Lettere in redazione Ragusa

Quanto è difficile raggiungere Ragusa da Catania in bus!

Nel periodo pasquale

Ragusa - Gentile redazione,
Scrivo in merito a un episodio avvenuto oggi all'aeroporto di Catania e un disservizio che ha riguardato i viaggiatori ragusani.
Premetto che non scrivo per diffamare l'azienda in questione ma perché vorrei che iniziasse una seria riflessione su un tema di cui tutti parlano ma che nella pratica passa sempre in secondo piano: il turismo.

Verso le 16 arrivano numerosi voli dal nord Italia, il traffico aereo -come da previsioni- è denso, d'altronde è la settimana di Pasqua. Il primo pullman dell'Etna trasporti, l'unica che abbia la tratta Catania-Ragusa ovvero il monopolio (sulla strada dissestata che ben conosciamo, ma questa è un'altra storia), è quello delle 16,10 ma nonostante non sia ancora passato, in biglietteria si rifiutano di fare i biglietti perche "è già partito pieno da Catania, non ci sono posti, potete aspettare quello delle 17,10 ma non assicuriamo che la situazione sia diversa".

Quindi siamo bloccati a Catania non si sa per quanto tempo, finché non ci sarà un posto libero su qualche corsa. Chiediamo che venga chiamato un secondo pullman, si sa che sono giorni particolarmente affollati, ma in biglietteria rispondono che non è detto che lo mandino.

Alla fine il pullman (l'unico) arriva, ovviamente c'è la ressa per salire ma ce la facciamo. Qualcuno però resta in piedi, l'autista protesta perché non può viaggiare così, i passeggeri di troppo devono scendere, non c'è soluzione. La situazione si risolve solo grazie alla generosità dei viaggiatori con bambini che si offrono di farli sedere sulle loro ginocchia (per un viaggio di due ore e biglietto pagato a prezzo pieno) e liberare i posti per coloro che altrimenti avrebbero dovuto aspettare la corsa dell'ora successiva, sperando nella Divina Provvidenza o non si sa cosa.

A tutte le altre fermate lungo la corsa ci sono stati ovviamente passeggeri rimasti a terra: l'unica cortesia del'Etna trasporti, o meglio dell'autista, è stata fermarsi a spiegare la motivazione anziché tirar dritto indifferente.
Vergogna. Vergogna è l'unica cosa da dire. È grave anche per noi che in quest'ultima punta della Sicilia ci siamo nati ma ormai noi siamo rassegnati al punto che non ci sorprendiamo più, sorridendo tristi mentre ci ripetiamo "lo sa com'è, bentornati in Sicilia".
Sarebbe forse il caso che amministrazione e privati che nel turismo ci lavorano, però protestino: la prima impressione è quella che conta. Quella di Ragusa è questa, un luogo sperduto che non ha neanche i sevizi che nel 2019 sono ormai essenziali.