Cultura Seduto nell'Alfetta

Adriano Celentano, Geppo il folle e Che cosa ti farei. VIDEO

Claudia Mori impose alle ragazze, due mulatte e una bianca, calze contenitive pesantissime

Lui non balla, molleggia. Lui non cammina, ondeggia come le ali di un gabbiano.
La critica su Adriano si è sempre sbizzarrita a inquadrare il personaggio puntando l’accento sopra i silenzi, le movenze, le smorfie, i suoi sguardi, la sua etica da guru post nucleare, scommettendo sui suoi pochi sì e pure sui suoi tanti no, anche perché, quelli che scrivono per mestiere, non sono mai riusciti a ingabbiare le sue produzioni in un contesto musicale definito, certo.

Rock and roll, blues, funk, pop e musica leggera. Celentano è stato tutto questo, ma anche di più. Come poterlo rinchiudere in un unico, semplice, campo artistico? Se è difficile cavalcare le onde della sua lunghissima carriera di cantante, figuriamoci per quella del cinema, impossibile rincorrere la sua inarrestabile corsa da attore. Ogni film, anche di terz’ordine, per Adriano è stato comunque un successo. O vinceva al botteghino, oppure le colonne sonore dei suoi film stavano in classifica per un anno intero. Il risultato, sempre quello era.

C’è un film in particolare rimasto più nella memoria dei fan e della critica, che nelle registrazioni di cassa ritirate dalle biglietterie dei cinema: Geppo il Folle. Un film che a malapena riuscì a coprire i costi di produzione. Dicono che Celentano per quel film avrebbe avuto un budget di tre miliardi: un’enormità per gli anni settanta. E ne incassò solo ottocento. La verità, comunque, non la sapremo mai.

Geppo è stato un film voluto, scritto e diretto da Adriano Celentano. Uscito nel 1979, dopo 8 anni di gestazione, accadrà la stessa cosa con la storia di Gesù, Joan Lui, anch’esso scritto e diretto dal molleggiato nel 1985. Entrambi i film parlano di Lui, Adriano, per interposta persona e dietro la maschera narrativa dei personaggi.

Personaggi principali interpretati da lui, e da chi se no. Che Adriano Celentano fosse vanitoso, narciso, presuntuoso e spocchioso non dovevamo certamente attendere questo articolo per appurarlo. Ma con Geppo il Folle si è chiuso l’arco della sua vanagloria con un apice di un sesto acuto artistico sbaragliante. Un film autocelebrativo? Manco per scherzo dobbiamo dirlo.

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Geppo è un cantante che ha successo e che vuole andare in America per uscire fuori dai confini nazionali e cantare con Barbra Streisand. Per andare in America occorre saper parlare inglese. Per parlare la stessa lingua di John Wayne occorre studiare. A scuola s’innamora della sua professoressa di lingue, una bellissima Claudia Mori, e vissero tutti felici e contenti. Fine.

Ecco, il film è tutto lì. Adriano, insomma, nell’agiografia del “Folle” dice a tutta Italia che è il miglior cantante in circolazione e che può competere con i big a stelle e strisce. «È sì la storia di un cantante di successo, ma il protagonista potrebbe essere anche un metalmeccanico o un filosofo. Comunque Geppo è uno che ha un successo esagerato. È un idolo, trascinatore di folle. Da un tipo così può venire fuori di tutto...». Sono parole di Celentano, queste.

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Difficile credere che Adrian non pensasse in fondo anche un po’ a sé stesso, alla sua vita, al suo carattere e soprattutto al suo successo, che a quei tempi lo accompagnava ormai senza interruzione da oltre vent’anni. D’altronde l’identificazione tra Geppo e Adriano è pressoché totale: i personaggi che ruotano attorno a Geppo altri non sono che i componenti del Clan: dal grandissimo amico e produttore Miki Del Prete a Memo Dittongo, dal nipote Gino Santercole fino al batterista Gianni Dall’Aglio. Adriano si porta con sé sul set tutti i suoi amici più fidati, assegnando loro lo stesso ruolo che ricoprono anche nella vita. Così pure per la moglie, Claudia Mori. Il processo d’identificazione tra il protagonista del film e Adriano si compie quando per dare un’idea della “folla” che segue il Folle, la ripetizione è voluta, Celentano utilizza le immagini dei suoi concerti, girate l’anno prima negli stadi di mezza Italia.

Il ruolo di artista nazionale gli stava stretto. E la definizione più verosimile di Geppo, ovvero il suo alter ego la dà lo stesso Adriano: «Il protagonista del film, con la sua popolarità, mette in evidenza l’attuale mancanza di grossi personaggi nello spettacolo, l’assenza di vere superstar. Oggi ci sono divi fabbricati in sala di registrazione, ma i grandi come Elvis Presley sono un’altra cosa». Sono sempre parole del super divo dei molleggi. Ecco, lui, e solo lui, poteva competere con Elvis e serviva un film per dimostrarlo.

