Lettere in redazione
|
01/01/2016 22:43

Una caduta, un calvario

Riceviamo e pubblichiamo

di Paolo Zilioli

Meteo: Modica 26°C Meteo per Ragusa
Il Maggiore
Il Maggiore

Modica – Può una semplice caduta tramutarsi in un calvario? È possibile se si vive a Modica. L’esperienza vissuta da lontano prima (sono del nord), ed in prima persona poi, ha quasi del paradossale ma ben rappresenta il quadro dei problemi della sanità pubblica al sud.

Un accesso di una novantenne al pronto soccorso per un femore rotto é degno di essere trattato con sufficienza (troppi le complicazioni per la presa in carico di un paziente vecchio e problematico) al punto da dimetterlo con la giustificazione (!) della scelta volontaria del non ricovero.

Il paradosso continua con la scelta dell’esperto ortopedista di non prendere neppure lontamente in considerazione alcuna opportunità di analisi del caso, relegando la paziente al letto forzato… a casa propria.

Ideale soluzione per una ‘signorina’ cardiopatica, diabetica e con problemi di insufficienza renale. aggiungere al mix un femore rotto per ottenere il paziente perfetto, da dimettere.
Due giorni dopo, eccoci nuovamente al pronto soccorso con l’anziana signora in condizioni critiche, che solo grazie all’intervento del medico di medicina generale viene salvata da morte sicura.
Il calvario continua in ospedale dove si evidenzia giornalmente la sufficienza con la quale il personale con qualsiasi qualifica affronta (forse abituato al solito e triste mood del ‘tanto le cose con cambiano mai’) la cura dei pazienti.
E ci si dimentica di quel motto in voga in molte strutture sanitarie del ‘paziente al centro’, lasciandolo di fatto relegato alla condizione poco umana di soggetto che non deve conoscere il dettaglio delle SUE condizioni cliniche, diagnosi e prognosi.
Così i parenti prossimi vengono visti come una scocciatura a cui dover rendere conto, una sorta di zanzara fastidiosa nelle calde e umide estate della campagne modicane…
Non so, vedremo, non dipende da me, ho chiesto ma non ho avuto risposta, purtroppo è cosi.. una serie di risposte interlocutorie che lasciano mille punti di domanda, un senso di sconforto e di rassegnazione e quella triste consapevolezza del ‘tanto qui al sud è cosi’.
Ma perche’ tutto questo? Da cosa dipende questa catena di inefficienza, di lassismo, di pressapochismo? Dove vanno a finire l’etica, il sentimento che ha spinto questi professionisti a scegliere la vocazione del clinico, gli ippocrate ed i giuramenti vari?
E… perché non si fa nulla per cambiare?
Politica e denaro, conti pubblici comunali, provinciali e regionali. Alla fine si torna sempre lì, senza pericolo di essere smentiti, a conferma che, nonostante tutte le promesse da campagne elettorali, le tipiche condizioni negativamente radicate in questo territorio non cambieranno mai, se non a fronte di una presa di posizione forte e comune di tutti coloro che giornalmente e con tanta fatica, lo vivono e lo mantengono.
Usare i soldi pubblici per migliorare i servizi. Credo che sia il minimo che questa gente deve ottenere.