Cultura La voce del padrone

Cuccucurucu, l'allegra malinconia di Franco Battiato

"Avevo già la Luna e Urano nel Leone"

C'è una canzone nella produzione di Franco Battiato, che più di ogni altra unisce l'apparente e disinvolta allegria a un senso di malinconia amara per una adolescenza incompiuta, che come una condanna mai scontata ritorna a bussare alla porta del protagonista.
E' Cuccurucucu, romanzo musicale di formazione, in cui Battiato ripercorre suoni e atmosfere dell'età in cui scopriva il mondo, e l'innamoramento.

La canzone inizia con una incipit che arriva da lontano, una sorta di voce bianca, che apre e squarcia il silenzio del preludio.
Cuccurucucu è canzone del 1954 di Tomas Mendez, che racconta dell'anima della donna amata che rivive in una colomba. Vi è in nuce il tema della reincarnazione che Battiato approfondirà in Caffè de la Paix: "fui donna o prete di campagna, un mercenario o un padre di famiglia?".
L'affresco parte dagli anni adolescenziali: "Le serenate all'istituto Magistrale".
Battiato ha fatto il liceo Scientifico, e il riferimento è forse un finto biografico, come quando canta "per Carnevale suonavo sopra i carri in maschera", dove i carri e il carnevale sono chiaramente quelli di Acireale, per lui nativo di Riposto.
Poco conta che i riferimenti biografici siano veri. Sono di certo verosimili per Franco che prosegue: "Avevo già la Luna e Urano nel Leone". La Luna è il segno della mutevolezza, Urano è segno dell'imprevisto, mentre il Leone è il segno della risolutezza, della dominanza. Potremmo tradurre questo distico in: "ero coerente nell'essere due volte incoerente, risoluto nell'essere due volte irresoluto". E' una doppia contraddizione.
La canzone prosegue e inanella citazioni di canzoni ascoltate al juke-box in quegli anni: "il mare nel cassetto", "le mille bolle blu" di Mina per poi aggiungere: da quando sei andata via, non esisto più. Una non-citazione che racconta di un amore perduto, come quello di Tomas Mendez, che nella colomba immagina di trovare l'anima dell'amata.
"Il mondo è grigio il mondo è blu" è il successo di Eric Charden del 1968, proposto in italiano da Nicola Di Bari.
La canzone riprende e in maniera postmoderna miscela l'alto e il basso, l'aulico e il contemporaneo: "L'ira funesta dei profughi afghani, che dal confine si spostarono nell'Iran, Cantami a Diva dei pellerossa americani, le gesta erotiche di Squaw pelle di Luna".
Qui Franco supera se stesso, citando l'Iliade, tradotta da Vincenzo Monti: "Cantami, o Diva, del pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei", e attualizzando la storia epica con la contemporaneità, sino a giocare con le gesta di Squaw, che non sono eroiche, ma erotiche.
Battiato cita un film: "La ragazza dalla pelle di luna" per la regia di Luigi Scattini, del 1972, interpretato da Zeudi Araya al suo debutto cinematografico.
Quindi, un taglio tematico netto: "le penne stilografiche, con l'inchiostro blu, la barba col rasoio elettrico non la faccio più".
Un rifiuto della modernità, la negazione di quanto ha appena affermato, un ritorno al passato e un lamento: Cuccurucucu, per lei che è andata via.
La canzone si conclude con un crescendo rossiniano di citazioni di canzoni che hanno attraversato quell'adolescenza mai finita: Lady Madonna I can try (Nella canzone la premessa al celebre verso è "I get by", volutamente cambiato da Battiato in un più dubitativo "posso provare"), With A Little Help From My Friends dei Beatles, Ruby Tuesday dei Rolling Stones, Come on baby let's twist again, Once upon a time you dressed so fine, Mary Like just a woman, in cui Battiato cita "Just Like A Woman" di Bob Dylan, il suo amico Mister Tamburino, ma la tradisce in "Like just a woman", fino al conclusivo "Like A Rolling Stone".
Cosa è Cuccurucucu? E' forse la canzone più bella di Battiato, che vi invitiamo ad ascoltare nella sua versione più vera, contenuta nell'album Giubbe Rosse, registrata a Parigi nel 1988. Triste e malinconica, travestita d'allegria.