Cronaca
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17/11/2011 18:02

Vietati i Funeral Party a Ragusa

Un'inchiesta del quotidiano La Sicilia

di Franca Antoci

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E un'agenzia di pompe funebri ricorre al Tar
E un'agenzia di pompe funebri ricorre al Tar

Ragusa – Lettura di poesie, brani letterari e sottofondo musicale. Potrebbe sembrare un happening culturale. Invece, è una veglia funebre.
«Un atto d’amore – spiega Francesca Arrabito, titolare della ditta di onoranze funebri “Funeral home” – Parenti e amici ricordano il defunto in un luogo confortevole e ne celebrano la memoria». Una camera ardente stile Usa quella che il 14 dicembre del 2010 era stata allestita nella sala di commiato dalla signora Arrabito. I comfort e l’atmosfera soft non prevedevano certo l’arrivo dei vigili urbani né il declassamento della sala di commiato in «deposito di osservazione e di obitorio» non autorizzato. La cerimonia è illegittima e viene sospesa.
L’atto immediatamente conseguente è l’ordinanza n. 318 del 29 dicembre 2010, con cui il dirigente del Comune, settore XI pianificazione e sviluppo economico del territorio, ordina alla signora Arrabito «la cessazione immediata dell’attività di deposito di osservazione ed obitorio asseritamente svolta in assenza di autorizzazione e l’immediata rimozione di ogni insegna pubblicitaria e di ogni attività promozionale relativa all’esercizio, nonché degli atti presupposti, connessi e consequenziali». A nulla valgono le contestazioni della signora che esibisce l’innovativa camera ardente, specificata persino nel contratto di affitto della sede aziendale, in tutte le autorizzazioni presentate e regolarmente ottenute. Niente da fare. I funerali siculi prevedono abiti neri, capelli strappati, lacrime e urla. Se il caso, persino a pagamento. Tutto il resto è cinema.
«Quante volte abbiamo avuto notizia – sottolinea la signora Arrabito nel ricorso indirizzato al presidente del Tar – di camere ardenti allestite in piazza, auditorium, teatri o tribunali in occasione della scomparsa di personaggi noti. Se la defunta fosse stata una famosa attrice, un personaggio del mondo dello spettacolo o della politica, la sua veglia non sarebbe stata disturbata e interrotta. Perché un addio in grande stile, di certo non tradizionale, deve essere consentito soltanto a personaggi famosi e non anche ai cittadini comuni? 
«La scelta di una camera ardente laica – aggiunge l’imprenditrice – può essere dettata da diverse motivazioni legate a ideologie politiche o religiose, o magari, a banali questioni logistiche di spazi inadeguati a ricevere le persone in visita. Ma in ogni caso si tratta di una libera scelta che andava comunque rispettata». 
Così la signora Arrabito è costretta a trovarsi un avvocato, Giuseppe Lipera, e a presentare ricorso al Tribunale amministrativo di Catania contro il sindaco pro tempore di Palazzo dell’Aquila per ottenere la sospensione del provvedimento. Un provvedimento contestato nel merito e nel metodo e sul quale l’imprenditrice basa anche i non pochi pregiudizi dimostrati dai vicini di casa
Recita infatti il ricorso: «La vicenda si contraddistingue indubbiamente almeno per due aspetti peculiari: 1) l’assoluto vuoto normativo che, con l’involontaria complicità di fraintendimenti, superficialità e forzature interpretative, ha favorito l’emissione dell’impugnato provvedimento; 2) il pregiudizio, la superstizione di alcuni cittadini ragusani che hanno provocato una pressione ambientale tale da influenzare e condizionare certamente il Comune che, dopo aver inizialmente autorizzato l’esercizio dell’attività in questione, l’ha poi bruscamente interrotta, tanto ingiustamente, quanto immotivatamente». 
Intanto l’attività della «Funeral home» è stata interrotta e la signora Arrabito ritiene di avere subito un grave danno economico scaturito dalle ingenti spese sostenute per l’avviamento quali «la locazione dell’immobile, la ristrutturazione dei locali, l’acquisto degli arredi, e altre spese per assicurare l’esercizio stesso, per l’acquisto dell’insegna, per le inserzioni pubblicitarie, oltre ovviamente al danno consistente nel lucro cessante, ovvero nella perdita di chance lavorative». Infatti, la morte non si ferma e, fino a sentenza, non ci resta che piangere.

 

La Sicilia