Cronaca
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23/04/2026 21:12

Vestiti taroccati venduti in diretta su Fb, bloccati

Consegne a domicilio e spedizioni: la finanza di Messina ferma il business

di Redazione

Messina – Su delega della Dda di Messina, la guardia di finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di sette persone indagate per associazione per delinquere finalizzata all’introduzione nello Stato, per la vendita e commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti o alterati e per ricettazione. Il provvedimento emesso dal gip ha disposto il carcere per 4 indagati, gli arresti domiciliari per due e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per una settima persona. La Procura aveva chiesto una misura cautelare anche per altre cinque persone.
Al centro dell’inchiesta una indagine su e-commerce abusivo e illegale che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese, accertamenti bancari, servizi di osservazione e pedinamento, sequestri di beni. Gli accertamenti hanno fatto emergere, secondo la Procura di Messina, un’associazione dedita alla commercializzazione di capi di abbigliamento, accessori e profumi, con marchi contraffatti di noti brand nazionali ed esteri, composta da pregiudicati. Alcuni di loro avrebbero agito illegalmente pur trovandosi agli arresti domiciliari.

 

Le investigazioni hanno ricostruito l’operatività, dal 2022 a oggi, del sodalizio, radicato nel popolare quartiere Giostra che agiva tramite una pagina Facebook collegata a un gruppo chiuso, con oltre 2.200 iscritti, sulla quale pubblicizzava la vendita di prodotti di varia natura, a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato.

L’osservazione della pagina, ritiene la Procura di Messina, ha permesso di cristallizzare il modus operandi del gruppo: attraverso dirette social, condotte dagli indagati, venivano commercializzati centinaia di prodotti, poi ritirati nelle loro case, anche in costanza di televendita, ovvero consegnati a domicilio, per quelli più vicini, o spediti per i clienti fuori sede.

Sui conti intestati agli indagati, sono emerse movimentazioni di denaro sproporzionate rispetto ai redditi leciti, praticamente nulli, e ostentate manifestazioni di ricchezza sui social anche dai loro familiari.