Sanità Catania

Neonatologia, il prof. Fabio Mosca: neonato e politiche sanitarie

L’intervista esclusiva di Ragusanews al presidente della Società italiana di Neonatologia

Catania - Catania ospiterà il XXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia (SIN) e primo Congresso della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SININF) “Il neonato al centro del futuro”, dal 25 al 27 settembre al Centro Congressi “Le Ciminiere”. Circa mille medici saranno a confronto sul tema del neonato.

Per l'occasione il presidente della Società italiana di Neonatologia, Prof.Fabio Mosca, ha rilasciato questa intervista a Ragusanews.com. 

“Il neonato al centro del futuro”. Perchè, non lo è mai stato?

Non in questo ultimo periodo. Mettere “Il neonato al centro del futuro” vuol dire metterlo al centro delle politiche economiche e sanitarie, a livello nazionale e locale, migliorando i livelli assistenziali per i neonati del nostro Paese, con particolare attenzione al riequilibrio dei differenziali geografici. E’ fondamentale anche sostenere le giovani coppie, i genitori e le famiglie, sotto ogni aspetto.

I tassi di mortalità neonatale nelle regioni del Sud sono del 39% superiori rispetto al Centro-Nord. Esiste un problema di disuguaglianza nelle cure neonatali in Italia? C’è davvero un gap di assistenza, cure, e strutture tra Nord e Sud?

Le cure neonatologiche e perinatali presentano numerose criticità. I dati CeDAP, pubblicati nel 2018, evidenziano marcate disuguaglianze che si ripercuotono sui livelli di salute fin dalla nascita svantaggiando in modo inaccettabile fasce rilevanti di popolazione, in particolare nelle regioni meridionali del Paese.

La prematurità è una malattia grave secondo il mondo scientifico?

Sì, la fragilità di questi neonati e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave.

Maternità e astensione dal lavoro. Congedo di paternità e nuovi ruoli sociali?

Il ruolo della donna è radicalmente cambiato rispetto al passato. Per questo occorre garantire, anche con il congedo di paternità, il giusto supporto affinchè i neonati possano essere seguiti adeguatamente nei primi mesi di vita. Bisogna mettere in campo innanzitutto tutte le risorse necessarie che permettano alle mamme di continuare ad allattare almeno per i primi sei mesi.

Allattamento al seno, vuol dire davvero vita più sana?

Sì, è così. Il latte materno protegge il neonato da numerose patologie dell’età pediatrica, quali le infezioni gastrointestinali e respiratorie, e gli assicura una vita più sana, non solo nell’infanzia ma anche in età adulta, aiutando a prevenire molte malattie degenerative e cardiovascolari. La scienza ci dice inoltre che l’allattamento materno riduce il numero di morti improvvise del lattante, le cosiddette morti in culla, addirittura del 73%. Ma allattare al seno fa bene anche alla mamma, che sarà meno soggetta ad emorragie e a depressione nel periodo del post-partum, al cancro del seno e dell’ovaio in seguito.