"Avevo già la Luna e Urano nel Leone"
di Giuseppe Savà
C’è una canzone nella produzione di Franco Battiato, che più di ogni altra unisce l’apparente e disinvolta allegria a un senso di malinconia amara per una adolescenza incompiuta, che come una condanna mai scontata ritorna a bussare alla porta del protagonista.
E’ Cuccurucucu, romanzo musicale di formazione, in cui Battiato ripercorre suoni e atmosfere dell’età in cui scopriva il mondo, e l’innamoramento.
La canzone inizia con un incipit che arriva da lontano, una sorta di voce bianca, che apre e squarcia il silenzio del preludio: è quella di Giuni Russo.
L’originale Cuccurucucu è in verità canzone del 1954 di Tomas Mendez, che racconta dell’anima della donna amata che rivive in una colomba. Vi è in nuce il tema della reincarnazione che Battiato approfondirà in Caffè de la Paix: “fui donna o prete di campagna, un mercenario o un padre di famiglia?”.
L’affresco parte dagli anni adolescenziali: “Le serenate all’istituto Magistrale”.
Battiato ha fatto il liceo Scientifico, e il riferimento è con ogni probabilità biografico, come quando canta “per Carnevale suonavo sopra i carri in maschera”, dove i carri e il carnevale sono chiaramente quelli di Acireale, per lui nativo di Riposto. Ecco una foto d’epoca che lo ritrae a destra del fisarmonicista su un carro in maschera acese con la chitarra:

E tuttavia, poco conta che i riferimenti biografici siano veri. Sono di certo verosimili per Franco che prosegue: “Avevo già la Luna e Urano nel Leone”. La Luna è il segno della mutevolezza, Urano è segno dell’imprevisto, mentre il Leone è il segno della risolutezza, della dominanza. Potremmo tradurre questo distico in: “ero coerente nell’essere due volte incoerente, risoluto nell’essere due volte irresoluto”. E’ una doppia contraddizione.
La canzone prosegue e inanella citazioni di canzoni ascoltate al juke-box in quegli anni: “il mare nel cassetto”, “le mille bolle blu” di Mina per poi aggiungere: da quando sei andata via, non esisto più. Una auto citazione che racconta di un amore perduto, come quello di Tomas Mendez, che nella colomba immagina di trovare l’anima dell’amata. Si tratta in realtà di un brano inedito dei primi anni ‘70 depositato in SIAE (musica di Battiato-Cacciapaglia, testo di Battiato-Conz).
La frase sentenziosa “Il mondo è grigio il mondo è blu” è invece il successo di Eric Charden del 1968, proposto in italiano da Nicola Di Bari.
La canzone riprende e in maniera postmoderna miscela l’alto e il basso, l’aulico e il contemporaneo: “L’ira funesta dei profughi afghani, che dal confine si spostarono nell’Iran, Cantami o Diva dei pellerossa americani, le gesta erotiche di Squaw pelle di Luna”.
Qui Franco supera se stesso, citando l’Iliade, tradotta da Vincenzo Monti: “Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei”, e attualizzando la storia epica con la contemporaneità, sino a giocare con le gesta di Squaw, che non sono eroiche, ma erotiche.
Battiato cita un film: “La ragazza dalla pelle di luna” per la regia di Luigi Scattini, del 1972, interpretato da Zeudi Araya al suo debutto cinematografico.
Quindi, un taglio tematico netto: “le penne stilografiche, con l’inchiostro blu, la barba col rasoio elettrico non la faccio più”.
Un rifiuto della modernità, la negazione di quanto ha appena affermato, un ritorno al passato e un lamento: Cuccurucucu, per lei che è andata via.
La canzone si conclude con un crescendo rossiniano di citazioni di canzoni che hanno attraversato quell’adolescenza mai finita: Lady Madonna I can try (nella canzone dei Beatles la premessa al celebre verso è “I get by”, volutamente cambiato da Battiato in un più dubitativo “posso provare”), With A Little Help From My Friends ancora dei Beatles, Ruby Tuesday dei Rolling Stones, Come on baby let’s twist again di Chubby Checker, Once upon a time you dressed so fine ancora dei Rolling Stones, Like just a woman, in cui Battiato cita “Just Like A Woman” di Bob Dylan, il suo amico Mister Tamburino, ma la tradisce in “Like just a woman”, fino al conclusivo “Like A Rolling Stone”.
Cosa è Cuccurucucu? E’ forse la canzone più bella di Battiato, che vi invitiamo ad ascoltare nella sua versione più vera, contenuta nell’album Giubbe Rosse, registrata a Parigi nel 1988. Triste e malinconica, travestita d’allegria.
Nella foto al centro, il carnevale di Acireale. Battiato giovanissimo suona la chitarra. In copertina, Franco Battiato e Giuseppe Savà. In gallery, Franco Battiato bambino.
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