La lettera di Gesualdo Bufalino a Piero Guccione per i suoi 50 anni. Era il 5 maggio 1985
di Redazione


Caro Piero,
odio gli anni e, più ancora, gli anniversari, gabbie illusorie che pretendono d’imprigionare il tempo e d’ingannare la morte, mentre sanno solamente allestire una liturgia.
Con te, questa volta, è diverso.
I tuoi cinquant’anni, questo culmine d’oro della tua vita e della tua arte, significano veramente un mezzogiorno irripetibile e perfetto, una maturità da celebrare con le bandiere alle finestre. Passerà. Ma oggi lasciami credere che per tutto il resto della tua vita tu avrai sempre cinquant’anni; e che continuerai con la stesa forza e festa creativa, con gli stessi occhi innocenti e sapienti, a rubare i colori del cielo, della terra e del mare; e a regalarceli sulla tela intatti, restituiti alla loro remota verginità.
«Mistero in piena luce» definì un poeta la poesia. Mistero in piena luce anche la tua pittura, anche il tuo cuore. Possano l’una e l’altro per mezzo secolo ancora aprirsi alle tentazioni dell’ombra senza farsene spaventare e opporre al pianto dell’uomo offeso, allo schianto dell’albero profanato l’umile e superbo, vinto e invincibile coraggio d’essere vivi.
Gesualdo
(“il Giornale di Scicli”, 5 maggio 1985)
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