di Redazione
Via Nazionale a Scicli, sono da poco passate l’una della notte tra sabato e domenica. Nel centro storico, che più centro non si può. Si sentono urla, il rumore di ventri infranti dei finestrini di un’auto. Un ragazzo, albanese, versa a terra, in stato di semi incoscienza, in un lago di sangue, un altro, che si scoprirà essere suo fratello, impreca contro Scicli, contro l’Italia, “paese incivile”. Ha già buttato a terra uno scooter e con un pugno ha infranto il vetro di un’auto. Il ragazzo è in canottiera bianca, sporca di sangue, il suo e quello di suo fratello.
Duecento persone, molti dei quali giovani accorsi dai locali di via Mormina Penna e di piazza Carmine si riversano in strada, assistono alla scena. Arriva l’ambulanza, porta via l’albanese ferito, riverso a terra.
Inizia un battibecco a distanza tra il fratello, in preda alla collera, all’ira e ai fumi dell’alcol, e alcuni ragazzi di Scicli, circa il fatto che incivili siano gli sciclitani o gli albanesi. La disperazione e l’ira dell’uomo: “Cosa avete da guardare? Ci trattate male perché siamo albanesi, perché siamo ubriachi”. Accenna ad inseguire il pubblico che guarda tra la curiosità e la paura, inizia un gioco di scherni reciproci su chi è veramente incivile e chi no. Arriva una pattuglia dei carabinieri. Il maresciallo prende con le buone l’uomo, gli parla, lo fa sfogare. Pare che lui e suo fratello stessero bevendo, quando è scoppiata una lite con uno o più italiani. Botte da orbi, forse una spranga in testa a suo fratello. Quanto basta per fargli perdere il lume della ragione. E’ colpevole o è vittima di violenza?
Alla fine l’uomo accetta volontariamente di salire nell’auto dei carabinieri e viene condotto in caserma. Cosa sia accaduto veramente è ora al vaglio dei carabinieri di Scicli. Una notte al sapore di guerriglia urbana, una notte da dimenticare.
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