Attualità
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04/03/2008 14:47

Walter, le liste dello scontento

di Redazione

“Poche donne, troppi catapultati”. Ieri sera, il Pd di Veltroni ha chiuso le liste elettorali, rivendicando tempestività nelle scelte ad una settimana dal termine imposto per legge. Ma i problemi per Walter e compagni potrebbero iniziare proprio ora. Perché dalla Sicilia al Piemonte, è iniziato il pianto greco di dirigenti ed esponenti della cosiddetta “società civile” che aspiravano ad uno scranno e che invece sono rimasti fuori, accusando il partito di scelte poco rappresentative.

A cominciare dalla compagine femminile: la quota (35%) di donne elette prevista dallo statuto del Pd dovrebbe essere rispettata, ma in alcune regioni la pattuglia di candidate è parsa comunque troppo esigua. In Piemonte, ad esempio, la senatrice Magda Negri ha puntato l’indice sulla “penalizzazione delle militanti e delle dirigenti. Nella nostra regione” ha proseguito “alla fine sono solo quattro o cinque le donne in posizione di eleggibilità su circa venti possibili parlamentari”. A stretto giro di microfono, è arrivata la risposta del segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando che ha ricordato a tutti che “abbiamo dovuto scontare l’inserimento in Piemonte di molte candidature nazionali, otto”.

Ed è proprio questa l’accusa che molti colonnelli del partito fanno: troppo spazio a scelte decise da Roma e non condivise dal territorio. In Emilia Romagna ci sarà spazio ad esempio per una dei sei “prodiani” doc, il capo ufficio stampa del premier uscente Sandra Zampa e per Anna Finocchiaro capolista al Senato (e candidata anche in Sicilia, sia per il Senato che per la Presidenza della Regione).

Nell’isola, si presenterà anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricky Levi, seguito – chissà perché – da Marco Causi che con i siciliani non ha molto a che fare: è stato infatti assessore al Bilancio al Comune di Roma nella giunta guidata da Veltroni. Capolista per il Senato qui sarà il chirurgo Ignazio Marino, seguito da Enzo Bianco, a cui il coordinamento del Pd ha concesso una deroga. Candidato nell’isola anche Nuccio Cusumano, il senatore dell’Udeur che si dissociò da Mastella e votò la fiducia a Prodi, subendo gli improperi e l’aggressione del compagno di partito Tommaso Barbato.

Confermati in lista poi tutti e cinque “teodem”, anche se con qualche modifica di non poco conto. Scorrendo le liste dei candidati lombardi al Senato si scopre infatti che Paola Binetti non c’è. I dirigenti nazionali hanno deciso di candidarla alla Camera, forse per depotenziare il suo ruolo in un’eventuale situazione di pareggio a Palazzo Madama, forse per evitare di inserirla fianco a fianco con l’oncologo Umberto Veronesi, capolista nella Regione.

Dopo l’accordo con il Pd, nelle liste trovano spazio anche i Radicali, che però hanno già annunciato di non essere affatto soddisfatti: “ieri sera – ha detto Emma Bonino, candidata in Piemonte al Senato – era stata data, scritta a mano, la lista dei candidati radicali ed emerge chiaramente che la proposta da loro fatta dei nove eletti non è mantenuta”. Il segretario nazionale Rita Bernardini dovrebbe comunque essere quarta (in posizione sicura) nel collegio della Sicilia orientale per la Camera dei deputati. Ha creato invece un mezzo terremoto la scelta di candidare in Puglia per il Senato la radicale Donatella Poretti e il leader storico di Gay left Paola Concia: il segretario regionale Michele Emiliano ha dichiarato di non aver firmato le liste anche per “la presenza di una candidata radicale “.

Stesso clima a Caserta, dove il coordinatore provinciale Sandro De Franciscis si è dimesso denunciando che “nelle liste campane sono presenti due rappresentanti della provincia di Benevento, un numeroso gruppo di Salerno e nessuno di Caserta. È una vergogna, evidentemente il Pd non ha bisogno dei voti casertani. Io voterò democratico, ma non posso garantire per i miei conterranei”.

Restano fuori poi diversi big. Tra questi, c’è il costituzionalista Stefano Ceccanti, uno degli studiosi più vicini a Veltroni, nonchè “ghost-writer” dei tentativi di riforma elettorale. Escluso anche l’ex presidente della Commisione nazionale Antimafia, Giuseppe Lumia: ha incassato la solidarietà del presidente di Confidustria Sicilia, Ivan Lo Bello (”se non è candidato, si indebolirà l’azione di contrasto a Cosa Nostra nel territorio”), ma non quella del Pd, che non gli ha concesso la deroga per continuare a restare in Parlamento.

Diversa la scelta dell’ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale: piuttosto che invocare la richiesta, il coordinamento nazionale ha pensato bene di candidare la figlia ventiseienne Daniela, studentessa di Scienze della Comunicazione. Evidentemente, passa anche per queste decisioni il rinnovamento generazionale voluto da Veltroni.