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Storie di dischi andati. La canzone d'autore al tempo del riflusso. 1980-89

Un libro di Mario Bonanno

Mario Bonanno

Modica - Una lettura analitica e critica del decennio musicale 1980-89 presentata in una scrittura abile e pungente al contempo, spaccato di una visione puntuale, come mai è stata pronunciata con determinazione, limpidezza e senza remore. Così Mario Bonanno (nella foto), di origini catanesi, ma modicano d'adozione, e autore di numerosi saggi sul cantautorato italiano, in "Storie di dischi andati. La canzone d'autore al tempo del riflusso. 1980-1989", edizioni Il Foglio. Sono gli anni della grande fuga: dall'impegno di massa, dall'ideologia, ma anche dai bisogni e dalla vita reale. E per Bonanno la canzone non fa eccezione: "diventa leggera, ballabile, soprattutto da vedere". L'attenta disamina di quegli anni fa rivivere al lettore le ore trascorse dinanzi alla tv col Telegattone della Superclassica show, di cui ancora si ricorda, in tema di canzoni, il motivetto della sigla; in tv spopola "Mister Fantasy", programma di tendenza e "se si esclude l'inconsistenza genetica della pop music, quella danzerina e fine a se stessa della disco - dice Bonanno - la new wave del rock anni Ottanta è fatta soprattutto di elettronica, contaminazione di linguaggi, sperimentazioni, spesso e volentieri alquanto improbabili. Il testo è un pretesto, il "messaggio" demodè. Qualcosa di scomodo, di opprimente. L'unico contro-canto è dato dai cantautori, di vecchia e nuova generazione. I soli ancora in grado di intendere e di volere. Capaci di raccontare il Paese dal suo lato vero e, molto spesso, peggiore". Sono gli anni della rinascita di Jannacci, della piena maturità di Fossati, e ancora di Conte, De Gregori, e di tutti quei cantautori che hanno fatto il cantautorato italiano: Mimmo Locasciulli, Mario Castelnuovo, Sergio Caputo. Tra i grandi anche Vasco Rossi, "che proprio all'alba del decennio in oggetto - ricorda l'autore - comincia a convincere e a straripare in forza di una vena rock-nichilista che seduce una generazione di "sconvolti senza santi nè eroi". Ma gli anni Ottanta sono stati anche, soprattutto, gli anni di Franco Battiato (delle sue tastiere mobili e trascinanti, accanto ad echi di musica sinfonica, citazioni colte ed altre popolari), e della sua factory, comprendente artisti dello spessore di Alice, Giuni Russo, Milva".


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