Il flop
di Un Uomo Libero
Madrid giorno 19 maggio 2011, il cielo è grigio. Nella mattinata una pioggia leggera ha risvegliato il vasto accampamento di Piazza Puerta del Sol. Dalla mia abitazione lo raggiungo a piedi in cinque minuti. Più che la piazza spagnola, cuore pulsante non solo della città di Madrid ma di tutta la Spagna, Puerta del Sol mi ricordò immediatamente piazza Jema el Fnah di Marrakech. Tende da campeggio drizzate alla meglio, sacchi a pelo, banchetti con frutta e bicchieri di plastica per fare colazione, teloni che cercavano di difendere dalla pioggia gli occupanti. E poi megafoni, tende da campo comunitarie dove molti erano intenti a disegnare e a dipingere striscioni, a raccogliere adesioni e suggerimenti, a lavorare con il computer. Una marea di telecamere e reporters stranieri registrava le chiacchiere della gente o semplicemente i pezzi da mandare alle emittenti.
Il venerdì precedente il 15 di maggio, era passata da un pezzo mezzanotte. Una Gran Vía molto affollata. Mi dirigevo verso la fermata di un autobus che mi avrebbe lasciato davanti al portone di casa mia. Un giovane sui trent’anni mi notò e si avvicinò per darmi un volantino. Risposi con gentilezza al suo saluto e lo accettai, qualificandomi come italiano. Improvvisamente il suo volto si animò e cambiò il castigliano con l’italiano. Mi raccontò che era uno dei tanti giovani laureati e disoccupati della città. Per il 15 maggio (giorno della festa di San Isidro, il santo patrono)lui e altri suoi compagni avevano convocato attraverso noti social net work tutti i disoccupati madrileñi per protestare contro il Governo e l’attuale politica. Mi chiese se avessi letto il libro di Stephane Hessel che è diventato in poche settimane un best-seller, “Indignaos!”(Indignatevi!). Risposi di no, che non lo conoscevo. M’invitò ad appoggiare la protesta. Gli promisi che lo avrei fatto.
La domenica sera del 15 maggio un corteo immenso mosse da piazza della Cibeles a piazza Puerta del sol. Fu così che scoprii l’esistenza di questo gruppo spontaneo, “Democracia real ya!”.
Appresi poi dal telediario che all’alba del 16 gli occupanti, pacifici ma molto ben determinati, erano stati caricati dalla polizia municipale perché non volevano sloggiare da piazza Puerta del sol dove nel frattempo si erano accampati. La carica produsse un’ondata d’indignazione e di malcontento in una nazione abituata, purtroppo in passato, a simili gesta e funzionò da detonatore facendo affluire nei giorni seguenti a Sol migliaia di persone che, al grido “La piazza è nostra”, hanno voluto testimoniare il loro appoggio ai manifestanti e il personale dissenso per l’attuale situazione politica ed economica della nazione.
Io e molti giovani italiani abbiamo solidarizzato in questi giorni con gli spagnoli, suggerendo loro strategie, mettendo a fuoco le richieste più urgenti e necessarie per riformare il sistema elettorale. Partecipando alle assemblee popolari necessarie per trasformare un grande movimento spontaneo di opinione in un interlocutore politico importante e valido.
La rivolta del pane, scoppiata a Tunisi, propagatasi velocemente in tutto il Nord dell’Africa, oltrepassava ora lo stretto di Gibilterra per approdare a Madrid.
Purtroppo la politica di Zapatero ha fatto flop. Come tutta la politica europea di sinistra, non si è resa conto o se lo ha fatto, ormai era troppo tardi, di essere stata “usata” dal capitale. I frutti sono sotto gli occhi di tutti. Uno strapotere del settore bancario al quale corrispondono il collasso dell’industria del mattone e l’oppressione dei ceti più deboli. La gente ha fame e quando ha fame non servono le brioche per sfamarla come in un celebre aneddoto attribuito a Maria Antonietta. Alfonso XIII preferì lasciare il Paese nelle mani della Seconda Repubblica per evitare un inutile bagno di sangue. Oggi come allora la gente ha assiepato piazza Puerta del sol.
Molti giornali europei e americani si sono chiesti che cosa potrebbe succedere in questa Spagna, protagonista di un fortunato boom economico e, ora, messa in ginocchio da chi governa la borsa e i mercati. Zapatero è alle ultime battute. Fiaccato e incalzato dall’ostruzionismo di un Partito Popolare (PP, la destra spagnola sempre più alla deriva verso la destra estrema). Affondato da una crisi che viene da lontano, non ha saputo sapientemente difendere la piccola economia rappresentata dal “terziario”e il proletariato in genere optando per una scelta capitalistica che, in effetti, ha evitato alla Spagna le già annunciate severe sanzioni dell’Unione europea. I grandi colossi bancari sono salvi, dunque. Non sono salvi il popolo e soprattutto l’elettorato di sinistra che oggi scendono in piazza, traditi, contro di lui.
Aznar, il mefistofelico e defilato burattinaio del PP, lunedì a urne chiuse, di sicuro brinderà alla vittoria e potrà dirsi finalmente soddisfatto della sua vendetta, meditata in un nervoso esilio durato troppo a lungo.
Il PSOE(la sinistra spagnola) leccherà le sue ferite, dimenticando per sempre le stanze del potere. Per il popolo non cambierà nulla. Fino a oggi il capitale ha governato indirettamente tramite i socialisti, domani lo farà in prima persona con i Popolari. Cambiare qualcosa perché nulla cambi. Resta la protesta della piazza. Pericolosa e inquietante come in nessun’altra occasione della storia.
Stamattina, 20 maggio, ascoltavo il Telediario. La Giunta per le elezioni ha decretato lo sgombero forzato di Sol. Che cosa succederà, allora, a mezzanotte? Non si sa.
Il Corriere della Sera, con un articolo apparso ieri, 19 maggio 2011, forniva del movimento un’immagine sottilmente negativa. “Non poteva sbocciare in momento peggiore” affermava. “Non c’è un leader, o ancora non s’è visto, nell’«acampada Sol», l’accampamento che già fa gola come palcoscenico a qualche partito minore: «Niente da fare, qui non facciamo propaganda» è la risposta dalla Puerta del Sol, anche se nella piazza tira aria di astensionismo per domenica prossima.” aggiungeva.
Tutto falso. I leader ci sono. Sono i ragazzi apolitici di “Democracia real, ya!”. Non è vero che in piazza tiri aria di astensionismo ma al contrario si invita la gente ad andare a votare. Non c’è nessuna reale possibilità che “qualche partito minore” si possa avvantaggiare del voto perché il riferimento ai partiti durante le assemblee è stato severamente proibito e la scelta è lasciata alla libera determinazione del singolo. Il Corriere, in questo caso, riporta una tesi, insinuata dalla destra, secondo la quale Izquierda Unita (Sinistra Unita) potrebbe, domenica, beneficiare del voto degli Indignati.
Come il solito, la verità è una cosa e altre cose sono certa politica e certo giornalismo fatti a tavolino. Chi ha scritto l’articolo non è andato di persona come me a piazza Puerta del Sol per il semplice fatto che ha citato nel pezzo la scritta pubblicitaria del Tío Pepe, rimossa un mese fa per motivi di restauro. Le bugie hanno il naso lungo e le gambe corte. Anche in via Solferino.
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