Prendere o lasciare, l’amore per Adriano Celentano in fondo è così: zero, oppure cento. Non esistono vie di comodo e di mezzo.

Nel film c’è una colonna sonora da paura. Era da poco uscito nelle sale cinematografiche di tutto il mondo il film “la febbre del sabato sera”, la cui musica ce la portiamo a zainetto giusto da 40 anni. Ecco la follia di Adriano. Competere con gli americani. Nella musica e nel cinema. E giù con archi, fiati e sessioni ritmiche impetuose per gli arrangiamenti dei brani che hanno fatto poi la fortuna del film e che, allo stesso tempo, hanno fatto saltare i doppini di rame del telefono di casa Del Prete: dopo l’uscita dell’album, mezzo mondo chiamò Miki, il sound della colonna sonora del film era veramente straordinario. Senza precedenti. L’album che ne venne fuori subito dopo l‘uscita del “Folle” nelle sale cinematografiche è uno dei dischi più dance di Celentano: sei titoli appena, ma lunghissimi. Tranne uno, tutti superano abbondantemente i cinque minuti; il primo, Geppo, con i suoi 9’39” è il brano più lungo mai inciso da Adriano. Ma il centro della dance godereccia e piaciona Miki del Prete lo raggiunge con “che cosa ti farei”. Disco music? Sì, italiana, però, in cui le parole cantate da Geppo tornano a essere dettate dalla mente di Adriano.

“Che cosa ti farei” è il brano dance per eccellenza, nei ritmi – tipicamente anni Settanta – nella melodia e persino nella durata. Un brano cantato in prima persona da un Geppo che nella voce e nelle danze assomiglia sempre più allo stesso Celentano. Qui occorrerebbe la faccina che sorride a chiudere il paragrafetto.

Per dire.

L’impronta dei nuovi autori e l’intuizione di Del Prete che suggerisce anche l’arrangiamento, si percepisce in ogni brano dell’album. Insomma, con “Geppo il Folle” in casa Celentano si respira un’atmosfera più internazionale, anche quando la musica dance fa spazio a un pezzo blues che ricorda molto i musical americani del periodo. In sottofondo, nella maggior parte dei brani, sembra esserci il tema de La febbre del sabato sera, oppure quello di Grease o ancora di Jesus Christ Superstar. Oppure le canzonette pop e disco degli Abba. O se volete i fiati e i violini del sound di Philadelphia. Melodie agili, molto orecchiabili – nonostante la lunghezza dei brani – che danno al disco un’identità e una forza tutta sua, e soprattutto nuova, facendo sì che tra tutte, questa sia senza dubbio la colonna sonora meglio riuscita e più commerciale di quelle incise negli anni a ridosso di tanti film.

Un’ultima nota: la copertina è disegnata da Adriano e fa parte delle tante autografate da lui.

Del film molti aneddoti.

In virtù di queste esigenze di copione, che avrebbero dovuto mostrare tutta la grandezza artistica di Geppo, Adriano fu “costretto” a esibirsi dal vivo in un concerto vero e proprio. Da notare il narcisismo del nostro. In questo caso, il processo di identificazione tra Geppo e Adriano viaggia al contrario: stavolta è l’Adriano acclamato dai suoi 50.000 fan (nel 1978 questi erano numeri da capogiro per un concerto) assiepati sull’erba dello stadio di Novara a prestare voce e movenze a Geppo il folle, in una sorta di simbiosi che lascia ben poco spazio ad altre interpretazioni.

Claudia Mori, alla vista delle deliziose ballerine sul set, quelle che dovevano poi accompagnare sul palco il suo amatissimo Adriano nelle riprese del concerto di Geppo allo stadio, impose alle ragazze, due mulatte e una bianca, calze contenitive pesantissime sotto i vestitini e gli shorts. Col caldo che tirava, in quel lontanissimo e afosissimo Luglio del 1978, che sudavano anche gli amplificatori, sicuro, non fu certamente una passeggiata girare quelle scene. Ma chi poteva mai contrastare le decisioni della moglie del comandante, che era pure regista e attore protagonista del film, e per di più, gelosissima?

I produttori erano comunque preoccupati, Adriano la faceva facile, sempre: come riempire lo stadio per girare una semplice scena di un film, a Luglio? Avrebbero dovuto pagare cinquantamila figuranti. Nel cinema funziona così. Ma per Adriano, no. Naturalmente nella finzione doveva essere Geppo a cantare, ma per far venire la gente dissero a tutti che a Novara cantava Celentano. Fece tappezzare la città di manifesti che annunciavano un suo concerto due mesi prima del ciak. Prezzi popolari: 4.000 lire. Sold out. E duecento milioni di incasso.

Folle, Adriano. Non solo Geppo.

Il video che vi presentiamo è stato restaurato dal film Geppo Il Folle con audio originale. Ho riascoltato la canzone una settimana fa, un flashback che ancora stenta a svanire, e mi sono trovato catapultato nel 1979, seduto nell’alfetta di mio padre con lo stereo a palla.