Economia
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11/07/2025 11:19

Versalis chiude in Sicilia: tra ricollocazioni, bonifiche e il futuro che bussa alla porta

Sono circa 700 i lavoratori diretti coinvolti, a cui si aggiungono oltre 2.000 dell’indotto

di Redazione

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Ragusa – La chimica di base in Sicilia è ormai storia. Con la fermata definitiva degli impianti Versalis a Ragusa e Priolo Gargallo, Eni archivia un’epoca e apre un capitolo nuovo, improntato alla riconversione industriale, all’innovazione e alla gestione delle ricadute occupazionali e territoriali. Sono circa 700 i lavoratori diretti coinvolti, a cui si aggiungono oltre 2.000 dell’indotto, duramente colpito negli ultimi mesi da un progressivo rallentamento delle attività.

A Ragusa, le operazioni di fermata generale sono ormai prossime al completamento e gli impianti si avvicinano allo stato di “sito interamente bonificato”. I primi dipendenti del diretto hanno già avviato percorsi di ricollocazione, in parte presso strutture Eni situate fuori dalla Sicilia. Se da un lato questa soluzione garantisce continuità occupazionale, dall’altro apre una ferita profonda nel tessuto sociale locale. Per molti lavoratori, il trasferimento rappresenta una scelta obbligata, vissuta con disagio e incertezza: lasciare la propria terra, le famiglie, le reti di vita costruite in decenni di lavoro, significa affrontare un cambiamento che va ben oltre la dimensione professionale. È una diaspora silenziosa che rischia di svuotare competenze e legami, proprio nel momento in cui il territorio avrebbe bisogno di energie per ripartire. In questo scenario, il futuro del sito si lega anche allo sviluppo di start-up nate nel territorio, che troveranno uno sbocco produttivo grazie agli investimenti aziendali. L’agri-hub e il centro di ricerca sul riciclo delle plastiche si configurano come leve di rilancio locale, in sinergia con i poli di Priolo e Gela, ma resta fondamentale che la nuova fase industriale non si traduca in un allontanamento forzato, bensì in un’opportunità concreta per restare, contribuire e ricostruire.

A Priolo, invece, si è entrati nella fase preparatoria della riconversione. La fermata degli impianti di cracking e aromatici è già operativa, e nei prossimi 18 mesi si procederà con la bonifica a circuito chiuso, coinvolgendo sia il personale diretto che le imprese locali. L’avvio dei cantieri segna l’inizio concreto dei lavori per la realizzazione della bioraffineria avanzata e dell’impianto Hoop®️ per il riciclo chimico delle plastiche. Il piano prevede anche sistemi per la produzione di idrogeno e il trattamento dei rifiuti, con un volume di investimenti stimato oltre gli 800 milioni di euro.

L’indotto manifesta scenari differenziati tra i due poli. A Ragusa, il termine delle attività di messa in sicurezza ha comportato una riduzione significativa delle commesse per le aziende terze, con una contrazione della forza lavoro. Diverse imprese hanno già avviato procedure di tutela occupazionale, facendo ricorso agli ammortizzatori sociali. Al contrario, a Priolo la filiera si sta riattivando: la fase operativa appena avviata genera nuove opportunità per gli operatori territoriali, che saranno chiamati a contribuire concretamente all’avanzamento delle opere industriali.

La transizione è in corso, ma resta complessa. Senza una regia politica solida e una visione istituzionale condivisa, il rischio è quello di una riconversione formale, non sostanziale. La Sicilia ha l’opportunità di diventare un laboratorio nazionale per la sostenibilità e il rilancio industriale, ma occorrono misure mirate, investimenti efficaci e una protezione autentica per chi ha animato questi impianti nel corso di decenni.

In questo quadro, il protocollo d’intesa siglato nel marzo 2025 tra Eni, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Regione Siciliana e le parti sociali rappresenta la cornice istituzionale e operativa del percorso di riconversione. L’accordo fissa obiettivi precisi, tempistiche attuative e clausole vincolanti sui livelli occupazionali, sulla destinazione degli investimenti e sulle ricadute territoriali. Tra le misure previste figurano programmi di riqualificazione per i lavoratori, strumenti di accompagnamento per l’indotto e l’istituzione di un tavolo di monitoraggio con sede in Sicilia, composto da enti locali e rappresentanze sindacali. In due contesti che hanno modellato l’identità produttiva dell’isola, questo protocollo assume una valenza storica: per la prima volta si riconosce la centralità di Ragusa e Priolo in un disegno industriale nazionale. Ora la sfida è tutta nell’attuazione: spetta alle istituzioni regionali e agli attori locali garantire il rispetto degli impegni assunti, trasformando un’intesa formale in motore di sviluppo concreto.