Cultura
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16/04/2010 15:35

Grisù, Giuseppe e Maria

La tragedia di Marcinelle raccontata con levità

di Stefania Pilato

Modica – Se “La vita è bella” è stato acclamato dalle platee di tutto il mondo ed ha consacrato il talento di Roberto Benigni fuori dai confini nazionali, non sembri irriverente che la tragedia di Marcinelle sia ricordata con levità da Gianni Clementi in “Grisù, Giuseppe e Maria”.

Tra comicità e buoni sentimenti, Clementi racconta una sorta di tammurriata nera intrisa di quella filosofia del muto soccorso che unisce la gente più umile e trova linfa e sostegno nell’invidiabile capacità, tutta partenopea, di affrontare situazioni anche drammatiche e complicate con ottimismo e speranza.

A Pozzuoli Don Ciro (Paolo Triestino) raccoglie le confessioni e le confidenze dei suoi parrocchiani: Rosa (Crescenza Guarneri), moglie di Antonio, minatore a Marcinelle, è incinta per la sesta volta; anche Filomena (Sandra Caruso), sorella di Rosa, è incinta. Del cognato.

Per garantire un sostentamento al piccolo e salvare l’onore di Filomena, Don Ciro fa credere al farmacista Edoardo (Diego Gueci), con cui Filomena ha avuto una storia, che il figlio sia suo e convince Rosa a far passare il nipote per gemello del suo bambino.

Pur consapevole che il bimbo di Filomena sia figlio di Antonio, Rosa, con antica bontà, accetta di aiutare la sorella.

Il figlio di Filomena però non è né di Antonio né di Edoardo, ma di un marinaio incontrato per caso. Nero.

E Rosa, finita sui giornali come caso inspiegabile per aver partorito un bimbo bianco e un bimbo nero, gli darà nome Grisù, il gas che a Marcinelle, appunto, aveva ucciso Antonio.

Claudicante, con una mano di legno, incapace di intonare l’“Alleluja”, ma bravissimo a cantare “Guaglione”, l’aspirante sagrestano Vincenzo (Nicola Pistoia che della pièce è anche regista) entra ed esce dalla scena facendo disperare Don Ciro e deliziando il pubblico.

Lo spettacolo andato in scena mercoledì sera è stato organizzato dalla Fondazione Teatro Garibaldi.