Attualità Forte dei Marmi

Andrea Bocelli: Io degno del Premio solo quando sarò a Scicli

Il diario di viaggio del vicesindaco, Caterina Riccotti, pubblicato su Il Giornale di Scicli

Forte dei Marmi - “Andrea è emozionato e curioso di conoscervi”. Al telefono Sara, la collaboratrice più importante di Andrea Bocelli, ci dice una cosa poco credibile e per noi inattesa: siamo noi emozionati, come fa a provare emozione lui?!
Solo dopo essere usciti da quella casa che si affaccia sul lungomare di Forte dei Marmi abbiamo finalmente capito cosa voleva dire Sara. Andrea Bocelli è persona così umile e timida, curiosa e di poche, ponderate parole, che riesce a sorprendere anche l'interlocutore più preparato.
La delegazione di Scicli, partita il 16 aprile, alla volta della Versilia, era costituita dall'amministratore delegato di Confeserfidi, Bartolo Mililli, dalla direttrice Carmela Asta, e dal maestro Marcello Giordano Pellegrino, presidente della Fondazione Confeserfidi, oltre che dalla sottoscritta, delegata dal sindaco Enzo Giannone, e dall'addetto stampa del Comune di Scicli, Giuseppe Savà.
L'appuntamento è alle 11 del mattino, del 17 aprile, martedì. La giunta comunale ha deliberato il riconoscimento del Premio Scicli, che in passato è stato dato, fra gli altri, a Moni Ovadia, Franco Battiato, Gino Strada, dopo che la Fondazione Confeserfidi ha ottenuto l'adesione di Bocelli a “L'economia del dono”, progetto di filantropia voluto da Confeserfidi.
“Ognuno di noi può donare se stesso agli altri, e questo è il più grande dono che ognuno può fare”, sostiene Bocelli.
Varchiamo il cancello della villa e Alessia, dell'ufficio stampa di Andrea, ci fa passare dal primo salone con un pianoforte a coda, che immette in un salotto con un altro pianoforte a coda. Siamo un po' storditi e tesi, ci accomodiamo e prendiamo un caffè.
Arrivano Andrea con Veronica, in tenuta domestica, ci chiedono di sentirci a nostro agio, e per rompere il ghiaccio premettiamo di aver lasciato -per imbarazzo- nel cofano posteriore dell'auto una cassetta di pomodorini di Scicli.
“Portateli dentro, non vorrete riportarveli a Scicli!”. Il clima si distende subito, è familiare, affettuoso. Veronica, bella e innamorata di Andrea, ci chiede di noi, di Scicli. “Abbiamo studiato su internet, ma ci manca lo spirito del paese, raccontateci”.
A turno descriviamo l'assoluta diversità di Scicli dal resto della Sicilia, la sua unicità, per paesaggio, tradizioni, feste, follia...Andrea e Veronica ridono di gusto, si divertono, ci raccontano del tassista di Palermo che a furia di accompagnare Andrea in macchina temeva di aver perso la parlata siciliana e sosteneva, con una pronuncia e un intercalare assolutamente palermitani, di aver sciacquato i panni in Arno, avendo mimeticamente assunto la pronuncia fiorentina.
Peppe narra di come Vittorini e Pasolini abbiano intuito prima di tutti che Scicli è la più bella città del mondo, che Scicli è la Sicilia, perchè entrambi poeti in grado di fare profezia. “A volte c'è una bellezza in nuce che solo i poeti vedono in certi luoghi, o in certe persone”. Veronica interrompe Peppe, prende il braccio di Andrea, e gli dice: “Amore, sta parlando di te”.
Andrea esordisce: “Io sono esploso solo a 35 anni, prima ero anche io una energia inespressa”. Scicli e Bocelli accomunati da questo destino. Essere energia pura, prima non compresa, poi esplosa, affermata a livello mondiale.
Consegniamo il Premio e Bocelli con umiltà annuncia: “Sarò degno solo quando verrò a Scicli”.
Ci alziamo, andiamo verso il pianoforte, Andrea intona “E vui durmite ancora”, Peppe lo incalza, si ferma, ci racconta di essersi fatto portare al circo, a toccare un leone, suo vecchio sogno esaudito appena una settimana fa.
Poi la parte più gustosa della mattinata: il racconto di Bocelli per la sua passione letteraria, per Tomasi di Lampedusa e il Gattopardo, il libro italiano contemporaneo più tradotto al mondo, per la letteratura russa e quella francese. Ci lascia a bocca aperta. Parla a ruota libera degli scrittori americani, di Camus, di Tolstoj e Dostoevskij, sembra aver superato la sua naturale timidezza e mostra di voler parlare, raccontare, dare le sue opinioni.
Alla fine troviamo un punto che ci unisce: il benessere di comunità, il bisogno di sapere che la nostra felicità personale non è tale se chi è accanto a noi, minimo fratello, non è felice. Ci salutiamo. L'arrivederci è a Scicli. Presto, speriamo.

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