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Loro siamo Noi. L'Italia di fine impero raccontata da Sorrentino

Loro 1 e 2

Erano forse i film più attesi dell’anno e finalmente abbiamo avuto modo di vederli entrambi: Loro 1 e 2 di Paolo Sorrentino, l’opera tanto criticata del regista premio Oscar e che per lo più non è piaciuta al grande pubblico. Per alcuni è un film che mostra troppe volgarità, per altri non dice nulla sul personaggio politico Silvio Berlusconi, visto che punta a raccontarne principalmente il lato umano. Per altri, non aggiunge nulla alla figura dello statista: che gli piacessero le donne e i festini, era cosa nota. Ci spiace, ma non siamo della stessa opinione e permetteteci di dire che a volte le critiche verso Sorrentino ci sono sembrate ingenerose, si ha quasi la sensazione che il regista stia antipatico a prescindere, per via del grande successo internazionale. Sorrentino non è un regista per tutti: le sue opere sono visionarie, complesse, allusive. Tra l’altro, le malefatte di Silvio vengono raccontate, come ad esempio la compravendita dei senatori.

Abbiamo deciso di vedere Loro e di parlarne a luci spente, appena si fosse un po’ calmato il polverone (inevitabile), che tale opera ha sollevato, proprio per avere nei confronti di questi due film un giudizio sereno.  Se un difetto ce l’ha, è quello di essere stato diviso in due: visti i film entrambi di seguito, infatti, Loro 1 e 2 acquistano un altro significato, un’opera omnia in cui il primo e il secondo volume si incastrano alla perfezione. Ed è vero che il 2 è molto più bello del primo, sotto tanti punti di vista, anche stilistici. Eppure, Loro 2 non esisterebbe senza Loro 1 che, comunque, ha una sua dignità estetica, anche interessante. La vicenda raccontata non si riferisce a tutta la vicenda umana, politica e professionale di Berlusconi, bensì ad una precisa parentesi della sua vita: l’ascesa di Gian Paolo Tarantini (Il Sergio Morra del film interpretato da Riccardo Scamarcio), lo scandalo Noemi Letizia, il divorzio da Veronica Lario e finisce con il terremoto dell’Aquila. Sergio è un imprenditore pugliese che decide di provare la sua scalata sociale grazie ad un harem di ragazze piacenti e compiacenti che paga principalmente con la cocaina. Insieme alla moglie e grazie al sesso e alla droga, unica vera merce di scambio, tenta in tutti i modi di attirare l’attenzione del presidente Berlusconi, aiutato in questo da Kira (Kasia Smutniak), “l’ape regina” che ha un rapporto diretto con “lui”. Ciò che balza all’occhio, grazie ad un montaggio serratissimo, è la “velocità” con cui Sergio decide di tentare la sorte, in barba alla miriade di problemi che ne possono derivare e di come il corpo femminile sia tutto tranne che qualcosa da amare: in questo caso, è solo merce di scambio, quasi carne da macello, per avviare qualunque tipo di favore o attività. E’ la storia, insomma, di un uomo che alla soglia dei quarant’anni diventa un giovane rampante e privo di scrupoli imprenditore di sé stesso, pronto a utilizzare qualunque mezzo pur di arrivare a “lui”.

E i sogni di Sergio vengono palesati solo successivamente: vorrebbe diventare un eurodeputato o un imprenditore nel settore delle costruzioni, quando riesce ad arrivare al cospetto di “lui”. La seconda parte del film (Loro 2), è incentrata più sul rapporto tra Silvio (Servillo, che sembra avere una maschera di cera, più in forma che mai) e Veronica (Elena Sofia Ricci, meravigliosa e per certi versi inedita). Veronica è quasi una prigioniera in una gabbia d’oro, alla ricerca disperata di sé stessa, sempre più triste e sola. Silvio, invece, trionfante nelle sue case dal lusso pacchiano, nella sua persona dall’età indefinibile e nella sua spasmodica ricerca dell’eterna giovinezza, è un personaggio che, in fin dei conti, non si svela mai. Mille e una maschera indossa il Silvio di Sorrentino: sa essere spietato con i collaboratori che solo osano mettere in dubbio il suo potere, ma sa essere anche premuroso e generoso. Al centro del film, il rapporto con Veronica che, alla fine decide di lasciarlo. Veronica rappresenta il disincanto, la fine di un amore, il senso di malinconia, il dolore, lo sgretolarsi di un progetto, il vedersi sfiorire. Loro è un film sullo stare al mondo, sulla miseria della condizione umana e sulla tristezza che coglie tutti prima o poi. E’ il racconto magistrale del vuoto interiore colmato con festini patetici, che danno al quasi imperatore Silvio, l’uomo più ricco d’Italia e anche premier, l’illusione della giovinezza. Ma loro non è solo il racconto della storia di Berlusconi: è anche la narrazione di una vicenda emblematica che coinvolge tutti. Perché Loro siamo Noi.

E’ il racconto di un’Italia con un clima da fine impero, in cui anche un signor nessuno come Tarantini può ambire a scalare il potere. E’ il racconto di come veline e ragazze senza nessun tipo di morale, volgari ma intraprendenti, hanno saputo conquistarsi un posto nelle liste del parlamento europeo. E’ il racconto dell’eccesso, del banale, del pacchiano, del piacere a tutti i costi (sesso o droghe che siano), usato per nascondere un’amara verità: siamo noi ad essere tristi, invecchiati male, senza un minimo di etica, pronti a tutto pur di arrivare a Loro, visti quasi come dei semi-dei a cui tutto è concesso. In questo senso, il dialogo fra Silvio ed Ennio Doris è illuminante. Il socio-banchiere di Silvio gli ricorda che per quanto lui sia stato sconfitto alle elezioni, è ancora il miglior venditore d’Italia. E non un venditore qualsiasi: Silvio è stato, e sarà sempre, un venditore di sogni.

Ma dal sogno si ci sveglia presto: il terremoto dell’Aquila rappresenta un brusco cambiamento di rotta, sia per l’Italia che per Silvio. E alla fine, l’imperatore viene simbolicamente deposto, come il Cristo della chiesa dell’Aquila. L’impero è dunque finito nel momento del suo massimo splendore. E anche i Tarantini dovranno fare i conti con la triste realtà: essersi fidati di Loro è stato il più grande errore.