Cultura Retroscena

E Battiato e Giusto Pio dissero: L'Era del Cinghiale bianco? Noiosa!

Mancava la ritmica

C’è un aneddoto sulla nascita e stesura de L’Era del cinghiale bianco (Emi Italiana, 1979). 
Giusto Pio si era stufato di musicare le idee di Franco senza beccare una lira. Si doveva pur campare, no? La svolta era proprio lì a portata di mano. I due musicisti dovevano decidere se continuare a suonare per quelli dal palato fino, che erano pochi, oppure raggiungere anche chi acquistava dischi di Orietta Berti e amava le canzonette. Stare chiusi nel giardino dei propri ideali musicali senza ascoltare il Mondo e, soprattutto, senza farsi ascoltare dal Mondo, non portava sicuramente da nessuna parte.

 Arriva la svolta, dalla musica venduta a grammo, come fosse oro, alla canzonetta, quella microstruttura in cui in soli tre minuti l’autore deve racchiudere un’opera completa.
E per Franco, come raccontano, non fu cosa facile. Lui, abituato com’era a stesure di pezzi sinfonici e da camera, infiniti, senza soluzione di continuità, che gli autori classici potevano fargli solo la spesa. Come dicono a Roma.
Ecco l’Era del Cinghiale Bianco. Giusto Pio e Franco Battiato producono in casa l’arma che poi uccise il loro passato musicale. Il disco fu messo in piedi in un batter d’occhio. Il progetto era chiaro: vendere canzonette.
Solo che, appena finito di registrare e prima di presentare l’ampex alla Emi, i due si accorsero che qualcosa non andava bene. La prima versione dell’album, infatti, era senza ritmiche, il disco era orchestrato alla maniera classica. Insomma, la ricerca e lo stile avevano avuto la meglio sul commerciale e banale, come sempre. Dopo non poche discussioni Franco e Giusto arrivano alla conclusione che per vendere occorreva anche il ritmo e vengono chiamati in studio Tullio De Piscopo, un batterista Jazzista di estrazione partenopea, a cui vengono affidate le percussioni, e Julius Farmer, signore indiscusso delle 4 corde, bassista afroamericano di New Orleans (oltre alle collaborazioni con Pino Daniele, Loredana Bertè, di julius Farmer è il basso elettrico nella sigla del cartone animato Atlas Ufo Robot), e il suono dell’album, alla fine, diventerà quello che poi tutti conosciamo.