Cultura
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20/12/2010 00:28

Un film racconta come Disinstallare un amore

Amare via internet si può?

di Redazione

Alessia Scarso
Alessia Scarso

Roma – Dopo la produzione del documentario “From Minciucci to Australia, dall’Australia a Minciucci”, attualmente in fase di lavorazione, continua positivamente il sodalizio artistico tra la regista modicana Alessia Scarso e la sceneggiatrice Coralla Ciccolini.

Questa volta si tratta di un cortometraggio, dal titolo “Disinstallare un amore”, che rappresenta il debutto alla regia di fiction della cineasta modicana.

Si tratta di una commedia sentimentale che oscilla tra reale e surreale. La storia racconta una vicenda simbolo della fenomenologia dell’amore finito ai tempi di internet. Lo script affronta la nuova “pandemia sentimentale” che investe i trentenni. Più si è connessi, più la vita passa attraverso la “rete”, più alto è il rischio di restare intrappolati nella “rete dei ricordi” perchè i computer disconoscono il diritto all’oblio. 

Al centro del racconto le difficoltà e le sofferenze amplificate da un sistema che con riluttanza cancella definitivamente i ricordi.

Il protagonista vive una sorta di lavaggio del cervello che lo porta a intersecare involontariamente il presente della solitudine con il passato in coppia e ancora il ricordo appena cancellato e la volontà di ricordare e riconquistare la ragazza amata.  Ad arricchire la storia c’ è la volontà di renderla contemporanea attraverso la presenza dei “social network”, mezzi importanti di comunicazione e allo stesso tempo gabbie telematiche nella quali vengono archiviati tutti gli aspetti più privati. Fra tutti facebook che è la vera arma di distruzione di massa della privacy. Nonché, ovviamente, sogno incoffessabile per gli inconsolabili o gli stalker cibernetici.

Il cortometraggio, prodotto da Arà s.r.l., ha ottenuto il contributo e il riconoscimento dell’interesse culturale da parte della Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni Culturali.

Il primo ciak è previsto per la prossima primavera nella capitale.

 

 

Note di regia 

 

La macchina della sceneggiatura sbalza la vicenda tra realtà e finzione, conducendo la storia su tempi di narrazione sfalsati, introducendo momenti surreali e fantascientifici, rendendo il racconto curioso e imprevedibile.

“Ho trovato elementi narrativi molto interessanti: da un punto di vista surreale un meccanismo analogico che individua e fotografa momenti di vita vissuta, e un “limbo” dove sono racchiusi i ricordi di una persona, mentre sul piano reale trovo interessante la possibilità di esplorare le estreme conseguenze che può avere l’utilizzo degli attuali social network in una relazione di coppia terminata” -spiega Alessia Scarso-.

“Elementi così interessanti rendono la fase di produzione avvincente.

Per la fotografia e la scenografia, in primis: per i momenti in cui l’attonimento del protagonista diventa ubriachezza dei ricordi, per la visualizzazione degli ambienti surreali;  per il montaggio, perché la storia si sviluppa con tempi sfalsati, in ambienti sempre diversi, e la psicologia del protagonista e il rapporto tra la finzione e la realtà dipendono molto dai tempi di montaggio; per la regia, immaginare e ricostruire il mondo che esiste nella mente di una persona, immaginando tutto ciò che di surreale si potrebbe visualizzare in essa.

La mia esperienza di montatore, nell’approccio ad una storia all’apparenza così complicata, dove ognuno dei reparti è chiamato a dare un’impronta originale alla sceneggiatura, mi è di grandissimo aiuto.

E’ noto come i limiti e gli errori di un film confluiscano in sala di edizione, ed è noto come sempre nello stesso luogo si possano ammirare ed esaltare le peculiarità di un lavoro fatto bene. Un buon risultato in campo cinematografico è opera di una buona comunione d’intenti da parte di tutti i reparti. Un montatore lo sa bene”.