di Redazione
“Il celeste cammino e l’inferno” un’opera in stretto dialetto sciclitano, ormai quasi in disuso da alcuni decenni, riproposto in questo lavoro dallo scrittore Vincenzo Iurato, presentato ieri mattina a Scicli nei locali del centro D’Incontro in via Nazionale. L’iniziativa editoriale, promossa dal circolo culturale “Arci Stradanuova”, ha visto relazionare due docenti di lettere: Maria Teresa Spanò e Giuseppe Pitrolo. Una poesia, quella di Iurato, autore di altre opere in dialetto, surreale che racconta la società sciclitana degli anni settanta e ottanta, immaginando di farsi accompagnare in questo suo originale “Inferno” da letterati di un tempo lontano come Dante Alighieri o Boccaccio.
Vincenzo Iurato in precedenza aveva scritto e pubblicato “il Paradiso” ed il “Purgatorio”. Il suo è un impegno teso a riscoprire e portare alla luce per le generazioni di oggi un dialetto non più in uso, termini scomparsi che solo i nostri nonni e bisnonni usavano.
Un ottimo lavoro di ricerca e di recupero delle nostre radici come fa Andrea Camilleri ( in maniera meno marcata rispetto a Iurato) ed altri scrittori veneti, toscani e romani. Il suo gioco di immaginazione con Dante e Boccaccio è solo il pretesto per dire che c’è un patrimonio letterario italiano, il dialetto, che non va disperso.
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