Alimentazione Sicurezza nel cibo

Integratori alimentari, utili purché non sostituiscano i pasti

Integratori alimentari, il loro uso può essere utile in particolari casi: gravidanza, menopausa, attività sportiva. I rischi e le cose da sapere

Integratori alimentari. La prima nozione da sfatare è che, contrariamente a quanto molti pensano, non sono farmaci, ma alimenti e sono perciò assoggettati alla normativa della filiera alimentare. Gli integratori evono rispondere a tutte le normative vigenti in mate- ria di etichettatura, produzione, confezionamento e igiene tipiche dei prodotti alimentari. Non vanno però confusi con gli alimenti funzionali, ovvero con quei cibi tradizionali (yogurt, cereali, latte...) arricchiti con particolari sostanze (come vitamine, minerali o fibre), e neppure con i prodotti dietetici, che hanno uno specifico obiettivo (riduzione del peso) oppure sono riservati a determinate categorie di soggetti (lattanti, celiaci, sportivi).

A che cosa servono?
Posto che gli integratori non possono sostituire una dieta sana ed equilibrata, il loro uso può essere utile in particolari momenti della vita (gravidanza, menopausa), quando l’apporto di alcuni micronutrienti può essere inadeguato rispetto al reale fabbisogno. Se poi i ritmi sono particolarmente frenetici, possono supportare le funzioni fisiologiche dell’organismo e aiutare a mantenere nel tempo lo stato di benessere.

Sono prodotti sicuri?
Come tutti gli alimenti, l’immissione in commercio viene approvata solo a fronte di un’assoluta sicurezza per il consumatore. A ulteriore garanzia, in Italia gli stabilimenti di produzione sono autorizzati dal ministero della Salute, che verifica anche composizione e correttezza delle diciture sulle etichette, notificate dall’impresa all’atto della commercializzazione.

A quale legge devono rispondere?
Alla Direttiva 2002/46/CE, recepita in Italia con il Decreto legislativo n. 169 del 21 maggio 2004, che impone sicurezza, etichetta trasparente e assenza di pubblicità ingannevole su eventuali effetti terapeutici.

In Italia, chi li controlla?
Tutte le autorità centrali e territoriali addette al controllo sugli alimenti, dalle Asl ai Nuclei antisofisticazione e sanità (Nas) dei Carabinieri. In Europa, esiste poi il cosiddetto Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi (Rasff ): quando uno Stato membro individua un rischio per la salute su un alimento, viene immediatamente allertata la Commissione europea.

Possono contenere erbe?
Sì, ma non vanno confusi con le fitomedicine, che sono farmaci a tutti gli effetti. Gli integratori a base di erbe sono sempre e comunque alimenti, ma anziché apportare nutrienti forniscono principi attivi in grado di supportare le funzioni fisiologiche dei vari apparati dell’organismo (regolarità intestinale, buona digestione, qualità del sonno, trofismo del microcircolo).

Che cosa contengono?
Vitamine, sali minerali, fibre, acidi grassi, amminoacidi, antiossidanti e altre sostanze nutritive comunemente presenti nel cibo, in forma singola o combinata, concentrati sotto forma di “dosi”: tavolette, capsule, compresse, bustine, fiale o gocce. Non possono sostituire una dieta equilibrata, ma il loro uso può essere utile in particolari casi: gravidanza, menopausa, attività sportiva.

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Le sostanze contenute sono valide come quelle dei cibi freschi?
Gli integratori vengono assimilati proprio come accade per il cibo, perché dall’apparato digerente entrano nel flusso sanguigno attraverso la parete intestinale per poi svolgere la loro funzione. Ogni nutriente esiste in diverse forme chimiche, che possono influenzare la sua biodisponibilità (ovvero la capacità dell’organismo di assorbirlo completamente). Per ogni sostanza, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) indica quale forma utilizzare negli integratori affinché sia biodisponibile.

Dove si può verificare se un integratore rispetta i requisiti di legge?
Sul portale del ministero della Salute (www.salute.gov.it) è possibile consultare il registro nazionale degli integratori che elenca i prodotti regolarmente notificati per l’immissione sul mercato italiano.

Nel 2013, la Food and drug administration aveva accusato alcuni integratori di rappresentare una minaccia per il cuore: come mai?
La Fda è l’organismo statunitense di vigilanza sulla qualità e sicurezza di cibi e farmaci. In quell’occasione, era stata messa sotto accusa la dimetilamilamina, un’anfetamina diffusa in molti integratori americani ma vietata in Italia. Nel nostro Paese non corriamo questi rischi, perché la legislazione europea in materia è molto più stringente rispetto a quella del resto del mondo.

Dove si possono acquistare?
In tutti i tradizionali luoghi di vendita dei prodotti alimentari, come supermercati, farmacie o erboristerie. È consigliabile porre attenzione nel caso di canali non garantiti, come il web, dove si possono trovare prodotti provenienti da ogni parte del mondo, anche da Paesi con legislazioni diverse rispetto all’Italia, che sfuggono ai controlli con potenziali rischi per la salute.

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