Cultura The Independent

A Scicli. Incantata da una sinfonia siciliana

Traduzione di Mara Cannizzaro

Scicli - Tra le spire dei balconi in ferro battuto e le stravaganti decorazioni in pietra, mi aspettavo quasi una finestra spalancata e un veemente soprano che si sporgesse dando gran voce ad un'aria. Sebbene il sabato sera fosse movimentata dalla vita dei locali contemporanei, via Francesco Mormino Penna appariva in modo surreale come la scenografia di un’opera teatrale. Dei piccoli gruppi, proprio come i membri del coro di una scena di massa, stavano seduti all’aperto sulle terrazze dei ristoranti della via illuminata in maniera sublime, mentre in alto nel cielo notturno le facciate luminose di due chiese distanti spezzavano il buio.
Sono arrivata a Scicli nell’angolo sud-orientale della Sicilia direttamente dall’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania, guidando per un paio d’ore su strade sempre più silenziose alle quali,l’oscurità della sera di inverno attribuiva un senso di malinconica distanza. Mi insinuai lungo la costa e poi in alto sulle colline, prima di discendere repentinamente in questo centro vivace dove sembrava che la vita umana si fosse improvvisamente riunita. L’atmosfera festosa era ancora più interessante per il suo carattere squisitamente locale: nonostante le temperature invernali oscillino solitamente tra i 15 C° di giorno e almeno 9 C° la notte, inspiegabilmente ci sono pochi turisti in questo periodo dell’anno.
Sono venuta alla ricerca dei cieli azzurri, del sole caldo e dell’architettura sublime. Scicli giace nell’eccezionale Val di Noto siciliano che nel giugno del 2002 è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco. È un'area incredibilmente irregolare, che comprende una serie di città straordinarie, luoghi immortali di gloria illustre. Nel lontano 1693, un terremoto ridusse le abitazioni in macerie. Eppure dal disastro si ebbe una fruttuosa riedificazione : buona parte di otto città antiche fu ricostruita rapidamente nel predominante e sfarzoso stile tardo Barocco. Situata in un naturale intreccio di dirupi, Scicli è a dir poco spettacolare, il cui scenario ambientale circostante è valorizzato dalla teatrale pianificazione urbana.
Il giorno dopo, la città era incantevole sotto un cielo cobalto, le sue pietre color cipria brillavano nella luce quasi melodrammatica. Era domenica e l’aria era pervasa dal suono delle campane.
Gruppi disparati di persone chiacchieravano nelle due piazze principali, uomini robusti con due cani piccoli al guinzaglio, alcune donne vestite di nero. Una fila veloce di ciclisti in tinte di lycra appariscenti sfrecciava davanti all’elegante municipio, seguita da una piccola vecchia Fiat con una ruota di scorta per bici che caricava il piccolo porta bagagli.

