Disastro ambientale
di La Sicilia
Gela – Danneggiamento aggravato e disastro innominato colposo: sono i reati ipotizzati dalla Procura di Gela nell’ambito dell’inchiesta aperta dopo che la raffineria, tra le 6 e le 7.30 di martedì, ha “vomitato” lungo il canale interno che sfocia nel fiume Gela una tonnellata di greggio pesante emulsionato con acqua. Le correnti hanno spinto poi parte degli idrocarburi nello specchio di mare davanti allo stabilimento. Nell’aria un’odore acre, insopportabile.
Dato l’allarme, sul luogo sono intervenuti personale della Capitaneria di Porto e della squadra della Procura oltre che mezzi e personale addetto alle operazioni di contenimento dello sversamento, alcuni dei quali giunti da altre località.
In città la notizia si è diffusa immediatamente e sul posto, a guardare quell’onda nera che dal mare arrivava verso il fiume, per tutta la giornata, come in una processione di rabbia e dolore, si sono recati tanti cittadini ed esponenti di associazioni ambientaliste, la Gela che non vuole piegarsi all’idea che il lavoro valga più della salute.
Il prodotto idrocarburico è fuoriuscito dall’impianto Topping 1, lo stesso che nel 2003 per un incendio causò un grave inquinamento dell’aria. Il Topping 1 è il primo impianto della catena di lavorazione del greggio. Era stato rimesso in marcia la settimana scorsa. La raffineria ha due delle sue tre linee ferme da un anno per contenere gli effetti della crisi petrolifera. Le stava riavviando da qualche settimana. Ma le cose non sono filate lisce come avrebbero dovuto. Ieri mattina il processo di separazione tra greggio ed acqua al Topping si è alterato a seguito di un disservizio ad uno scambiatore.
Il capo della Procura, Lucia Lotti, che si è recata più volte sul posto, parla anche «di mancato funzionamento della valvola di sicurezza destinata ad impedire la fuoriuscita degli idrocarburi ed il difetto, nel loro complesso delle manovre di sicurezza», mentre la raffineria si limita a confermare il guasto allo scambiatore e a sostenere che quella parte dell’impianto era stato manutenzionato e revisionato un mese e mezzo fa. Il Topping è stato subito fermato e posto sotto sequestro dalla Procura.
Da ieri dunque la raffineria è ferma. Si è lavorato ininterrottamente per contenere la massa galeggiante con due fasce di panne galleggianti per evitare che il prodotto inquinante si disperdesse raggiungendo quella parte di litorale interessata dalla balneazione. A monitorare dall’alto la situazione anche un Atr 42 della Guardia Costiera di Catania.
Dalle notizie diramate ieri sera dalla Capitaneria di porto e dal sindaco Fasulo la situazione è sotto controllo e per aspirare la macchia d’olio sul fiume si lavora anche di notte. Ma la città è tutt’altro che serena ed era evidente la disperazione dei titolari di lidi balneari colpiti dai canoni demaniali e ora da questo nuovo “regalo”.
«L’Eni pagherà per questo disastro», ha detto il sindaco. Il Comune si costituirà parte civile nel processo così come nei pricedimenti fin qui intentati dalla magistratura verso la raffineria che sono al momento 14 in meno di un anno. Il presidente della Regione Rosario Crocetta ha convocato i vertici della Raffineria per giovedì allo scopo di parlare di sicurezza ed investimenti. «Ritengo – ha detto il governatore – che nei siti a rischio bisogna organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle
province, per esercitare un’azione continua e costante di controllo». Opinione condivisa da Legambiente che chiede fatti concreti, il rafforzamento dell’Arpa e controlli più serrati sul rispetto da parte della Raffineria delle prescrizioni contenute nell’Aia che ha ottenuto a dicembre. Gli ambientalisti reclamano anche quelle bonifiche che sono ad oggi una chimera.
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