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Sanremo 2018: le pagelle

Chi vincerà il Festival?

Il festival di Sanremo ha più difetti che pregi, ma praticamente è impossibile ignorarlo. Le canzoni vengono trasmesse in radio, i giornali fanno da cassa di risonanza così come i tg. Ogni occasione è buona per una polemica e a volte è stato il festival dei vestiti, delle modelle, di Belen e la farfalla e di altre amenità che nulla hanno a che fare con la musica. In questa sede, giudicheremo solo quella: le canzoni in gara, con il classico e intramontabile metodo delle pagelle.

Elio e le storie tese. Voto: 6. Malinconico.
E’ un Elio quasi malinconico, praticamente inedito. La loro “Arrivedorci” è un vero addio al palcoscenico. La nota ironica è data solo dai vestiti settecenteschi. Per il resto, una canzone senza infamia e senza lode, graziosa ma niente di emozionante.

Max Gazzè. Voto 8. Il ragazzo è cresciuto

Max Gazzè in versione classica, con un’arpa dietro e un coro di violini, ci ha stupito e ci è anche piaciuto molto. La critica lo dà come possibile vincitore, ma il brano è molto difficile e raffinato. Vincerà sicuramente il premio sala stampa e se lo merita. Se poi riuscisse a vincere anche Sanremo, ne saremmo felici.  Max Gazzè ha dimostrato di essere cresciuto in questi anni: è serio, maturo e fa sperare in qualcosa di ancora più interessante.

Nina Zilli. Voto 4. Apoteosi dello stonato
Vestita a metà fra una sposa e una ragazzina che va a fare la prima comunione, la canzone della Zilli è sciatta, inconsistente, con un testo di una banalità sconcertante. La sua performace, poi, non è certo da ricordare.

Ermal Meta e Federico Moro. Voto: 7. Aspettiamo di sapere come finirà

La notizia è che forse si tratta di un plagio, forse no. Sta di fatto che stasera non si esibiscono. In realtà, non si tratta tecnicamente di un plagio, visto che l’autore della loro canzone è lo stesso di quella che avrebbero plagiato. Sarebbe il paradossale caso di un uomo che ha plagiato sé stesso. Peccato per la polemica perché la canzone di Moro e Meta poteva finire dritta sul podio. Loro due molto affiatati sul palcoscenico e la canzone ha un testo impegnato affrontato, però, con un certa leggiadria. Vedremo come andrà a finire.

Lo Stato Sociale. Voto 9. Orecchiabile.
E’ vero, ricorda molto Occidentali’s Karma di Gabbani e al posto della scimmia che balla c’è una vecchia di 83anni che potrebbe fare le scarpe alle ventenni. Però bisogna dirlo: questa “Una vita in vacanza” ti conquista dal primo ascolto. Se non vinceranno loro, sicuramente saranno i più passati in radio. Ci voleva Sanremo per farli conoscere al grande pubblico dopo un passato da Indie. Giovani e freschi. Avercene.

Luca Barbarossa: 8. Sottovalutato
La canzone è bella e si rifà alla lunga tradizione del cantautorato italiano. Il testo è quasi poesia, imperniato tutto sulla banalità del quotidiano e usa un po’ l’italiano e un po’ il romano. Si parla di sentimenti che passano col tempo, di rughe e di angosce. Qualcosa di cui ci si era quasi dimenticati. Peccato che lui non abbia presenza scenica ma la canzone merita. Eccome.

