Cultura
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18/06/2009 20:18

Carmelo di Mazzarelli, attore

di Giuseppe Savà

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Ragusa – Ha 91 anni, ma già quando ne aveva 89 per una questione di orgoglio diceva di averne 90. Carmelo Carnemolla, in arte “Carmelo di Mazzarelli”, classe 1918, lega al rimpianto dell’identità vera della borgata in cui vive da quasi un secolo il nome con cui è conosciuto nel mondo del Cinema: “Quando Ragusa divenne Provincia, i ragusani si presero Mazzarelli e la cambiarono in Marina di Ragusa. Ma io sono di Mazzarelli”.
Esordisce come attore professionista a 75 anni, nel film di Gianni Amelio “Lamerica”: “Ho fatto quel film dopo aver finito la scuola”.
Quale scuola? “Ero bidello, alla Giambattista Odierna, a Ragusa”. Figlio di un pescatore di Sampieri trasferitosi a Mazzarelli perché abbagliato dalle opportunità di lavoro dell’industria dell’asfalto, che dal porto imbarcava verso i paesi scandinavi, Carmelo ha preso “la quinta serale”, e poi al lavoro. Pescivendolo, a bordo di una bici, vendeva il pesce fresco ai nobili che in estate abitavano in campagna, “ché quelli neanche a cannonate venivano a mare”. Nel 1943 Carmelo diventa contrabbandiere.
Contrabbandiere? “Si, di medicine. L’Italia era divisa in due, qui c’era bisogno di medicine, gli americani portarono solo la cioccolata e le caramelle. Passavo il fronte, compravo le medicine e tornavo”.
Finisce la guerra e Carmelo compra una Balilla, che fa trasformare in pick up. “Andai da un “mastro di carretti” e gli dissi di farla diventare un furgone, per trasportare il pesce”.
Infine, bidello. Quattro figli, vedovo nel 1993, nel 94 Carmelo incontra il Cinema, il grande Cinema.
“Gianni Amelio era disperato perché Gian Maria Volontè non stava bene e aveva rinunciato al ruolo di protagonista ne “Lamerica”. Mandò Marco Turco, suo vice, e genero di uno dei Taviani, a cercare un personaggio da prendere tra la gente comune. Turco venne a Marina di Ragusa, mi guardò, iniziò a parlarmi, mi portò a cena. Passa un giorno e viene Gianni Amelio. Io ero vedovo da poco. Questi mi hanno fatto un provino, io non l’ho neanche capito. Sono impazziti. Mi portarono in Albania e mi fecero fare il film, da protagonista, al posto di Volontè”. Una carriera tardiva ma fulminea: “Una decina di anni prima avevo visto per caso i Taviani che giravano “La Giara”, ma io non gli avevo dato confidenza”.
A ruota vanno in visibilio, per questa forza della natura, un siculo allo stato puro, talento naturale, distillato di bravura e spontaneità, Giuseppe Tornatore, che cambia addirittura il copione de “L’uomo delle stelle” pur di averlo, i Taviani (“Tu Ridi”), di nuovo Amelio (“Così ridevano”), Nello Correale (“Oltremare”), Pasquale Scimeca (“Placido Rizzotto”), Josè Maria Sanchez (“Una madre inutile”), Zeffirelli (“La lupa”), mentre Enrico Lo Verso Turi Ferro e Michele Placido lo tormentavano.
Don Carmelo, perché la tormentavano? “Mi chiedevano se avessi studiato teatro dai preti. Placido mi ripeteva: “Dai, Carmelo, dicci dove hai fatto teatro”. Ma io vendevo pesce”.
Unica passione culturale l’opera lirica, Carmelo fu costretto a rimproverare Gianni Amelio che durante le riprese di “Lamerica” si mise a corrergli incontro e gli baciò i piedi: “Carmelo, tu ci fai vincere il Leone d’Oro”.
“Ma mica sono il Patriarca, che mi baci i piedi!”, lo scacciò Carmelo, schernendosi di non volersi sentire importante come “il Patriarca”, nome con cui a Mazzarelli chiamano San Giuseppe. La carriera si è chiusa, per volontà di Carmelo, stanco di calcare le scene, con uno spot per Sky girato da Tornatore e con l’episodio “Il senso del tatto” nel Commissario Montalbano.
“Un giorno mi hanno fatto vestire elegante, non mi hanno detto niente, sapevo che dovevo girare e basta. Io non imparo il copione, vado a soggetto. A un certo punto mi hanno fatto trovare una bara, e siccome nel film ero morto, mi ci dovevo coricare. Ho fatto tagliare la scena”.

 

Giuseppe Savà

 

 

Il Commissario Montalbano

 

Placido Rizzotto