Il municipio sembrerebbe familiare per alcuni telespettatori della serie tv “Il commissario Montalbano”(ispirato ai romanzi di Andrea Camilleri), che ha reso definitivamente Scicli e la Sicilia sud-orientale meta turistica. Nel piccolo schermo l’edificio è il commissariato di polizia dello scorbutico commissario.
È stata la prima tappa del tour della città quel giorno. Mi trovavo vicino ad un elegante palazzo del diciannovesimo secolo, adesso adibito a boutique hotel con gli affreschi originali dei soffitti. La sera precedente sono stata accolta calorosamente all’hotel Novecento. “I siciliani vanno molto orgogliosi della propria ospitalità”, disse sorridendo la proprietaria, Donatella Tognon.
L’indomani, si è offerta di farmi visitare la città, accompagnata da altri due residenti. Dopo il famoso municipio ci siamo fermati ad ammirare le maschere allegoriche e straordinarie che decorano le facciate di Palazzo Beneventano prima di proseguire per San Bartolomeo. È la chiesa più maestosa di Scicli, dicevano i miei accompagnatori mentre mi mostravano l’interno barocco, che dava spazio ad un imponente presepio di così rara bellezza che rimane in esposizione tutto l’anno. All’esterno c’erano altre costruzioni affascinanti: siamo saliti su una collina adiacente per guardare dall’alto le prime abitazioni nelle grotte scavate nella roccia calcarea; inverosimilmente, furono abitate fino ai recenti anni ’50. Dopo abbiamo girovagato per la città imbattendoci in alcune delle numerose chiese sciclitane: Sant’Ignazio, la chiesa “madre”, la austera Chiesa del Carmine , la Chiesa di San Giovanni Evangelista dalla particolare forma concavo-covessa e la maestosa chiesa di San Michele. Abbiamo concluso la nostra passeggiata davanti alla chiesa di Santa Teresa ormai adibita a museo nella quale sono esposti degli affreschi medievali, accuratamente trasferiti dal Convento del Rosario, situato su una collina sopra la città. La semplicità dei dipinti crea un forte contrasto con la pomposità del barocco all’interno della chiesa.
Il connubio tra il mondo medievale e quello barocco era meravigliosamente evidente anche il giorno successivo nella città di Ragusa. Mi sono messa in viaggio da Scicli in una bellissima giornata di sole, Donatella mi ha consigliato caldamente di seguire le indicazioni per la parte bassa della città, conosciuta come Ragusa Ibla, piuttosto che per la parte alta più industriale. “Bassa” si è rivelata un eufemismo. La strada si snoda lungo una scarpata e improvvisamente appare un panorama mozzafiato: disposto su una collina, ritroviamo di fronte a noi uno strabiliante coacervo di tetti in terracotta punteggiato da cupole e pinnacoli.
Ragusa è divisa in due parti distinte a causa del sisma del 1693. Dopo il disastro gli abitanti più agiati optarono per la creazione di una nuova città sulla costa sopra il vecchio centro raso al suolo oggi riassestato con ulteriori costruzioni moderne. Molti dei cittadini più poveri,tuttavia, non si arresero e all’inizio del diciottesimo secolo ricostruirono il loro paese in collina nello stesso luogo, utilizzando quasi del tutto la vecchia rete viaria. Quindi Ibla, o Ragusa bassa, per alcuni aspetti è ancora una città medievale, con edifici collocati lungo le stradine tortuose. Tra le viuzze si trovano inserite delle meravigliose chiese barocche e una sequenza di palazzi raffinati. La cupola della cattedrale di San Giorgio appare di colpo alla fine di un vicolo. Una ampia piazza delimitata da palme magicamente si espande di fronte a questa costruzione imponente. Sono rimasta stupefatta alla vista degli splendidi balconi di Palazzo Cosentini, sostenuti da mensole intagliate in modo sofisticato. Ho contemplato la facciata simile ad una torta nuziale della chiesa di San Giuseppe e il grazioso campanile di Santa Maria dell’Idria sormontata da una piccola cupola blu. Forse la parte più bella è stata il Giardino Ibleo, ai piedi della città, uno spazio verde pubblico con un eccezionale viale di palme e sentieri che offrono panorami straordinari al di sopra della scoscesa campagna sottostante.
Persino in inverno sarebbe un errore visitare questa parte della Sicilia senza visitare alcune zone della costa, quindi mi sono diretta verso sud. Ho guidato per le strade deserte circondate da cactus e grossi ciuffi di ginerio, fermandomi nei paesini marittimi: Donnalucata, il cui porticciolo naturale è in uso dai tempi moreschi; la graziosa Sampieri e subito dopo, le teatrali rovine della Fornace Penna. Nel trafficato porto di Pozzallo ho sorpreso un tramonto rosso sangue sulla spiaggia e una torre militare del XV secolo, costruita in quel punto per difendere il territorio dai pirati saraceni.
A pochi kilometri verso l’entroterra, un’altra antica torre militare,adesso struttura portante di un hotel. Superando un piccolo passaggio a livello e immergendosi lungo la strada sterrata di un’azienda agricola si raggiungere il Relais Torre Marabino. Con le sue sette camere, i terreni perfettamente curati e uno dei migliori ristoranti della zona(i residenti vi affluiscono in gran numero) trasmette un’atmosfera informale. Esso offre anche esperienze epicuree, poiché la società madre dell’hotel possiede inoltre una cantina biologica oltre ai terreni circostanti destinati alla coltivazione di ortaggi. Ho goduto del tour e della degustazione nei vicini vigneti Marabino imparando quanti di queste viti sono coltivate nello stile siciliano ad alberello piuttosto che su filari e assaggiando i sapori intensi dell’uva nero d’Avola e dell’uva Moscato. Mi aspettavo di rimanere meno affascinata da un’azienda agricola che circonda l’hotel. Ma l’entusiasmo del direttore, Roberto Giadone, mi ha persuasa. Pomodori, zucchine e peperoni di colpo offrivano una visione dell’innato piacere di vivere siciliano. Si sentiva pure della musica. Già, Roberto ha scoperto che gli ortaggi sembrano crescere meglio sulle le note di una sinfonia rassicurante. E a loro piace l’opera? Io chiesi, pensando allo scenario teatrale di Scicli. Solo se si tratta della più melodiosa delle aree, fu la risposta.

Informazioni di viaggio
Come arrivare
La scrittrice ha viaggiato con la Prestige Holidays (01425 480400;prestigeholidays.co.uk) che offre un nuovo range di vacanze in Sicilia. Un soggiorno di quattro notti nella parte sud-orientale per esempio costa circa 422£ incluso il volo Easyjet da Gatwick a Catania; pernottamento all’Hotel Novecento a Scicli e al Relais Torre Marabino vicino Ispica, e noleggio auto.
Soggiorno
Hotel Novecento Scicli  ( 00 39 0932 843 817; hotel900.it). 
Le camere matrimoniali partono da €74(61£) colazione inclusa. Relais Torre Marabino ( 00 39 0932 795 060;torremarabino.com). Le matrimoniali partono da 110€(90£), colazione inclusa.


© Traduzione di Mara Cannizzaro

Foto di Luigi Nifosì

Tutti i diritti riservati

 

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