Cultura
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11/06/2012 23:34

Viaggio in Sicilia. La vendemmia di Planeta. In un libro fotografico

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I vendemmiatori, ritratti da Gianni Mania

di Redazione

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Nelle foto di Gianni Mania
Nelle foto di Gianni Mania

Viaggiare in Sicilia è sempre una rivelazione. Paesaggi in continua mutevolezza, per interferenze dell’uomo e della natura.  Interferenze a volte violente a volte generose, che ci restituiscono immagini della Sicilia mai banali, oltre che per la struggente bellezza di certi paesaggi, per il carico di significati che certe immagini emanano, esse raccontano di tradizioni, culture, di retaggi storici e socio politici, di varia umanità.  

L’itinerario tra le terre Planeta e’ una nobile testimonianza dell’essenza della Sicilia, ma sopratutto di una umanità tutta siciliana legata alla terra ed alle sue ricchezze.

La vendemmia Planeta,  momento più atteso dell’anno, uomini che perpetuano gesti antichi, condividono fatiche, speranze, referenti verso una  natura che si spera clemente, con l’orgoglio negli occhi di essere parte. E poi la grande festa, quasi una liberazione, un rito propiziatorio, il piacere di avercela fatta, la speranza di una buona  annata. 

Su e giù per i filari, ho apprezzato questi uomini, ho percepito il loro identificarsi, il loro senso di appartenenza.  Il loro coinvolgimento è stato anche il mio, e ciò  mi ha permesso di ritrarli uno per uno, un momento straordinario  di empatia, io a catturare con l’obiettivo la loro essenza, quel sentirsi parte e loro a mostrare il loro orgoglio di uomini, preziosa risorsa di una grande azienda.

Oggi tale racconto diventa un libro fotografico, con gli scatti di Gianni Mania e un testo a corredo del giornalista e scrittore Oscar Giannino. 

 

 

 Il commento di Oscar Giannino alle foto di Gianni Mania

 

«Ecco l’osservazione suggeritami dai volti e dalle espressioni ritratte da Gianni Mania in questo fotocatalogo vivente dei “tipi umani” che lavorano e collaborano, oggi, con l’azienda Planeta. Li ho guardati e riguardati a lungo. Per vincere l’immediata prima impressione. Non so a voi, ma è forte il condizionamento culturale, quando capita sott’occhio una galleria di lavoratori ritratti nella loro quotidianità, in quella fissità di espressione e impacciato e innaturale scoordinamento motorio che è tipico della mancata abitudine a una posa fotografica. Viene in mente la grande fotografia documentaria “sociale”, quella che vide la sua nascita in Inghilterra nel 1877, con l’uscita del volume Street Life in London, scritto a quattro mani da John Thomson e Adolph Smith e illustrato con decine di fotografie scattate da Thomson nei quartieri poveri della capitale. L’impatto fu notevolissimo, Stuart Mill e Alfred Marshall si interrogarono a lungo sulla possibilità dell’economia di mercato di dare finalmente risposte adeguate all’iper sfruttamento dei ceti più poveri.Tuttavia, a mio giudizio è una falsa impressione da combattere e dissipare. Il lavoro di Mania non ha a che vedere con le migliaia di scatti di Jacob A. Riss, Walker Evans, Dorothea Lange e dei tanti altri che ci hanno lasciato quel vero e proprio monumento foto-socio-antropologico realizzato alle dipendenze della Farm Security Administration, creata da Roosevelt negli anni Trenta del secolo scorso per dare riposta alla miseria agricola americana nella Grande Crisi. Non è così. I volti e le membra “grosse” di lavoro e scure di sole che trovate qui raffigurati non nascono per documentare subalternità e sopraffazione. Sono le gambe e le braccia, le teste e i cuori senza i quali l’eccellenza di Planeta, dei suoi prodotti e delle sue strategie compresa la promozione e produzione culturale, semplicemente non avrebbe potuto avere la forza di affermarsi. Sono una firma biologica invece che scritta, un atto di co-intestazione orgogliosa di una storia di Sicilia già vendicata dei suoi torti e fallimenti e sofferenze passate, attraverso il successo non promesso domani ma già realizzato insieme, ieri e oggi. La mappa della persistenza genetico-biologica, in vaste aree del paese, dei tratti ereditari e antropometrici delle più antiche popolazioni può consentirci di ravvisare tratti sicani, in questi volti la cui serietà non è che parenteticamente attraversata dal sorriso d’occasione. Ma prima di chiudere il libro mi sono detto che i loro progenitori possono essere finalmente un po’ contenti, che i loro discendenti con Planeta scrivano oggi una delle più riuscite pagine del riscatto siciliano e italiano.»