Cultura
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19/02/2008 14:35

Wikidemocracy: liberi di esprimersi, ma con tessera

di Redazione

“Sei stanco e deluso della politica lontana dalla gente? Vorresti poter scrivere tu il programma del tuo partito favorito? Sei nel posto giusto!”.

Si chiama Wiki Democracy. A questo link trovate il suo sito. Si auto presenta così: “E’ un ambiente collaborativo e democratico per la stesura e revisione di programmi politici, con partecipazione dal basso, non governato né controllato dai partiti, il cui obiettivo è riportare ai partiti un contenuto generato dai loro elettori con proposte e iniziative di programma politico. Detto in parole povere, far sapere ai partiti cosa pensano i loro elettori che abitano la rete (i neretti sono degli autori del sito)”.

L’idea è di Stefano Quintarelli, imprenditore delle telecomunicazioni ed autorevole blogger (qui) ma trova la sua origine in un lungo dibattito svoltosi nei blog nei giorni scorsi, non appena si è diffusa la notizia che ci sarebbero state le elezioni politiche. Vi si esprimeva il desiderio di essere liberi, di non venire assordati da urli e insulti e di poter incidere sull’agenda dei partiti, di poter articolare confronti seri sui dati, di introdurre competenza e partecipazione degli elettori dentro un dibattito che altrimenti si indurisce nello scontro tra vertici.

Cos’è un wiki? Il mattone costitutivo – tra gli altri progetti – di Wikipedia, è definito così nella presentazione dell’iniziativa (qui): “un sito web che può essere modificato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che ne hanno accesso, come in un forum. La modifica dei contenuti è aperta e libera, ma viene registrata in una cronologia permettendo in caso di necessità di riportare la parte interessata alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare immagazzinare e ottimizzare la conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il software collaborativo utilizzato per creare il sito web”

Riassumendo: se WD raggiungesse il suo obiettivo, i partiti dovrebbero trovarsi a disposizione una quantità molto grande di informazione “non mediata” dai media (scusate l’orrore verbale, ma è questo che intendono i promotori di WD), una massa critica democratica che dovrebbe incidere sui modi e i contenuti della loro agenda elettorale. Per sostenere questo sforzo, i partecipanti al progetto possono linkare in una pagina apposita (qui) documenti e studi sulle questioni che ritengono di maggior rilievo e priorità.

L’esperienza dell’utente. Quando si va sul sito di di WD, si viene subito colpiti dall’impatto fortemente normativo che lo caratterizza. Non si vedono i contenuti, si vedono le regole d’ingaggio. Chi ha scritto il progetto è preoccupato che chi vi si avvicina per prima cosa capisca le regole di comportamento, ciò che si può fare, ciò che non si può fare. Dunque, vediamo: non potete mettervi a fare comizi, non è questo il posto dove catechizzare gli altri. Semmai potete provare a catechizzare i responsabili del vostro partito, cui potete sottoporre ogni genere di proposta. Agli “altri” no: degli altri partiti, che non siano il vostro, potete solo leggere programmi e proposte degli altri partecipanti iscritti a quel partito.

Una perplessità, l’impostazione “partitocratica”. E qui veniamo al punto di maggiore perplessità dell’intero progetto, a un dissenso sulla “metafora di interazione” che viene proposta. Appena vi registrate a WD infatti non basta che diate il nome e il cognome, allo scopo di sottoporvi ad un processo di registrazione giustamente severo ma leggermente macchinoso: riempimento del modulo, invio dei dati, conferma dell’iscrizione con uno sms, quindi attesa del perfezionamento dell’iscrizione: va bene, in questo paese si imbroglia e si urla troppo, e la selezione è noiosa ma giusta.

No, il problema sta proprio nell’obbligo di iscrizione. Quando mi registro infatti, devo scegliere il partito, alla cui vita voglio partecipare, da un menù a tendina che altri hanno predeterminato. Si capisce il motivo anche di questa regola (garantire l’efficienza dei lavori in un progetto che non ha moderatori né full time né part time), ma questa costrizione forza la partecipazione dentro uno schema troppo rigido. Il problema di questo paese sarà pur quello di non sproloquiare fra ultrà, ma forse posso avere buone idee anche se non sono un “militante”, no? E’ vero che si può “cambiare iscrizione”, e partecipare alla vita di altri partiti rispetto a quello originario, ma mi pare proprio che non sia possibile discutere per temi, se non all’interno delle aree di partito.

Era proprio necessario obbligare le persone a doversi dichiarare? Personalmente ho dovuto “iscrivermi” a un partito, cosa che mi è estranea oggi, mentre non mi è estranea la politica, ma solo per poter partecipare al progetto. C’è un sapore di informatica metallica, top-down e IT-like, “ufficiale”, che non fa onore alle intenzione del progetto.

Ma in bocca al lupo! WD raccoglie una lunga coda di conversazioni avvenute nei blog, si è detto. C’era desiderio di libertà e di accorciamento della catena del valore della politica. In certi documenti di presentazione di WD, invece, sembra di leggere solo un fastidio un filo autoritario per i media, un bersaglio ormai un po’ di maniera, come il numero dei piatti cinesi al circo, di quella che è ormai la lobby delle blogstar. Non sarà il caso di evitare strutture artificiose di incanalamento della discussione nelle nuove forme che nascono?

In ogni caso è un gran bel tentativo e un’idea che merita di crescere. In bocca al lupo!