Prima s'inventano le cose e poi si convincono che sono veramente accadute
di Redazione


Ragusa – A proposito di bugie, lo sapevate che esistono quelli che «prima s’inventano le cose e poi si convincono che sono veramente accadute»? È quello che è capitato in questi giorni coi commenti ai risultati elettorali delle amministrative di Ragusa e Vittoria.
Non so dove l’ho letto quell’adagio, forse su un numero di Topolino di tanti anni fa, ma non fate affidamento sulla mia memoria. Sono sicuro che qualcuno prima di me lo ha reso noto quel “detto” e che non l’ho inventato io adesso, tanto per rimanere ancorati al molo delle bugie.
Chi ha perso e chi ha vinto in questa battaglia elettorale?
Le ricorrenti dichiarazioni a caldo, a freddo e sostanzialmente tiepide dei politici del territorio, così pontificavano: tutti hanno perso, nessuno ha vinto; tutti hanno vinto nessuno ha perso. Un po’ come accadeva a Cuma, nell’antro della Sibilla, qualche anno fa. Punto e a capo.
Dove sta la verità? Nel mezzo, direte voi, come la virtus dei latini. Sbagliato. La verità non si dice in politica. Dunque, il vero non esiste nella comunicazione politica. C’è il verosimile, che è altra cosa. E c’è soprattutto la bugia, flessibile, versatile e buona per ogni occasione.
Ma c’è chi come l’onorevole Ragusa e il presidente della provincia Antoci nell’ipparino non beccano neanche l’ombra di un consigliere comunale, la lista del loro (si fa per dire) sindaco UDC non supera i 300 consensi globali, e cantano vittoria e gloria meglio di una coppia di cardellini in amore. I due leaders dell’UDC riescono a perdere la partita elettorale del capoluogo anche contro il PiD del cittadino semplice Giovanni Cosentini, doppiato e di brutto alle elezioni regionali del 2008 dall’onorevole Ragusa nella corsa al seggio utile per il parlamentino siciliano. Sic transit gloria mundi.
C’è pure l’onorevole Minardo, il Minardo del Popolo delle Libertà, Minardo senza scrima e coi capelli neri, Minardo il giovane, re di Modica e di via del Fante, che a Ragusa fa flop! Ma flop, flop! e nessuno, sottolineiamolo, nessuno dei “suoi” candidati al consiglio comunale riesce a varcar la soglia di Palazzo dell’Aquila. E il Niño onorevole che fa? Commenta la rielezione di Dipasquale con un raffinato messaggio: «Lavorare bene paga, la città ti è vicina se hai saputo dare le risposte che chiedeva». E in effetti la città di Ragusa ha premiato la prossimità e l’impegno elettorale del deputato modicano: nessuno dei suoi consiglieri candidati nella lista del PDL è stato eletto. Torniamo all’incipit e all’adagio letto su Topolino: ci sono quelli che «prima s’inventano le cose e poi si convincono che sono veramente accadute». E così è stato per Nino Minardo, inventata la storiella della vittoria di Nello a primo turno come fosse merito suo, a forza di ripeterla e raccontarla in giro per comunicati stampa s’è anche convinto dell’accaduto. Al parlamentare del PDL riesce bene la persuasione degli eletti pro domo sua a proclamazione avvenuta. Ma quando c’è da costruire il consenso dall’inizio, ste by step, col sudore proprio e non con la fatica degli altri, son dolori e male figure.
Passiamo al PD della città di Ragusa e al segretario del partito che “godendo della stima di tutti, e a cui va il merito di essere riuscito a rimettere in piedi un PD nuovo e propositivo” dichiara alle stampe, dopo un lungo silenzio post passerella elettorale, che a Ragusa «non ha vinto il Pdl e men che meno il centro destra». E chi ha vinto allora, San Giorgio a cavallo?
C’è da dire che il vecchio PD prima di lui non aveva, in effetti, fatto meglio e forse non è mai riuscito a essere propositivo come partito. Senza i 1.200 consensi dell’ex delfino di Gianni Battaglia, il PD di Ragusa era destinato a chiuder bottega. Ma Giuseppe Calabrese non fa squadra. Lo avevamo già detto, e non era mica una bugia. Il consigliere del PD è uno che gioca e vince per sé. Le sfide elettorali servono solo a gratificare il suo Super Io e niente più. Del collettivo poco importa. A ragione, cavalcherà oggi l’onda del consenso fino alla sfida di domani. Per poi ricominciare. Gli onorevoli Ammatuna e Digiacomo sono avvertiti. E il Pd di Ragusa pure, perché le politiche sono alle porte e le regionali non tarderanno ad arrivare. Quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini. Keep Warm!
Concludo con Innocenzo Leontini. Anzi, no. Concludo con una verità.
Ci sono quelli che «prima s’inventano le cose e poi bla bla bla». Non ho inventato io l’adagio, e non l’ho manco letto su Topolino. È una sentenza di Tacito: Germani fingunt et credunt; i tedeschi prima s’inventano le cose e poi si convincono che sono veramente accadute. Proprio come i politici ragusani.
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