Cronaca
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03/02/2009 00:47

Violenza carnale, forse una montatura della coppia rumena

di Redazione

Il riserbo della Polizia è fitto, ma se le indiscrezioni diverranno certezza, ci sarà da rimanere inebetiti. Sembrerebbe, infatti, che nel corso della prima visita ginecologica effettuata sulla romena di 24 anni, trasportata in ospedale dalla Polizia la notte stessa del presunto «stupro», non sarebbero emersi segni di violenza carnale, né tracce di sperma alla regione pubica.

Il che fa pensare, volendola mettere sull’ironia, che i due stupratori avranno usato tutte le delicatezze sessuali che si prendono in camera da letto nei confronti del partner; o che magari abbiano utilizzato il preservativo per fare «stupro sicuro» e non mettere incinta la vittima! La ragazza sarebbe stata dimessa immediatamente dal nosocomio «Guzzardi», senza neanche un giorno di prognosi.

La storia dello stupro in contrada Macconi, dunque, sarebbe una montatura della coppia romena. Niente stupro, niente branco di tunisini, niente rapina, inventate le minacce di morte al «compagno» 26enne della donna, pura fantasia il sequestro di persona. Tutto inventato di sana pianta, per quale motivo? Più che ad accertare lo stupro, Polizia di Vittoria e Squadra mobile lavorano per dare un significato alla simulazione di un caso inesistente che ha gabbato Vittoria e il resto della Penisola nel giorno in cui in altre parti d’Italia si consumavano veri reati sessuali.

Una collezione di panzane, il giorno dopo lo «stupro» di Macconi. S’è detto e sentito di tutto. Che uno dei due tunisini violentatori avrebbe dato il numero del suo cellulare alla donna appena stuprata. Come dire, se ti è piaciuto richiamami domani che di stupro di nuovo. S’è detto anche che la ragazza, d’accordo con la Polizia, ha telefonato a quel numero per fissare l’appuntamento con il tunisino e tendergli un tranello: questi ha accettato, ma appena ha visto le volanti è riuscito a fuggire. Roba da film comico: il ritorno dell’ispettore Clouseau e della Pantera rosa.

La cronaca della notte, invece, è piuttosto scarna. Quando la Polizia ha trovato la coppia romena che vagava in contrada Macconi, ha trasportato la donna al Pronto soccorso. Ha atteso il responso della prima visita ginecologica, la ragazza è stata dimessa perché non c’erano i motivi del ricovero e successivamente è stata condotta in commissariato per essere interrogata. E’ rimasta in via Loi fino al mattino, ragion per cui quando si sarebbe verificata la messinscena della telefonata per incastrare il «branco» di tunisini? La Polizia non ha mai confermato questo particolare.

Anzi, è probabile che non ci sarà nessun tunisino da arrestare e che i due romeni dovranno spiegare seriamente l’allarme sociale che hanno montato, gettando ancora più fango su un territorio abbastanza martoriato da 3 persone bruciate vive, queste vere, appena una settimana fa in contrada Sperlinga vicino a Chiaramonte Gulfi.

Giuseppe La Lota
Corrierediragusa