Cultura
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06/12/2025 08:48

Una pagina dimenticata sulla strage degli Ebrei di Modica del 1474

Un documento scoperto da Pellegrino rivela i mandanti (anche sciclitani) della strage

di Redazione

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Modica – Ci giunge in Redazione la segnalazione di un articolo scientifico pubblicato su “Aionos” (rivista dell’Università degli Studi della Calabria) a firma di Francesco Pellegrino con una premessa di Paolo Militello. L’articolo affronta il tema, abbastanza noto, della strage degli Ebrei di Modica avvenuta nell’agosto del 1474, ma in più rende nota una pagina “dimenticata”, scoperta da Pellegrino durante le sue ricerche presso l’Archivio di Stato di Palermo. Si tratta di una testimonianza importantissima, che nessuno storico, dal 1890 ad oggi, aveva letto e trascritto (anche per la difficoltà della grafia). La pagina in questione contiene alcuni mandati di arresto spiccati nei confronti di nove soggetti – gran parte dei quali Sciclitani – che sicuramente facevano parte del gruppo di mandanti della strage. Riportiamo alcuni passi della Premessa di Paolo Militello e del testo di Pellegrino.

 

Premessa

Negli ultimi decenni del ’400 gli Ebrei di Sicilia assistono a un rapido peggioramento del loro status, innanzitutto a causa dei nuovi equilibri geopolitici mediterranei. In particolare, tra il 1470 e il 1471 si temeva sempre più uno sbarco ottomano sulla costa ionica o in quella meridionale dell’isola.

In questo clima di panico operavano i predicatori, che diffondevano lo spirito di crociata, demonizzando il Turco eretico e stupratore (e con esso tutti gli infedeli) ed esaltando le virtù delle sante cristiane e, soprattutto, della Vergine Maria. Non è un caso che, soprattutto per le città costiere, le più importanti festività mariane – l’Assunzione (15 agosto), la Natività (8 settembre) e la Concezione (8 dicembre) – fossero «grandi occasioni devozionali». Tuttavia, nota Henri Bresc, il potere regio «non cedeva, proteggeva i sudditi ebrei – i Giudei erano “un affare del Re” – e vietava al clero di intervenire».

Nel 1474 – ma alcuni precedenti si verificano anche qualche anno prima – in alcune città del Regno di Sicilia scoppiano diversi tumulti contro la minoranza ebraica. «Non è chiaro – scrive Giuseppe Giarrizzo – perché i pogrom siciliani s’addensino nel 1474. Evidenti invece sono e la ragione del luogo in cui accadono o sono stati tentati (a Palermo e Sciacca e Modica, a Noto e Augusta e Messina) e le occasioni festive. La caccia agli ebrei, l’assalto e il saccheggio della “giudecca”, hanno il carattere di vendetta sacra, di rito sacrificale, comprensibile solo nel clima teso e ansioso della minaccia turca e della progettata “crociata”». Ma dietro questi attacchi vi era di più. Vi erano interessi economici, come anche conflitti interni alle fazioni delle comunità ebraiche in connessione con i rapporti politici e commerciali instaurati con le autorità locali: nel caso della Contea di Modica, con la Contessa ed il Conte, ma anche con gli amministratori modicani e con quelli delle città vicine.

Particolarmente violento fu il pogrom avvenuto nell’agosto del 1474 a Modica. L’evento causò la morte di 363 giudei (più del 90% degli ebrei modicani). A parte un paio di nomi di esecutori materiali, risultano invece ancora ignoti i mandanti.

Le fonti archivistiche sulla strage modicana sono state più volte trascritte e pubblicate, a partire dal secolo scorso fino ad alcuni articoli degli ultimi anni. Fra queste fonti, particolarmente importanti sono i dispacci viceregi della Real Cancelleria custoditi presso l’Archivio di Stato di Palermo.

 

La scoperta fatta da Pellegrino

Francesco Pellegrino ha studiato uno di questi dispacci: un mandato di cattura del dicembre del 1474 spiccato dal viceré nei confronti di due esecutori materiali della strage. Il documento era già stato pubblicato nel 1890. Consultando l’originale, Pellegrino si è però accorto che di esso era stato trascritto e pubblicato solo un foglio, e che era stata tralasciata una seconda parte (il recto del foglio successivo) contenente otto ulteriori mandati di arresto spiccati nei confronti di nove persone, gran parte delle quali appartenenti all’élite e al ceto notarile della città di Scicli e di alcuni paesi siciliani e maltesi: Chiaramonte, Noto, Lentini, Sant’Angelo di Brolo e Gozo (Malta).

L’omissione di una pagina così importante sorprende alquanto, anche perché Pellegrino ipotizza che gran parte dei nominativi in questione (soprattutto quelli di Scicli) facessero parte del gruppo di mandanti della strage. Su quest’ultimo punto auspichiamo che venga fatto uno studio più approfondito. Nel frattempo, di questo documento Pellegrino ci ha consegnato la trascrizione integrale e la riproduzione fotografica, fornendo così un prezioso contributo che consente un approccio più completo e filologico alla ricostruzione di questa vicenda. (P.M.)

 

I probabili mandanti della strage? Gran parte erano Sciclitani.

Buona parte dei nominativi riportati nella parte inedita del documento, in particolare quelli di Scicli, appartenevano alla categoria dei notai (Giuliano Stilo, Guglielmo Cartia) o erano Capitani d’armi a guerra (Giovanni Xifo). Non è peregrino pensare, dunque, visto il pesante coinvolgimento di importanti esponenti del notariato sciclitano, che la strage di Modica abbia avuto una vera e propria camera di regia a Scicli, città nella quale la vita invece scorreva tranquilla e apparentemente ordinaria proprio nei giorni dell’eccidio, come in parte testimonierebbero i protocolli di uno dei notai incriminati, il notaio Giuliano Stilo (miracolosamente pervenuti sino a noi) e altri documenti.

Solo dei notai, tanto addentro ai meccanismi commerciali e consapevoli dell’importanza di certi strumenti contabili, avrebbero potuto ordinare a schiavi e uomini avvezzi all’uso delle armi il rogo dei libri contabili e delle scritture commerciali riguardanti censi, contratti e gabelle regie, in un tentativo disperato di far perdere le tracce dei debiti che trovavano la loro naturale riscossione il 15 agosto (o, comunque, entro il 31 agosto) per una normale scadenza contrattuale dettata dalle consuetudini.

Sul coinvolgimento del notariato delle altre città, in particolare di Chiaramonte, Modica e Ragusa, purtroppo poco si sa. Le carte della Real Cancelleria sono abbastanza reticenti. Non sappiamo, dunque, quanti notai abbiano dato il loro esplicito o tacito supporto all’operazione. Di uno solo di loro conosciamo il nome, il notaio modicano De Mjnu (De Mineo). Gli altri si seppero eclissare meglio, anche dandosi alla fuga.

Non è questa la sede per trattare di altri aspetti relativi alla vicenda (per i quali, comunque, ci permettiamo di rimandare ai nostri recenti lavori). Il fine del nostro contributo era quello di mettere a disposizione degli studiosi di queste vicende un’importante e purtroppo a lungo trascurata testimonianza. (F.P.)

 

 

Nella foto, Particolare della pagina del documento scoperto e trascritto da Francesco Pellegrino all’Archivio di Stato di Palermo (Ministero della Cultura, autorizzazione prot. n. 3944 del 27.05.2025).