Cultura
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11/08/2011 09:41

Vittoria rilegge la vita del bandito Giuliano

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Sacco e Sciortino: «Vogliamo portare sullo schermo un kolossal che racconti il vero volto di Turiddu»

di Pietro Monteforte

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Il bandito Giuliano
Il bandito Giuliano

Vittoria – «Poveri sogni miei / d’amor beati / nel meglio del gioir siete periti / Sorgeste fieri ma sfortunati / come gli uccelli / nei boschi siete periti». Sono sei versi che compongono una breve ma esaltante poesia di Salvatore Giuliano, il famoso «bandito» di Montelepre. E, s’è vero che «la storia è sempre differente da quello che è capitato», come afferma lo scrittore islandese Halldòr Gujònsson, conosciuto con il nome di Halldòr Kiljan Laxness, premio Nobel per la letteratura nel 1955, è anche vero che la storia del «bandito» Giuliano e della strage di Portella delle Ginestre, scritta sui libri e studiata a scuola «ci ha insegnato che spesso la menzogna la serve meglio della verità» chioserebbe il filosofo scrittore ungherese del ‘900 Arthur Koestler.
La Sicily Production film Francesco Sacco di Vittoria e due grosse e importanti società canadesi produrranno il film «Il leone di Montelepre» per la sceneggiatura di Giuseppe Sciortino Giuliano, figlio di Marianna, sorella di Salvatore Giuliano. «Vogliamo portare sullo schermo un kolossal, ma vogliamo, principalmente, raccontare con obiettività e serenità la cronaca dei fatti realmente accaduti, vogliamo mettere in risalto l’uomo Salvatore Giuliano, nella sua giusta dimensione, nella storia “vera” che gli appartiene – hanno dichiarato il produttore Sacco e lo sceneggiatore Giuseppe Sciortino Giuliano -. Vogliamo che la verità, ma quella “vera” non quella di “comodo” scritta sui libri di storia, finalmente, possa trionfare. Non vogliamo né beatificare né condannare un uomo, Salvatore Giuliano, sulla cui vicenda sono stati scritti fiumi d’inchiostro, molto spesso in modo fantasiosamente deplorevole».
Giuseppe Sciortino Giuliano, nella sua sceneggiatura, fa rivelazioni davvero interessanti e strabilianti. Ha raccolto molte dichiarazioni da coloro che hanno vissuto quel passato ma, principalmente, dalla «bocca» di sua madre, Marianna Giuliano Sciortino, all’epoca comandante della squadra femminile al seguito di Giuliano. «L’ultima versione fantasiosa – chiosa ironicamente Sciortino – sulla morte di Giuliano risale al 9 marzo 1982 (32 anni dopo l’evento, ndr), quando, in un intervento a Palazzo Madama, il senatore Giorgio Pisanò, non si sa come e perché, parlò della storia di Salvatore Giuliano e di Luciano Leggio, esprimendosi testualmente così: “Perché è Leggio che uccise Giuliano, quando la mafia, che non ne poteva più di avere i battaglioni dei carabinieri che rastrellavano le campagne siciliane, solitamente di dominio mafioso, si accordò col governo di Roma, e inviò in Sicilia il prefetto Vicari, che si era guadagnato dei grossissimi meriti con il Referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Dotato di pieni poteri, che si conclusero con l’uccisione del bandito Giuliano. Il senatore accusò il prefetto Vicari, divenuto dopo capo della polizia, e il vice questore Mangano, suo funzionario di fiducia, di collusioni e protezioni nei confronti di Leggio che, per avere ucciso Giuliano, poté restare latitante e indisturbato per vent’anni».
Molte le altre rivelazioni nella sceneggiatura di Giuseppe Sciortino Giuliano: dal tradimento di Gaspare Pisciotta agli scritti inediti di Salvatore Giuliano, una storia, insomma, raccapricciante e sconvolgente che fa luce o, quantomeno, mostra il rovescio della stessa medaglia. Ma qual è la verità storica? Gli scritti e la documentazione di Sciortino sembrerebbero non lasciar dubbi e darebbero, ovviamente, torto alla storia raccontata e scritta sui libri. Una miscellanea di documenti, di lettere, di dichiarazioni, di fotografie e, persino, la documentazione originale relativa all’esame necroscopico eseguito sul corpo di Turi Giuliano rivela e svela la verità sulla morte del famoso e leggendario «leone di Montelepre».
In tre libri «Ai Siciliani non fatelo sapere», «Vita d’inferno – cause ed effetti» e «Mio fratello, Salvatore Giuliano – la vera storia», quest’ultimo coautrice la stessa madre di Sciortino, Marianna Giuliano, sorella del bandito, sono raccontati, in modo cronologico e sconvolgente, personaggi e fatti di quei tristi e drammatici giorni, corredati da poesie, canzoni e scritti inediti di Salvatore Giuliano, nonché aneddoti e particolari curiosi e, al tempo stesso, strabilianti.
