di Redazione
CdV, 14 mar. Monsignor Vallejo Balda, numero due della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e segretario della Commissione d’inchiesta sulle finanze vaticane Cosea, riarrestato nei giorni scorsi dalla Gendarmeria Vaticana per un presunto tentativo di inquinamento delle prove, e’ stato protagonista dell’udienza di oggi al processo Vatileaks. Dopo aver spiegato all’avvocato Bellardini, difensore del sacerdote, perche’ le prove possono ancora essere inquinate nonostante la fuga di notizie sia avvenuta l’anno scorso, il pm Milano ha chiesto a Balda se confermava l’ammissione, gia’ agli atti, di aver dato lui i documenti ai giornalisti Fittipaldi e Nuzzi, offrendo a quest’ultimo 85 password per accedere all’archivio della Cosea. L’imputato ha confermato di aver dato documenti e password ma ha affermato di essersi sentito ‘sollecitato’ a farlo dai giornalisti e ha spiegato di averlo fatto in una situazione di forte stress (documentata da certificati medici gia’ agli atti) e soprattutto di essersi sentito minacciato dalla Chaouqui che si era qualificata come la ‘numero due’ dei servizi segreti italiani. Inoltre ha detto che le password e i documenti erano gia’ a disposizone del marito della Cahouqui, Corrado Lanino, che era l’informatico della Cosea e dal quale ha riferito di essersi sentito condizionato. Avrebbe fatto pressioni per un posto di lavoro in Vaticano per la moglie, dicendo che essendosi impegnata nella Cosea la signora aveva perso altri incarichi. Balda ha anche affermato che Fittipaldi gli aveva promesso documenti sulle vicende di Pell in Australia e che gli aveva detto che Nuzzi faceva parte ‘dello stesso mondo della Chaouqui’. Secondo Balda, la signora Chaouqui con la quale ha confermato di aver avuto un momento di fiamma una notte a Firenze lo avrebbe anche invitato a un pranzo con Gianni Letta, Paolo Berlusconi e Luigi Bisignai e promesso un colloquio personale con il presidente Usa Obama. Infine un giorno davanti a Porta Sant’Anna, visto che il loro incarico in Cosea arrivava a scadenza, la signora avrebbe detto a Balda: ‘abbiamo bisogno di aiuto e solo la mafia puo’ aiutarci’. ‘Avevo paura ha detto Balda di essere perseguitato e per la mia integrita’ fisica. Avevo paura ed ero in momento di forte stress. Stavo in una situazione senza uscita’. Quando Balda ha riferito la frase di Fittipaldi ‘guarda che in questo mondo c’e’ anche Nuzzi’, il giornalista dell’Espresso ha fatto un gesto interrogativo per comunicare di non aver mai detto questo. A sostegno invece della sua convinzione che Nuzzi avesse gia’ avuto le password e i documenti da Lanino, monsignor Balda ha detto che nel libro Nuzzi ci sono versioni precedenti dei documenti, mentre lui aveva dato al giornalista le versioni aggiornate. ‘Del mio comportamento ha concluso Balda mi vergogno come sacerdote e avevo tentato di informare in luglio la Segreteria di Stato con una lettera che non entrava in particolare, ma senza ricevere risposta’. .
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