Diodato e Roy Paci: 7. Un piacere ascoltarli.
Ascoltarli è sempre un piacere ma Diodato e Roy Paci non sono adatti al grande pubblico sanremese. Restano però un bell’esempio di eccellenza in un festival che, bisogna dirlo, non è che abbia brillato per capolavori. Grazie di esserci.
Renzo Rubino. Voto: 8. La vera sorpresa
E’ partito in sordina ma Renzo Rubino sta risalendo la china. Potrebbe essere lui l’outsider del Festival. Guardatevi le spalle perché questo ragazzo è un cantautore d’altri tempi.
Enzo Avitabile con Peppe Servillo. Voto: 6. Difficile ascoltarla
La canzone è interessante, ha un bellissimo testo impegnativo, ma l’esperimento di Avitabile e Servillo, fratello del più noto Tony, risulta parecchio ostico. Coraggiosi.
The Kolors. Voto: 5. Boy band
Niente di più e niente di meno che un boy band in versione percussioni piuttosto che in versione chitarra. Non sono tanto male, ma non sono neanche brillanti. Carini, moderni. Forse troppo trendy.
Annalisa. Voto: 6.  Delicata
La canzone di Annalisa è la classica canzone sanremese. Testo che parla di amore in maniera abbastanza banale ma con una musica molto orecchiabile. Avrà sicuramente un ottimo successo radiofonico.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico. Voto: 5. Solo per rispetto
Non me ne vogliate ma questa canzone non dice proprio nulla. Rispetto e ammirazione per una donna che ha deciso di mettersi in gioco a 83 anni, ma onestamente ci si aspettava qualcosa in più. Insulsa.

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Roby Facchinetti e Riccardo Fogli. Voto: 5. Attesa disattesa
Sul palco abbiamo rivisto i Pooh. Che cantano come i Pooh. Niente di più e niente di melo e la canzone sembra la versione 2.0 di “Uomini soli”. Ma rimodernarsi no?
Red Canzian. Voto: 5. Potevano presentarsi anche insieme
I Pooh due. E la scuola sempre quella è. La sua è una canzone più “beat” ma sinceramente è accomunabile in tutto e per tutto al giudizio su Facchinetti e Fogli.
Giovanni Caccamo. Voto: 4. Noia
Caccamo è un giovane carino, raffinato e che ha buone speranze soprattutto come autore di testi. La sua “Eterno”, però, non ci ha convinti per nulla. Giovanni Caccamo, rispetto ad altri fenomeni che non hanno lasciato neanche un minimo segno, ha tutte le potenzialità per crescere come interprete. E’ un peccato che la sua sembri una canzone uscita direttamente dagli anni ’60 e sa di vecchio. Peccato, perché è bravo. Provaci ancora.
Mario Biondi. Voto: 7. Voce immensa
Ascoltarlo è sempre un piacere per le orecchie: Mario Biondi ha il potere dello zen, la sua voce rassicura e trasmette onde positive. La canzone non è male ma i ritmi blues forse sono troppo arditi per Sanremo. Piacevole.
Ron. Voto: 8. Il vero cantautore italiano
Ron non dovrebbe avere bisogno di presentazioni. Ron è Ron. Lui sale sul palco e ti conquista. La sua canzone è bellissima e lui è davvero magistrale. Meriterebbe di più.

Noemi. Voto: 7. Voce sublime
Noemi potrebbe cantare anche Il ballo del qua qua e la sua voce lo renderebbe comunque sublime. Rauca, una tonalità calda che ricorda tantissimo le grandi del jazz. Le canzoni di Noemi sono sempre attraversate da un velo di malinconia che ti prendono alla gola. Incantevole.
Gianni Morandi. Voto: 4. Chi l’ha visto?
Non si dovrebbe mai criticare un grande della musica come lui. Non lo faremo. Il voto già dice tutto.

Le Vibrazioni. Voto: 4. In cerca di identità
Quando esordirono con “Giulia”, pensavamo sinceramente che avrebbero fatto più strada. Invece, ci ritroviamo ancora al punto di partenza. E’ inutile, Le Vibrazioni non convincono: stavolta, a metà strada tra i Modà e i Negramaro. Senza identità.
Decibel. Voto: 7. Evergreen
Piacevolissimi da ascoltare, i Decibel sono sempre i Decibel. Ruggeri ha grande stile, una voce inconfondibile e presenza e hanno portato sul palco una canzone fuori dal tempo. Con loro, si diventa un po’ nostalgici. Ma ci piacciono.
 

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