Cultura Scicli

Il Teatro Italia, Carlo Ranzani. Storia di un elefante col cuor di farfalla

La definizione di Pippo Fava

Scicli - La storia del cinema a Scicli ha inizio addirittura nel 1896. Fu il barone Ignazio Penna a fondare l’omonimo cinema nei locali del palazzo che si affaccia su piazza Italia, oggi sede di un istituto di credito.

Il Novecento era alle porte e “il cinematografo” sbarcava a Scicli. I cavalieri, come li chiamava la gente comune, al tempo erano anche gli amministratori della città. Con la soppressione dei beni ecclesiastici del 1866 pensarono di acquistare dallo Stato, tra gli altri edifici religiosi, la chiesa della Concezione, sita in piazza Italia, di fronte al convento dei gesuiti. Il barone Penna la acquistò all’asta, come unico offerente, con la condizione, posta dall’amministrazione comunale, che nella ristrutturazione del palazzo Grimaldi (nell’ala nord dell’attuale istituto di credito) si impegnasse a realizzare nei locali della chiesa, un teatro aperto al pubblico. Nacque così il Cine Teatro Penna, che rimase in attività sino agli anni Trenta.

Nel 1935 nasceva il Cinema Fede-Mazzini, per iniziativa del padre di Carlo Ranzani, un giovane tenore la cui carriera era stata stroncata da un grave attacco di asma bronchiale. Il teatro aveva duecento posti a sedere. Negli anni della seconda guerra il cinema cambiò nome più volte, chiamandosi prima “Littorio”, quindi “Ranzani”, quindi “Mazzini”, nome che mantenne fino alla sua chiusura, nel 1991.

La figura di Carlo Ranzani emerge però in tutta la sua importanza solo nel 1944, quando, insieme a Cristoforo Ugo, diede incarico all’ingegnere Guglielmo Emmolo “di studiare un progetto per la costruzione in Scicli di una moderna sala per spettacoli cine-teatrali”. Nasceva il Cinema Teatro Italia. I lavori si protrassero per tre anni, il costo dell’opera fu di trentotto milioni di lire del tempo.

“Inaugurammo il Cinema il 14 marzo del 1948 –spiega Carlo Ranzani in un’intervista allo storico locale Pino Nifosì-, con Gilda, un film con Rita Hayworth. Fu una festa di popolo”. Per più di un ventennio in tutta la Sicilia sud orientale il Teatro Italia fu l’unico a poter ospitare le grandi compagnie nazionali. Il Cinema Teatro Italia rappresentò la più grande ventata culturale che Scicli e le città limitrofe potesse mai avere in quel momento, quando le prime televisioni annebbiate facevano capolino nelle case di pochi aristocratici. Erano gli anni de “I figli di nessuno”, “Catene”, “Sciuscià”, “Ladri di biciclette”. Quando nel 48 Ranzani inaugurò il cinema Italia aveva appena ventisette anni, ma questo non gli impedì di partire con le grandi compagnie di prosa, di rivista e di operetta, assicurandosi per più di un decennio, unitamente alle piazze di Messina e Palermo, la terza piazza di tutta la Sicilia. Il palcoscenico del Cinema Italia fu calcato da Amedeo Nazzari, Gino Cervi, Turi Ferro, Carlo Campanini, Roberto Murolo, Luciano Tajoli, Giuseppe Fava. E, ancora, Enzo Garinei, Domenico Modugno, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Eduardo Bennato. Claudio Villa fu oggetto di un mitico lancio di pomodori all’interno del Teatro Italia. Con la fine degli anni settanta e con l’avvento sempre più imperioso della televisione, in Italia ci fu anche la crisi del Cinema. L’avvocato Ranzani resistette, dando inizio, tra i primi in Sicilia, ai concerti allo stadio, con i nomi più famosi della musica pop del momento. Il record di incassi lo ottenne Franco Battiato, con un concerto del 1982, ai tempi de “La voce del padrone”, quando in una sera totalizzò 84 milioni di vecchie lire e il Ciccio Scapellato assiepato in ogni ordine di posti. Alla fine degli anni ottanta, pur sopravvissuto alle intemperie della crisi del cinema, anche l’avvocato Carlo Ranzani fu costretto ad ammainare bandiera.

Morì il 28 giugno del 1989. Il cinema chiuse nel giugno del 1992. Di lui lo scrittore Pippo Fava scrisse: “Carlo Ranzani, che si autodefinisce un elefante, ma ha il cuore di un leone e l’animo di una farfalla”.

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