«Si fece terra bruciata intorno a Turiddu – con tono mesto e con una chiara e incisiva mimica sottolinea Sciortino Giuliano – e fu il capro espiatorio d’un sistema balordo e iniquo. Giuliano non era quel “bandito” raccontato per comodità e opportunismo dal potere del tempo, era un uomo semplice, con un cuore grande». Giuseppe Sciortino Giuliano, quasi commosso, si zittisce e, dopo qualche istante, conclude con uno degli aneddoti più importanti della vita dello zio Salvatore Giuliano, raccontatogli dalla madre Marianna. 
Dopo tante lotte, l’amara delusione: «Autonomia amministrativa?», ripeté Turiddu stupito. «Ma che siete diventati tutti pazzi? E’ per questo dunque che ho combattuto? E mentre io e tanti bravi picciotti rischiavamo la vita, voi parolai ve ne stavate comodamente al sicuro! Autonomia amministrativa…! Bah…! Ma vi rendete conto che accettando questo piatto di lenticchie non cambierà niente? Roma continuerà ad ignorarci, come fa da oltre ottant’anni, continuerà l’emigrazione, il sottosviluppo e il servilismo verso di essa…». «Mio fratello – raccontava la sorella Marianna al figlio Giuseppe Sciortino Giuliano – era profondamente deluso. Camminava per via Cavour come un automa, immerso in mille pensieri. Senza avvedersene si ritrovò nei pressi della “Cala”, tra le case ancora distrutte dai bombardamenti che precedettero l’invasione da parte degli alleati. Vagava così senza mèta, quando da una casa semidistrutta uscì una giovane donna. Essa era vestita tutta di nero, aveva il capo coperto da un velo, gli occhi affossati, magra. Era seguita da uno stormo di vocianti bambini, il più grande dei quali aveva meno di dieci anni. Le si attaccavano alla gonna con l’intento di fermarla. “Mamma, mamma! Non lasciarci, abbiamo fame!”, gridavano piangendo. “Tornate a casa, adesso, mamma andrà a lavorare e vi porterà tante cose belle!». 
Nell’osservare quella scena Turiddu dimenticò i problemi che l’assillavano. Aspettò la donna all’angolo della via e la fermò. «Scusi se l’importuno; questi bambini sono tutti suoi?». «Sì, sono miei, ne ho sei!», rispose timidamente la donna abbozzando un amaro sorriso. «Da quando è morto la buonanima di mio marito, è sempre più difficile trovare il necessario!». Turiddu infilò la mano in tasca, ne tirò fuori un blocco di carta moneta da mille lire e gliele porse. La donna si mostrò titubante ad accettare l’offerta.
«Ma lei chi è, a che scopo mi vuol dare questi soldi?», chiese visibilmente preoccupata. «Non ho altri scopi se non quello di aiutarla a sfamare i suoi bambini», rispose Turiddu. La donna rassicurata dalle sue parole, accettò l’offerta. «Ma lei chi è?» tornò a chiedere. «Non posso dirglielo». «La prego, me lo dica, si fidi di me». Viste le sue insistenze, Giuliano disse: «Le rivelerò la mia identità a condizione che lei giuri sulla memoria di suo marito che manterrà il segreto». La donna giurò. Egli le strinse la mano e le porse un biglietto da visita. Spinta dalla curiosità ella s’affrettò a leggere quel nome, alzò lo sguardo incredulo, ma Giuliano era già sparito nel dedalo delle viuzze. Emozionatissima corse ad acquistare cibi e indumenti. Tra lo stupore dei vicini, tornò a casa carica di pacchi. La vecchia madre l’apostrofò in malo modo. Sospettava che la figlia si fosse prostituita. «Non ho fatto nulla di cui debba vergognarmi. Ho solo incontrato il padre dei poveri. Tu pensa pure quello che ti pare, ma non posso dirti di più».
Salvatore Giuliano fu ucciso all’età di 27 anni, oggi ne avrebbe 88. Un uomo che aveva soltanto la quinta elementare, un uomo che durante la sua breve vita incontrò numerosi prestigiosi e importanti personaggi, un uomo, anzi un bandito, che lo Stato di quel tempo temette e perseguitò, ha fatto scrivere importanti pagine di «storia». Sul personaggio resta sino al 2016 il segreto di Stato. Chissà che l’altra storia, probabilmente quella che sarà scritta con obiettività ma, principalmente con serenità, senza livori né odi né rancori, non restituirà a quel «bandito» o a quello che, forse fu una «vittima» o un «eroe» la giusta dimensione e il suo giusto posto. Salvatore Giuliano resta, comunque, uno dei personaggi importanti che, nel bene o nel male, si batté per l’Autonomia siciliana. 
La Sicily Production Film Francesco Sacco e lo sceneggiatore Giuseppe Sciortino Giuliano, con la produzione del film «Il Leone di Montelepre» intendono riproporre le pagine di quella triste storia, riportarla sugli schermi cinematografici attraverso testimonianze, documenti e carteggi sconosciuti e sepolti negli archivi per far rileggere le nuove pagine di storia, chissà se quella vera, del «bandito» Salvatore Giuliano.

 

 

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