubblicata nel 2022 ha evidenziato che il batterio responsabile della malattia sta sviluppando una resistenza sempre più ampia ai farmaci, sostituendo rapidamente i ceppi sensibili.

Il tifo è causato dal batterio Salmonella enterica sierotipo Typhi (S. Typhi) e, attualmente, gli antibiotici rappresentano l’unica terapia efficace. Negli ultimi trent’anni, però, la resistenza agli antibiotici orali è aumentata in modo significativo e si è diffusa in diverse aree del mondo.

Nel loro studio, ricercatori di vari Paesi hanno sequenziato 3.489 ceppi di S. Typhi raccolti tra il 2014 e il 2019 in Nepal, Bangladesh, Pakistan e India, riscontrando una crescita dei ceppi ampiamente resistenti ai farmaci (XDR).

 

La minaccia dei ceppi XDR

 

I ceppi XDR Typhi non sono soltanto resistenti agli antibiotici di prima linea — come ampicillina, cloramfenicolo e trimetoprim/sulfametossazolo — ma stanno sviluppando resistenza anche verso farmaci più recenti, tra cui fluorochinoloni e cefalosporine di terza generazione.

L’aspetto più preoccupante è la rapidità con cui questi ceppi si stanno diffondendo a livello internazionale. Sebbene la maggior parte dei casi provenga dall’Asia meridionale, dal 1990 sono stati documentati circa 200 episodi di diffusione oltre confine.

I ceppi resistenti sono stati esportati nel Sud-est asiatico, nell’Africa orientale e meridionale, e sono stati rilevati anche nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada.

Secondo Jason Andrews della Stanford University, la velocità con cui sono emersi e si sono diffusi ceppi altamente resistenti rappresenta un motivo di seria preoccupazione e rende urgente il potenziamento delle misure di prevenzione, soprattutto nei Paesi più a rischio.

 

Dalla comparsa del primo XDR alla diffusione globale

 

Gli scienziati mettono in guardia da anni sul fenomeno della resistenza. Nel 2016, il primo ceppo XDR è stato identificato in Pakistan e, già nel 2019, era diventato il genotipo dominante nel Paese.

Storicamente, molti ceppi XDR sono stati trattati con antimicrobici di terza generazione come chinoloni, cefalosporine e macrolidi. Tuttavia, già nei primi anni 2000, le mutazioni che conferiscono resistenza ai chinoloni rappresentavano oltre l’85% dei casi in Bangladesh, India, Pakistan, Nepal e Singapore. Parallelamente, cresceva anche la resistenza alle cefalosporine.

 

L’azitromicina: ultima linea di difesa

 

Oggi resta un solo antibiotico orale efficace: il macrolide azitromicina. Ma anche questa opzione potrebbe presto non essere più sufficiente.

Lo studio del 2022 ha rilevato la diffusione di mutazioni che conferiscono resistenza all’azitromicina, minacciando così l’efficacia di tutti gli antimicrobici orali contro il tifo. Se tali mutazioni dovessero combinarsi con i ceppi XDR, le possibilità terapeutiche si ridurrebbero drasticamente.

Impatto globale e rischio di nuove crisi

Se non trattata, la febbre tifoide può essere fatale fino al 20% dei casi. Nel 2024 sono stati segnalati oltre 13 milioni di casi nel mondo.

La prevenzione dei futuri focolai passa anche attraverso i vaccini coniugati contro il tifo. Una mappa pubblicata dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) evidenzia come la vaccinazione sia raccomandata in molte aree dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e in diverse isole del Pacifico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad aprile 2025 sono stati prequalificati quattro vaccini coniugati contro il tifo, attualmente in fase di introduzione nei programmi di immunizzazione infantile nei Paesi dove la malattia è endemica.

L’importanza della vaccinazione e della ricerca

L’Asia meridionale rappresenta circa il 70% dei casi globali, ma in un mondo globalizzato le varianti resistenti possono diffondersi rapidamente, come dimostrato dalla pandemia di COVID-19.

Uno studio condotto in India nel 2021 ha stimato che la vaccinazione dei bambini nelle aree urbane potrebbe prevenire fino al 36% dei casi e dei decessi. Il Pakistan è stato il primo Paese a introdurre la vaccinazione di routine contro il tifo, seguito da altre nazioni che stanno pianificando iniziative analoghe.

La resistenza agli antibiotici è oggi una delle principali cause di morte a livello globale, con un impatto superiore a quello di HIV/AIDS o malaria. Ampliare l’accesso ai vaccini e investire nella ricerca di nuovi antibiotici rappresenta una strategia fondamentale per evitare che la febbre tifoide diventi la prossima grande emergenza sanitaria mondiale.