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Matrimonio Fedez-Ferragni, ecco l'albergo

La masseria in cui nel 2019 Ciccio Sultano aprirà un nuovo ristorante

Noto - Tra le splendide location che circondano la città siciliana è nata una specie di sfida all' Ok Corral per le nozze Ferragni-Fedez. Per ora - in questi casi non si sa mai, i capricci da star o le sterzate anti-paparazzi dell' ultima ora sono imprevedibili - la prescelta risulta la «Dimora delle Balze» con suite e camere già esaurite per le ultime settimane di agosto e la prima di settembre. Un eremo blindato, incastonato fra ulivi e cactacee che profumano d' Africa. Lì qualcuno - non il sindaco che non è stato contattato - magari un vippissimo amico della coppia, celebrerà il rito civile. E nella dimora lo chef bistellato Ciccio Sultano nel 2019 aprirà un nuovo ristorante. 

«È una questione di ritorno alle origini - spiega entusiasta Corrado Bonfanti, sindaco di Noto - la madre di Chiara Ferragni è nata a Marina di Guardo, vicino a Catania, quindi per la sposa si tratta di un ritorno alle radici. Insieme hanno già fatto due sopralluoghi in città». Lo dice guardando sulla sua scrivania la delibera firmata di fresco che autorizza un serie di masserie a ospitare il rito civile del primo settembre.

La Dimora delle Balze una fattoria dell'Ottocento acquistata nel 2009 da Pino ed Elena Lops, imprenditori della moda e del design, per farne la loro residenza di svago. Salvo poi accorgersi, come spesso accade con questi edifici storici, che tanto spazio e tanta bellezza si prestano a essere condivisi, a diventare piccoli alberghi, raccolti, ricercati, come piace ai turisti raffinati di oggi.

Ci sono voluti otto anni per compiere il restauro della casa baronale, le stalle, i magazzini e le corti. Elena Lops, con l'aiuto dei decoratori d'interni Draga Obradovic, Stefano Guidotti e Cristina Picinelli, hanno realizzato un progetto che si è concluso con l'inaugurazione delle 14 camere per gli ospiti.
Senza nulla togliere alle atmosfere originali del complesso rurale, ogni spazio ha trovato una nuova destinazione diventando ristorante, sala per le colazioni, camera, salotto per le letture, lounge o punto panoramico, e per ogni ambiente sono stati scelti materiali e arredi tradizionali, artigianali o comunque evocativi, come il pavimento in pietra modicana degli esterni, le piastrelle marocchine dipinte a mano degli interni, i camini nuovi ispirati all'unico originariamente presente nella villa padronale.

Sono stati salvati gli affreschi e le colonne greco romane trovate nella tenuta, sono stati conservati gli ambienti, i muri un po' scrostati dal vento, i colori tenui e naturali, lasciando che il fascino del passato e mediterraneo passassero attraverso mobili e oggetti d'una volta – poltrone e divani, lampadari a goccia e specchiere, ceramiche e terrecotte. Ma tutto è tradotto e sistemato con gusto contemporaneo mescolato a opere d'arte di Valentine Herrenschmidt e Katrine Arens, pezzi di design firmati Paola Navone, illuminazione a cura di Luca Turrini e luci di Renzo Serafini, arredi esterni di Paola Lenti, Dedar, Kettal, Vincent Sheppard.
Le 14 camere intitolate a opere di Verga, Quasimodo, Guttuso, Tornatore e altri illustri siciliani sono tutte diverse come in una casa, e sparse tra la villa, i magazzini e la torretta da cui si colgono le dimensioni della tenuta: 27 ettari coltivabili con certificazione biologica, dove c'è l'orto che rifornisce la cucina. Fuori sono state realizzate tre terrazze a sbalzo, un viale di carrubi e una piscina a sfioro che chiariscono il nuovo stile di vita e accoglienza nella vecchia masseria.