Cultura Diario

Io e Franco Franchi. Pasolini, Modugno, e gli Avion Travel

Da una pagina del diario di Peppe Savà

"Cicciu, cicciuzzu, a schifiu finiu". Franco Benenato, in arte Franco Franchi

"Non ho mai voluto vedere “Ultimo tango a Zagarolo” perché ho sempre sospettato che sia migliore di “Ultimo tango a Parigi"
Bernardo Bertolucci

Ho un ricordo vivido di Franco Franchi, allo stadio comunale di Scicli: “Mamma, ho visto un Ufo, zighizighizà come era bello…”

Sarà stato il 1980. Era l’inizio dell’estate e quella canzone era già un successo.
Alla fine dello spettacolo scese tra il pubblico a salutare noi bambini. Aveva una camicia azzurra, aperta sul petto. Mi vide, in braccio allo zio, e mi accarezzò il viso.
Fu il mio primo, emozionantissimo e indimenticabile, incontro con un Vip. E che Vip!, Franco Franchi, un mito come Totò.
Lo ricordo con Barbarella Boncompagni, insieme a Ciccio, condurre la trasmissione Drim, il cui sketch-tormentone era “lasciamo cadere la cosa”.
Franco, ad ogni puntata, faceva cadere a terra, infrangendolo, un oggetto prezioso, dopo l’invito bonario di Ciccio a “lasciare cadere la cosa”, ovviamente in senso figurato. E giù risate.

Sarà stato l’85 e in Rai diedero Kaos, dei fratelli Taviani, la prima volta che vidi Scicli sulla tv nazionale, e c’era ancora una volta lui, Franco Franchi nell’episodio de “La Giara” di Pirandello.
Capii allora che dietro una maschera comica può celarsi la profondità della tragedia, e la nobiltà della letteratura.

1999, Roma, via Giovanni Botero, sulla Appia Nuova.

Ero fidanzato con una ragazza di Roma, che, neanche a dirlo, era di origini modicane (per la felicità dei miei cinque lettori). Sedemmo al bar, sotto casa sua, prendemmo un caffè.
“Sai di chi era questo bar?”
“No”
“Di Franco Franchi. Passava qui interi pomeriggi, con l’inseparabile sigaretta”.

Rividi scorrere la scena di un sogno infantile: lo stadio di Scicli, la camicia azzurra, la carezza sul mio viso incredulo e la canzone: “Mamma, ho visto un Ufo…”

Nel 2002 fui incaricato di presentare, a palazzo Spadaro, a Scicli, un incontro pre-concerto con gli Avion Travel.
Intervistando Peppe Servillo ci intrattenemmo a parlare del repertorio che avrebbero offerto al pubblico sciclitano e dell’omaggio a Domenico Modugno.
Servillo mi spiegò che avrebbero cantato “Cosa sono le nuvole”, una canzone di Modugno, scritta da Pierpaolo Pasolini, su un calco di Shakespeare:

“il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso
perciò io vi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta”

Quella canzone fa da colonna sonora all’omonimo film di Pasolini, che in aperta sfida nei confronti della intellighenzia culturale imperante, e di sinistra, del tempo, chiamò a recitare nella sua pellicola tre attori appartenenti alla categoria del trash: Antonio De Curtis, in arte Totò, Francesco Ingrassia, e Franco Benenato, in arte Franco Franchi.

Cosa erano Franco e Ciccio? “Guardavamo i loro film al cinema, ridevamo come i pazzi, ma mai ci saremmo abbassati a recensirli”, ammette Goffredo Fofi, il più grande critico cinematografico italiano.
“Oggi abbiamo capito che Pasolini ci aveva preceduti, aveva intuito che loro erano quella cosa là, una forza della natura, e come tale andava rappresentata”.
La confessione è contenuta nel capolavoro di Ciprì e Maresco “Come inguaiammo il Cinema Italiano”, docu-biografia di Franco e Ciccio in cui viene riabilitata definitivamente la loro statura artistica e culturale.
Conobbi Fofi qualche anno fa. Era stato inviato a Scicli per un’inchiesta sul pomodorino di Pachino commissionatagli dal Sole 24 Ore.
Mi ribadì la sua stima per Franco Franchi, e il suo rimorso per non averglielo detto in vita.
Pensai a quella volta, allo stadio: alla sua gioia nel vedermi in estasi. Fui orgoglioso per lui.

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La Giara Franco e Ciccio from Ragusanews on Vimeo.

La Giara, Kaos, Paolo e Vittorio Taviani
 

Cosa sono le nuvole, Pierpaolo Pasolini

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