di Redazione
La chiesa di San Giovanni Evangelista, in via Mormina Penna, resta inspiegabilmente chiusa, mentre la comunità della chiesa Madre di Sant’Ignazio è ancora in cerca di un’adeguata sistemazione dopo che nei giorni scorsi la chiesa matrice è stata chiusa al culto.
Dalla scorsa settimana infatti l’edificio ecclesiastico è stato consegnato, dal Dipartimento della Protezione Civile di Ragusa, alla ditta appaltatrice dei lavori di messa in sicurezza, e la comunità della chiesa Madre si è trasferita nella chiesa del Gesù, ma senza una chiara indicazione della Diocesi. Quest’ultima ha preso comunicato in maniera ufficiale che la comunità di San Bartolomeo potrà officiare le proprie funzioni nella chiesa del Gesù, mentre si attendeva un pronunciamento in favore del trasferimento della comunità della chiesa Madre a San Giovanni. Questo non è ancora arrivato, ragion per cui la chiesa del Gesù, di dimensioni davvero risicate, ospita ora ben due comunità.
Il problema è emerso in tutta la sua gravità domenica sera, quando decine di fedeli sono stati costrretti a rinunciare alla partecipazione alla messa domenicale perché l’edificio di culto ha registrato il “tutto esaurito”.
La messa della domenica sera, in inverno, registra la partecipazione anche di sette, ottocento fedeli, un numero sproporzionato per la piccola chiesa del Gesù.
Il problema dovrà essere affrontato e risolto in tempi brevi, anche per evitare un singolare accavallamento di turni tra la comunità di San Bartolomeo e quella della chiesa Madre, presiedute peraltro dallo stesso parroco, don Concetto Di Pietro.
Nella chiesa di San Giovanni dovrà essere peraltro ricollocato il dipinto raffigurante il “Cristo di Burgos”, meglio conosciuto come “Cristo in gonnella”, per la singolare veste sacerdotale che cinge ai fianchi il Cristo in croce.
A giorni la chiesa Madre di Sant’Ignazio sarà “impacchettata” dalle impalcature. La ditta appaltatrice procederà alla demolizione di alcuni vani in cemento armato costruiti intorno agli anni sessanta in corrispondenza delle navate laterali, e che appesantiscono la struttura dell’edificio, mettendone a repentaglio la stabilità in caso di evento sismico.
Nessuna soluzione è stata trovata per rendere fruibile il simulacro della Madonna delle Milizie custodito al suo interno, mentre resta inaccessibile anche il presepe di San Bartolomeo, anch’esso chiuso al pubblico insieme alla chiesa che lo ospita.
La fruibilità dei beni architettonici della città è ridotta al lumicino, per una ragione mobilissima, la loro messa in sicurezza. Ma i turisti in visita hanno ben poco da vedere da qui ai prossimi mesi. Devono ancora essere ultimati i lavori di messa in sicurezza della chiesa di San Michele Arcangelo, mentre, dopo un periodo iniziale di apertura nei fine settimana, è tornata ad essere chiusa anche la chiesa sconsacrata di Santa Teresa, anch’essa sita nella settecentesca via Francesco Mormina Penna.
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