Attualità
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30/04/2008 00:36

Urbanistica elettorale e governo della città

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di Redazione

Paul Ginzborg, appassionato saggista, estimatore ed esperto delle cose del nostro Paese, accorato nella ricerca di nuove strade per la partecipazione della gente comune alla cosa pubblica, indica in qualche modo cosa fare. Cita esempi scovati altrove e ormai famosi, avanza ipotesi.

Trovo affanno nei suoi suggerimenti volti ad azioni che sanno tanto di riunioni di casalinghe e pensionati con il pallino dell’impegno sociale ed il pensiero alla cena. E certo non potrò essere io a trovare soluzioni che nemmeno un sociologo come Ginzborg intravvede con chiarezza.

Ma come non condividere l’ affannosa ricerca di un sistema partecipato che sottragga lo sviluppo dalle mani della politica dei mestieranti? Questo è ormai l’imperativo del nostro tempo.

L’altra sponda di intervento è quella dei no global, che lungi dall’essere “semplicemente” una frangia di esagitati (certo, ci saranno in mezzo pure quelli) è gente che ha compreso come gli affari del mondo siano nelle mani non più dei governi, ma di imprese che si muovono sempre più con tattiche spesso apertamente omicide (vedi le repressioni, i pogrom, le deportazioni in India, e altrove, per negare alle gente il diritto all’acqua e alla vita).

Si prova sgomento. In quest’ottica la devastazione probabile e prossima ventura a Costa di Carro appare ben poca cosa, ma non lo è, perché costituisce una ennesima prova generale di azione sul e contro il territorio, concertata – da chi? – quanto opaca.

Non si può dare in mano ai professionisti della politica il paesaggio, non più. Il paesaggio – che ancora in molti credono sinonimo di “panorama” – è quella cosa che una volta alterata non torna, ed è la vera grande risorsa di luoghi come i nostri e persone come noi. Non si tratta di follie intellettuali, il paesaggio è ciò che si vende perché quando è armonico viene apprezzato e desiderato, è il risultato delle attività dell’uomo sulla e con la natura e, per questo, è la carta di identità di un popolo.

Come si può pensare di alterare profondamente un luogo che ha valore proprio perché è com’è? Quali piani – e la frase che ha turbato WW non è la sola a farci trasalire – si hanno in testa, da parte di chi e a vantaggio di chi? Mentre tanta gente si affanna a riunirsi in liste elettorali sempre e ancora di più povere di contenuti – nessuno si offenda – chi troverà un nuovo modo per essere realmente dentro le cose e per non delegare a quegli altri che presto verranno inghiottiti nel turbine della politica di tutti i giorni?

Forse le grandi decisioni dovrebbero prendersi ancora una volta in piazza, come nelle città greche? Ipotesi affascinante, ma non oso pensare a cosa accadrebbe nella piazza di un paese, di una nazione, dove il concetto di libertà e trasparenza è reso dall’occhio del grande fratello e dove i sindacalisti che si occupavano della gente erano presi a colpi di lupara sotto l’occhio vitreo dei tutori dell’ordine (quale?)..

Parliamone, finché c’è tempo, e proviamo a trovare soluzioni. Da Scicli, un laboratorio che merita tutto il nostro affetto, la nostra attenzione, la nostra prospettiva futura.

 

prof. Giampaolo Schillaci