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Shaggy, la rinuncia e l'energia

Il soldato e il cantante

Ci sarà una ragione per la quale un soldato statunitense che partecipa alla missione di guerra Desert Storme diventa l'autore della canzone più cantata del 1995.
Ci sarà una ragione per cui l'autore di Boombastic, prima di scalare le classifiche della musica mondiale, è andato a fare la guerra in Arabia Saudita.

Storia intrigante quella di Orville Richard Burrel, giamaicano oggi 50enne naturalizzato americano. I bambini suoi amici, da piccolo, lo chiamavano Shaggy, per la somiglianza col cartone animato di Scooby "Shaggy" Rogers.

Immigrato negli States, il figlio di Veronica Miller e Clinton Burrel decise di arruolarsi. Nei Marines. Vero che gli piaceva la musica e che il suo timbro baritonale ne facevano un canterino riconoscibilissimo a miglia di distanza, ma quale prospettiva di lavoro poteva avere, nel 1988, un ventenne giamaicano trapiantato a New York?

Arruolarsi. La rinuncia alla musica, e la scelta concreta di un lavoro possibile portarono Richard a diventare artigliere e soldato di prima classe in Arabia Saudita, dove partecipò alla Guerra del Golfo contro l'Iraq di Saddam Hussein. Shaggy era lì, a sparare, durante l'operazione Desert Storm. Sei mesi, da agosto '90 a febbraio '91, a sparare.

Richard interrompeva l'ansia, nei momenti di tensione, cantando, con la sua voce capace di scavare in profondità, raggiungendo anfratti impossibili.
Aveva rinunciato alla sua passione, ma non aveva perso l'energia.
Il rapper-soldato finisce il militare e inventa una canzone che oggi potremmo definire "petalosa": Boombastic, termine che deriva dal desueto "bombast" che, stando all'Oxford English Dictionary, indica un oggetto imbottito di cotone. In italiano Boombastic potrebbe essere tradotto con "morbidoso".
"Sono un amante morbidoso" canta Richard, e la Levis sceglie la sua canzone per la pubblicità dei propri jeans.
Il resto è storia nota dei nostri giorni. Cosa ha reso Richard un artista di successo? La rinuncia e l'energia. La capacità di dire no alla propria passione, la forza di mantenerla viva, la guerra nonostante.
A voi “Don’t make me wait”, con Sting.

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